A

  • ABS – acrilonitrile butadiene stirene
    Copolimeri dello stirene caratterizzati dalla possibilità di variarne le proprietà attraverso la modifica del rapporto quantitativo fra i tre monomeri. Sono largamente usati nell’industria nautica, automobilistica e nei profilati per edilizia.
  • Abaco
    Parte superiore del capitello avente funzione di raccordo con l'architrave o l'imposta dell'arco. Nell'ordine dorico e corinzio ha forma di parallelepipedo liscio, a pianta quadrata o rettangolare se insiste su una semicolonna. Nell'ordine corinzio è mistilineo, con quattro facce concave decorate, al centro, da una rosetta o da altri motivi geometrici o floreali.
  • Abbacinato
    Il termine “abbacinato” definisce la perdita di lucentezza e colore, talvolta riscontrabile nel marmo, nei manufatti lapidei ecc.
  • Abbattimento
    Nella tecnologia chimica ed industriale il termine definisce la depurazione degli effluenti gassosi preliminarmente all’emissione nell’ambiente.
  • Abrams
    Duff A. Abrams (1880, Illinois, - 1965, New York), noto ricercatore americano nel campo della composizione e proprietà del calcestruzzo. Ha sviluppato i metodi di base per testare le caratteristiche di cemento ancora in uso oggi. A titolo di esempio, si rammenta il “cono di Abrams” per la determinazione della consistenza del calcestruzzo fresco, l’individuazione della relazione diretta fra il diametro massimo degli aggregati e la resistenza a compressione del calcestruzzo, a parità di contenuto di cemento, ecc
  • Abrasione
    il termine “abrasione”, deriva dal latino abradere (participio passato abrasus), che significa raschiare da, e definisce sia un particolare tipo di usura determinato dalla sollecitazione meccanica comportante l’asportazione superficiale di materiale, a seguito di ripetute azioni di attrito, che la progressiva degradazione della superfici per logoramento ed erosione. E' inoltre utilizzato per definire un’operazione compiuta per realizzare particolari lavorazioni meccaniche. L’abrasione si può verificare anche attraverso il contatto tra un solido e gli agenti atmosferici quali il vento o il passaggio di acqua nonché attraverso l’azione distruttiva del mare sulle coste. In altri termini, l'abrasione è il tipo di usura che si verifica quando un oggetto solido viene investito e/o sollecitato da particelle dure provenienti da un corpo con una durezza uguale o superiore a quella dell'oggetto preso in considerazione. La durezza può essere valutata attraverso la Scala di Mohs. La resistenza alle sollecitazione di abrasione riveste particolare importanza all’estradosso delle pavimentazioni di calcestruzzo ad uso industriale così come nelle strutture idrauliche soggette al contatto con materiali di trascinamento. La norma UNI 89821 : “Durabilità delle opere e manufatti di calcestruzzo” contempla l’abrasione, l’erosione e la cavitazione fra le cause meccaniche di azioni aggressive nei confronti delle opere e dei manufatti in calcestruzzo. Fra i prodotti Azichem preposti a contrastare l’abrasione, con particolare riferimento alle pavimentazioni in calcestruzzo si richiamano lo spolvero indurente FLOOR VULKAN, l’indurente chimico QL FLUOSIL, lo stagionante indurente QL NANO LITHIUM. Vedere le voci di riferimento nella lettera corrispondente per: usura, attrito, logoramento, Mohs scala di, resistenza all’abrasione, resistenza all’usura, cavitazione.
  • Abrasione (logoramento per abrasione)
    Il termine abrasione definisce sia la sollecitazione che il degrado di una superficie sottoposta ad attrito. L'erosione può essere considerata una forma di abrasione di una superficie,fluidi, mentre la cavitazione interviene quando si verifica una sollecitazione con flusso non lineare a velocità superiori a 12 metri/secondo A titolo di esempio le pavimentazioni in calcestruzzo sono soggette a sollecitazioni di abrasione per attrito che sono all'origine del logoramento per usura delle superfici mentre, nelle strutture idrauliche, l'azione dell’acqua e dei materiali abrasivi trasportati, porta a processi di erosione. Quando le opere idrauliche sono sottoposte alle bolle vorticanti, in grado di generare i flussi non lineari sopra accennati, la sollecitazione che ne deriva è la cavitazione. (vede-re i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Abrasivo
    Materiale e/o sostanza, naturale o artificiale, atto, per la durezza e/o la forma delle particelle, ad incidere, erodere e provocare abrasione per attrito. Gli abrasivi naturali più noti sono il quarzo, il corindone, la silice, la pomice, l'arenaria, il diamante, lo smeriglio, il granato ecc. mentre gli abrasivi artificiali comprendono gli altri, gli ossidi di alluminio, di cromo, di ferro, l'azoturo di boro, il carburo di silicio, detto anche carborundum, il vetro, il carburo di boro, ecc.
  • Abside
    Struttura architettonica a pianta semicircolare ricoperta da una volta a calotta semisferica detta catino è l’elemento tipico dell’architettura romana, usata talora in funzione analoga alla nicchia, ma soprattutto come soluzione terminale delle basiliche. Nella costruzione delle chiese cristiane l’abside può costituire lo sfondo della navata e dell’altare, così come può essere ripetuta, aprendosi radialmente attorno alla cupola dominante al centro dell’edificio.
  • Acanto
    Pianta erbacea con larghe foglie presa a modello nell'antichità per ornare il càlato del capitello corinzio e composito. Può comparire anche nei bassorilievi dei fregi continui, in forma stilizzata e di viticcio.
  • Acanto architettura
    Motivo decorativo frequentemente presente negli elementi architettonici e decorativi quali il capitello corinzio, quello composito, in lesene, pilastri, fregi e acroteri, derivante dalla omonima pianta erbacea a grandi foglie turgide.
  • Accavallamento delle pitture
    Nell'applicazione di una mano di pittura non è infrequente che si proceda alla tinteggiatura applicando del prodotto fresco su quello a fianco accostato già asciutto, si creano in tal modo delle zone, a fasce più o meno regolari, dove invece di una mano o di due mani, ve ne sono rispettivamente due o quattro. Ciò può creare dei difetti estetici poiché in corrispondenza di queste fasce di “accavallamento” aumenta la copertura rispetto alle altre zone, aumenta il gloss, il colore appare più intenso, mentre prodotti a base di calce o di silicati possono addirittura cambiare colore.
  • Accelerogramma
    Diagramma che, in funzione del tempo, rappresenta le accelerazioni in tre direzioni tra loro perpendicolari. Vengono usati in analisi sismiche non lineari di strutture per avere una storia temporale del comportamento sotto azione sismica di tali strutture.
  • Accensione temperatura di
    E’ la temperatura alla quale una sostanza combustibile prende fuoco; al di sotto di tale temperatura la sostanza in esame non può accendersi.
  • Acciai austenitici
    Acciai inox caratterizzati dalla accentuata capacità paramagnetica (vedere la voce paramagneticità), peraltro presente anche nei normali acciai inox, di assumere l’intensità ed il verso del campo magnetico nel quale sono immersi. Sono consigliati per la realizzazione di strutture in ambito bioedile, poiché la loro paramagneticità esclude interferenze in ordine al campo radioattivo naturale, evitando il formarsi di gabbie di Faraday, mentre le eccellenti proprietà meccaniche che sono in grado di fornire, li rendono adatti ad assolvere le funzioni strutturali normalmente affidate agli acciai ordinari (ferromagnetici).
  • Acciai diamagnetici
    Vedere acciai austenitici: lettera A.
  • Acciai ferromagnetici
    Gli acciai comuni sono caratterizzati da proprietà “ferromagnetiche” Vedere le voci “Acciai” alla lettera A e “Ferromagnetismo" alla lettera F.
  • Acciai inossidabili (inox)
    Acciai fortemente "alligati" destinati ad impieghi in cui è richiesta la resistenza alla corrosione e/o alla ossidazione. In genere si tratta di leghe contenenti principalmente cromo o cromo + nichel. L’aggiunta di cromo fornisce la resistenza alla corrosione mentre l’aggiunta di nichel consente il conseguimento di una struttura cristallina stabile anche a temperatura ambiente.
  • Acciai paramagnetici
    Vedere acciai austenitici: lettera A.
  • Acciaio armonico
    Acciaio con limite elastico elevato, caratteristica che permette di raggiungere tensioni di rottura elevatissime (fino a 2000 Newton per millimetro quadrato), normalmente utilizzato per imprimere la coazione di compressione sul calcestruzzo. L'acciaio armonico, reperibile in commercio in fili, barre, trecce ecc., viene utilizzato per la realizzazione dei trefoli, nelle strutture in cemento armato precompresso.
  • Acciaio, acciai
    Lega di ferro e carbonio prodotta allo stato fuso, con tenore di carbonio inferiore a 1,7 %, che può essere fucinata sia a caldo sia a freddo. Gli acciai vengono raggruppati in due categorie: acciai al carbonio e acciai speciali. Gli acciai al carbonio, con percentuali di silicio e manganese, si distinguono in extra-dolci (usati per ingranaggi, perni, ecc.), dolci (bulloneria, lamiera, ecc.), semiduri (barre per cemento armato, rotaie, ecc.), duri (canne per fucili, scalpelli, ecc.), extra-duri (strumenti agricoli, utensili vari, ecc.). Gli acciai speciali, o acciai legati, contengono oltre al ferro e al carbonio altri elementi chimici, quali nichel, cromo, vanadio, ecc., che ne migliorano le prestazioni meccaniche e tecnologiche. Sono acciai speciali gli acciai da costruzione, l’acciaio armonico e l’acciaio inossidabile. Le barre in acciaio utilizzate per produrre gli elementi dell'armatura sono normalmente in acciaio al carbonio, hanno una sezione circolare, con superficie esterna caratterizzata da particolari nervature preposte a migliorare l'aderenza della barra al calcestruzzo, dette zigrinature, Le barre così realizzate sono contraddistinte dal termine ad aderenza migliorata o nervate.
  • Acciottolato
    Pavimentazione stradale formata da uno strato di ciottoli, posati su un letto di sabbia con la dimensione maggiore perpendicolare al piano stradale. Fra i prodotti Azichem, preposti alla costruzione di acciottolati stabili, si richiama la micromalta GROUT MICROJ -S.
  • Acetato di polivinile
    Vedere polivinilacetato alla lettera P.
  • Acetato di vinile
    Vedere vinilacetato alla lettera V.
  • Acetilene
    L'acetilene è il più semplice degli alchini, idrocarburi con un triplo legame carbonio-carbonio. A temperatura e pressione standard è un gas incolore ed estremamente infiammabile. Ha una temperatura di autoaccensione di circa 20 °C. È un gas estremamente pericoloso perché può esplodere anche con inneschi minimi e per questo è normalmente diluito nell'acetone. La maggior parte dell'acetilene è utilizzata come intermedio di sintesi di altri composti; circa il 20% della produzione annua di acetilene è usato per saldatura e taglio dei metalli (ossiacetilene), dato che la sua combustione con l'ossigeno produce una fiamma la cui temperatura arriva a circa 3300 °C. L'acetilene è anche usato nella lavorazione dell'acciaio. Data l'estrema facilità con cui brucia ed esplode, nonché l'elevata energia liberata dalle sue esplosioni, l'acetilene va manipolato con estrema cautela.
  • Acetone
    Composto organico di formula (CH3COCH3) è il più semplice dei chetoni alifatici (lettera C). Si presenta in forma liquida, incolore, estremamente volatile ed infiammabile, di odore pungente e sgradevole. Derivato dalla distillazione del legno o dalla decomposizione dell’acetato di calcio è largamente utilizzato, come solvente, nell’industria delle vernici. È irritante e narcotizzante per le mucose e deve essere utilizzato con prudente attenzione.
  • Acidi grassi
    Acidi organici, carbossilici caratterizzati da un numero pari (e non inferiore a quattro) di atomi di carbonio. Possono essere insaturi o saturi a seconda che la catena degli atomi di carbonio contenga o meno doppi legami.
  • Acido
    Gli acidi sono sostanze che si ionizzano in acqua formando i caratteristici ioni H3O+. Il pH delle soluzioni acide è sempre inferiore a 7. Più in generale sono dette acide le specie chimiche che cedono protoni ad un’altra specie chimica, definita base. In altri termini, qualsiasi sostanza che sia in grado di legare a sé specie chimiche, privandole di uno o più elettroni, così come qualsiasi composto in grado di rilasciare uno o più protoni quando disciolto in una soluzione appartiene alla specie chimica degli acidi. Alcuni acidi, specie di tipo organico, possono apportare sostanziali e positive modificazioni alla reologia dei sistemi cementizi, come nel caso dell’acido tartarico, mentre altri acidi debbono essere valutati per l’aggressività, in varia qualità e misura, nei confronti dei materiali edili, ivi compreso il calcestruzzo. Alcuni esempi di seguito riportati ne illustrano gli aspetti aggressivi. Per quanto attiene le possibili misure di protezione, nei confronti dell’attacco acido, consultare i documenti ACI 515.2R-13: “Guide to Selecting Protective Treatments for Concrete” by ACI Committee 515 e “Calcestruzzo ed agenti chimici aggressivi” del Dicembre 2013, in www.azichem.com.
  • Acido acetico
    Composto organico della serie degli acidi carbossilici alifatici che si presenta in forma di liquido incolore, di odore pungente. Costituisce il reagente usato per la produzione di composti chimici quali l’acetato di vinile, l’anidride acetica, gli esteri acetici, nonché nell'industria farmaceutica come acido acetilsalicilico è altresì correlabile con la fermentazione di materie organiche, della birra, del vino, ecc. Porta alla formazione di acetato di calcio solubile, sviluppando una considerevole azione aggressiva nei confronti dei composti a base di leganti idraulici.
  • Acido acrilico
    Acido organico, liquido, di odore pungente, ottenuto per ossidazione diretta di propilene, utilizzato nella produzione di resine acriliche e dei poliacrilati. Può comportare rischi per l’ambiente acquatico.
  • Acido benzoico
    Acido carbossilico della serie aromatica, solido, bianco, cristallino, facilmente solubile in acqua ed in alcol, usato come conservante nelle produzioni alimentari (E 210), nella farmacopea e nella produzione di pitture naturali.
  • Acido borico
    Acido inorganico disponibile in forma di cristalli trasparenti, molto diffuso nelle aree boracifere toscane, utilizzato come trattamento antifiamma di materiali lignei. In soluzione possiede moderate proprietà antisettiche. Praticamente innocuo per la salute.
  • Acido carbonico
    Correlabile con la fermentazione di materie organiche ed industriali, nonché con le soluzioni acquose dell’anidride carbonica atmosferica o industriale. L'acido carbonico, ove presente in concentrazioni elevate determina la formazione di bicarbonati solubili in grado di penetrare il calcestruzzo con effetti disgregativi. (vedere bicarbonato di calcio alla lettera B).
  • Acido cianidrico o acido prussico
    Acido inorganico, liquido, incolore, dal caratteristico odore di mandorle amare, molto volatile, solubile in acqua, estremamente tossico (velenoso), utilizzato nella produzione di materie plastiche e insetticidi.
  • Acido cloridrico
    Largamente usato nell’industria chimica per la produzione di composti sia organici che inorganici quali il cloro, numerosi sali, il cloruro di vinile, i poliuretani, nonché nel decapaggio dell’acciaio e nelle pulizie industriali in genere. Unitamente all’acido nitrico, l'acido cloridrico, è inoltre alla base dell’acidità delle precipitazioni (piogge acide). È un acido particolarmente aggressivo: dissolve la calce del cemento portando alla formazione di cloruri facilmente solubili ed attacca, per decomposizione, i silicati, gli alluminati, ecc. (vedere piogge acide alla lettera P).
  • Acido fluoridrico
    Ottenuto industrialmente per azione dell'acido solforico sui fluoruri minerali come ad esempio la fluorite, la criolite o la fluorapatite, ad una temperatura intorno ai 250 °C, l'acido fluoridrico è la materia prima per produrre fluoro per elettrolisi ed è inoltre largamente usato nella sintesi di monomeri fluorurati come il tetrafluoroetene, nella produzione di alluminio, ecc. Data la sua capacità di sciogliere quasi tutti gli ossidi, trova impiego anche per rimuovere tracce di ossidi dalle superfici metalliche (ad esempio la pulizia del silicio nell'industria dei semiconduttori), nella produzione di lampadine smerigliate, nella marcatura di manufatti in vetro e come agente di decapaggio nell'industria siderurgica. È particolarmente aggressivo nei confronti dei conglomerati cementizi poiché dissolve rapidamente la silice.
  • Acido formico
    Utilizzato come agente conservante, antibatterico ed antifermentativo, specie nei mangimi per animali d'allevamento, è caratterizzato da una moderata aggressività nei confronti delle strutture in calcestruzzo.
  • Acido ftalico
    Acido carbossilico della serie aromatica derivato dal benzene. Alcuni suoi composti, come gli ftalati e le resine gliceroftaliche trovano largo impiego nella preparazione di resine sintetiche e coloranti.
  • Acido lattico
    Viene utilizzato come conservante, acidificante, aromatizzante e antibatterico in numerosi processi alimentari, come ad esempio la produzione di dolci, pane e pasticceria, bibite, salse, sorbetti, prodotti caseari, birra, marmellate, confetture, maionese e altri cibi, spesso in unione con altri additivi alimentari. Più recentemente ha trovato impiego anche per la disinfezione delle confezioni destinate a ospitare carni, in particolare pesci, in cui l’addizione di soluzioni acquose di acido lattico, durante il processo di confezionamento, aumenta la durata di conservazione. Nei confronti dei conglomerati cementizi l’acido lattico è particolarmente aggressivo, poiché porta alla formazione di lattati di calcio insolubili che cristallizzano all’interno dei conglomerati stessi disgregandoli.
  • Acido muriatico
    Nome commerciale dell’acido cloridrico.
  • Acido nitrico
    E' un acido minerale forte ed un forte agente ossidante, largamente utilizzato nell'industria per la sintesi del nitrato di ammonio per la produzione di fertilizzanti, e, in metallurgia, nella raffinazione dei metalli, data la sua capacità di reagire con la maggior parte di essi. Unitamente all’acido solforico è inoltre alla base dell’acidità delle precipitazioni (piogge acide). L'acido nitrico è particolarmente aggressivo nei confronti dei materiali edili e dei conglomerati con leganti idraulici: dissolve la calce del cemento portando alla formazione di cloruri facilmente solubili, attacca, per decomposizione, i silicati, gli alluminati, ecc.
  • Acido tannico
    Largamente impiegato nell’industria conciaria l’acido tannico è un acido particolarmente aggressivo: attacca i conglomerati cementizi attraverso la formazione di sali di calcio insolubili con meccanismi aggressivi assimilabili, seppure con azione più ridotta, a quelli dell’acido lattico.
  • Acido tartarico
    Acido organico cristallino bianco, presente naturalmente in molte piante, specialmente nell'uva e nel tamarindo, oltre che in altri frutti, agevolmente reperibile nel vino. E’ noto sin dall’antichità che, durante la fermentazione del vino, cristalli di potassio ditartrato (tartaro) si formavano sulle pareti delle botti o si depositavano sotto forma di sottili sedimenti. Ancora oggi, l’unica materia prima utilizzata nella moderna produzione industriale dell’acido tartarico naturale è il tartrato di calcio ottenuto dalla riduzione dei sottoprodotti dell’industria vinicola. Nei primi anni 80, del secolo scorso, in Germania, è stata individuata una peculiare proprietà, ritardante ed equilibrante dell’acido tartarico nei processi di indurimento del gesso e dei sistemi cementizi, definita in un “modello osmotico” ancora estremamente attuale. Il contributo osmotico dell'acido tartarico caratterizza i prodotti Azichem OSMOCEM N, OSMOCEM D, OSMOCEM MR, OSMOCEM RD, OSMOCEM FLEX, OSMOCEM AC ed altri..
  • Acido umico
    Gli acidi umici sono sostanze naturali che si formano a seguito della biodegradazione microbica di materia organica vegetale e/o animale. Non esplicano un’attività aggressiva diretta, nei confronti dei conglomerati cementizi induriti mentre possono modificare sostanzialmente le prestazioni dei sistemi cementizi freschi: percentuali inferiori all’1% possono determinare cadute di resistenza anche superiori al 50%. Le caratteristiche dei derivati umici, opportunamente orientate ed equilibrate, sono utilizzate nella tecnologia Azichem per la produzione del ritardante di presa superficiale PRERIT.
  • Acqua
    L’acqua è una particolare sostanza formata da idrogeno e ossigeno che, con il variare della temperatura e della pressione, può trovarsi sotto forma solida, liquida o gassosa. Le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua ne determinano l’elevatissima stabilità strutturale: per ottenere la completa dissociazione della molecola d’acqua, in singoli atomi (2 di idrogeno ed 1 di ossigeno) sono necessarie temperature superiori a 3.000°C. L’elevatissima stabilità dell’acqua è dovuta al fatto che nel legame covalente intramolecolare, che unisce gli elementi che compongono la sua molecola, gli elettroni messi in comune dall’idrogeno (1 x atomo, ovvero 2) e dall’ossigeno (6) per raggiungere la configurazione dell’ottetto stabile nell’ultimo orbitale, tendono a spostarsi verso l’atomo di ossigeno (che diviene così un centro elettrostatico negativo), mentre gli atomi di idrogeno assumono di conseguenza una valenza positiva, per esaltazione della carica dei loro protoni, non più completamente neutralizzati dai rispettivi elettroni. Ne consegue che, a causa della repulsione elettrostatica fra due cariche di segno uguale, a dispetto dell’attrazione esercitata dall’ossigeno, i due nuclei positivi degli atomi di idrogeno si respingono a tal punto da protendersi al di fuori del centro ideale della molecola dell’acqua, dando vita così a una struttura decisamente asimmetrica. In una molecola di acqua infatti, gli atomi di idrogeno non si dispongono linearmente e sullo stesso piano di quello dell’ossigeno (che pure tende ad attirarli), ma formano con esso un angolo di 105° circa. La molecola dell’acqua costituisce, quindi, un dipolo, poiché in essa coesistono due tipi di poli elettrostatici ed elettromagnetici attivi, uno negativo (formato dall’atomo di ossigeno localizzato nel centro della molecola) e uno positivo (formato da due aree positive corrispondenti alla dislocazione periferica dei due atomi di idrogeno). Da quanto esposto, deriva che due molecole di acqua possono attrarsi reciprocamente sfruttando le loro proprietà dipolari, dato che l’ossigeno (-) di una molecola può attrarre atomi di H (+) appartenenti ad altre molecole di acqua, per cui nel mezzo acquoso si forma una sorta di continuo concatenarsi di legami polari (detti anche legami idrogeno) intermolecolari. I legami idrogeno intermolecolari dell’acqua, tuttavia, non sono solo costituiti da semplici cariche opposte che si attraggono dato che, quando un atomo di idrogeno si avvicina ad un atomo di ossigeno di un’altra molecola, due elettroni di ossigeno che, di volta in volta, non partecipano direttamente al legame covalente intramolecolare,vanno ad inserirsi temporaneamente nell’orbitale dell’idrogeno alieno, rendendo questi legami polari così forti da persistere quasi sino alla temperatura di ebollizione dell’acqua (100°C). Per ulteriori informazioni sull’acqua, nell’ambito dei materiali da costruzione, consultare il documento “ Acqua e Calcestruzzo una relazione complessa” del 26 Agosto 2015. in www.azichem.com
  • Acqua (proprietà strutturali)
    L’acqua è una particolare sostanza formata da idrogeno e ossigeno che, con il variare della temperatura e della pressione, può trovarsi sotto forma solida, liquida o gassosa. Le caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua le consentono una grande stabilità strutturale, tanto che per ottenere la completa dissociazione della sua molecola in singoli atomi (2 di H ed 1 di O) bisogna apportare temperature superiori a 3.000°C. L’elevata stabilità dell’acqua è dovuta al fatto che nel legame covalente intramolecolare che unisce gli elementi che compongono la sua molecola, gli elettroni messi in comune dall'idrogeno (1 x atomo, ovvero 2) e dall'ossigeno (6) per raggiungere la configurazione dell’ottetto stabile nell'ultimo orbitale, tendono a spostarsi verso l’atomo di ossigeno (che diviene così un centro elettrostatico negativo), mentre gli atomi di idrogeno assumono di conseguenza una valenza positiva, per esaltazione della carica dei loro protoni non più completamente neutralizzati dai rispettivi elettroni. Pertanto, a causa della repulsione elettrostatica fra due cariche di segno uguale, a dispetto dell’attrazione esercitata dall'ossigeno, i due nuclei positivi degli atomi di H si respingono a tal punto da protendersi al di fuori del centro ideale della molecola dell’acqua, dando vita così a una struttura decisamente asimmetrica. Infatti, in una molecola di acqua gli atomi di H non si dispongono linearmente e sullo stesso piano di quello dell’ossigeno (che pure tende ad attirarli verso di sé), ma formano con esso un angolo di 105° circa. La molecola dell’acqua costituisce, quindi, un dipolo dato in essa coesistono due tipi di poli elettrostatici ed elettromagnetici attivi, uno negativo (formato dall'atomo di ossigeno localizzato nel centro della molecola) e uno positivo (formato a sua volta da due aree positive corrispondenti alla dislocazione periferica dei due atomi di idrogeno).
  • Acqua come solvente universale
    L’acqua ha una proprietà fisica estremamente importante: è un efficacissimo solvente, in grado di portare in soluzione un'enorme quantità di sostanze, allo stato liquido, allo stato solido o allo stato gassoso. L'immediata conseguenza di questa proprietà dell’acqua è l'impossibilità di trovare in natura acqua pura, intesa semplicemente come H2O. La sua struttura polare e la presenza del legame idrogeno fanno sì che essa riesca a portare in soluzione sia sostanze ioniche sia molecolari, e che, nei casi più difficili, possa avvalersi della proprietà di cambiare stato, liquido, solido e gassoso, con il variare delle condizioni di temperatura e pressione. L’attitudine “solvente” dell’acqua ne determina, da un lato la capacità di attaccare, presto o tardi, qualsiasi sostanza, materiali edili e conglomerati compresi e dall’altro l’estrema importanza del suo ruolo nella fisiologia degli esseri viventi e nella stessa conservazione della vita sulla terra.
  • Acqua d’impasto criteri di valutazione preliminare
    Generalmente l’esame dell’acqua si basa su una valutazione preliminare volta ad escludere la presenza di: inquinanti di natura organica possano rallentare la cinetica di idratazione con ripercussioni negative sui tempi di disarmo delle strutture; eventuali tensioattivi possano promuovere indesiderati inglobamenti di aria nel calcestruzzo con conseguenti abbattimenti delle resistenze; tracce di olio o di grasso che possano determinare sia un rallentamento dello sviluppo delle resistenze che una diminuzione dell’adesione all’interfaccia pasta-aggregato con gravi ed irrimediabili riduzioni delle prestazioni meccaniche; .la presenza di sostanze acide in grado di determinare forti ritardi dell’idratazione del cemento con conseguenze molto più dannose di quelle derivanti dall’eccesso di sostanze di natura organica. Ciò premesso è necessario controllare il contenuto di alcune sostanze “indesiderabili” che deve risultare inferiore ai limiti riportati dalla norme. Per il cloruro, indipendentemente dal contenuto di questo ione nelle acque, deve essere rispettato il contenuto totale nel calcestruzzo in accordo con EN 206-1. Per il solfato, che potrebbe comportare la formazione di gesso ed ettringite secondaria (lettera E), con conseguente espansione e fessurazione del calcestruzzo. Per gli alcali, Il limite nel contenuto discende dalla necessità di limitare la presenza di questi ioni al fine di minimizzare il rischio della reazione alcali-aggregato (ASR). Il limite imposto per gli alcali deve essere valutato in termini relativi. A solo titolo di esempio, con un dosaggio medio di acqua di impasto di circa 180 Kg/m3, ammettere un tenore di alcali pari a 1500 mg/l equivale a introdurre nel calcestruzzo un contenuto ulteriore di alcali pari a 0.27 Kg di alcali che risulta marginale rispetto a quelli contenuti nel cemento.
  • Acqua d’impasto per calcestruzzi, betoncini e malte
    La qualità dell’acqua assume un ruolo chiave nel confezionamento del calcestruzzo delle malte e dei betoncini. L’impiego di acqua inidonea, infatti, potrebbe causare fenomeni di ritardo dei tempi di presa e/o di indurimento precoce e/o comportare decadimenti prestazionali e, nei casi più gravi, generare forme di degrado precoce delle strutture, mentre nei casi meno severi, possono verificarsi problemi di natura estetica sulla superficie dei manufatti. Per tutte le acque differenti da quelle potabili è necessario verificarne l’idoneità allo impiego, sulla base della norma UNI EN 1008 che fissa i requisiti di accettazione delle acque da utilizzare per il confezionamento di conglomerati cementizi.
  • Acqua ossigenata
    Detta anche perossido di idrogeno è un composto chimico di formula H2O2, incolore, vischioso, che solidifica a – 0,5° C e bolle a circa 150° C. La concentrazione delle soluzioni acquose di acqua ossigenata è espressa in base al volume di ossigeno che può svolgere decomponendosi (in acqua e ossigeno). La soluzione al 3%, di tipo commerciale e farmacologico è dotata di un moderato potere disinfettante e detergente.
  • Acqua potabile
    Acqua che possiede tutte le caratteristiche fisiche, organolettiche, chimiche e biologiche per essere utilizzata a scopo alimentare. Tali qualità sono definite dal D.P.R. n. 236 del 24/05/1988, in attuazione della Direttiva n. 80/778/CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano.
  • Acqua ragia
    Liquido noto anche come essenza di trementina (acqua ragia naturale), limpido , incolore, di odore penetrante caratteristico, che ingiallisce all'aria addensandosi. L’acqua ragia minerale, nota anche come “ragia minerale” è invece una miscela di idrocarburi separata per distillazione dal petrolio. Attualmente quest'ultima, grazie ai ridotti costi di produzione, ha soppiantato l’essenza di trementina in quasi tutte le sue utilizzazioni.
  • Acqua regia
    Gli alchimisti medioevali usavano un linguaggio pittoresco per indicare gli ingredienti con cui operavano. Per esempio i liquidi venivano considerati come particolari tipi di “aqua”, una soluzione, contenente elevate quantità di alcool, era definita “aqua ardens ” per il suo potere “bruciante”, mentre una soluzione con moderate quantità di alcool, per gli effetti inebrianti che provocava, veniva definita con il termine, tramandato sino a noi, di “aqua vitae”. Con la comparsa degli acidi organici, attorno al 1300, gli alchimisti si resero conto che l’acido nitrico, denominato “aqua fortis”, per la sua potenza, poteva “divorare” tutte le sostanze con cui veniva posto in contatto, con la sola eccezione dell’oro. Una diversa soluzione, ottenuta aggiungendo acido cloridrico o cloruro di ammonio all’acido nitrico, era però in grado di intaccare anche il “re” dei metalli, come veniva considerato l’oro. Da qui il nome di “aqua regia”
  • Acqua stechiometrica
    La stechiometria che indica in quali rapporti due o più sostanze reagiscono tra di loro, viene rappresentata attraverso coefficienti, detti appunto coefficienti stechiometrici, che esprimono i rapporti molari con cui le sostanze coinvolte in una reazione reagiscono. Il calcolo stechiometrico permette di determinare le quantità di reagenti e prodotti coinvolti. In una pasta di cemento il contenuto teorico ottimale di acqua ai fini della resistenza, coincide con il rapporto stechiometrico dato da A/C = 0,28, e rappresenta la sola acqua necessaria all'idratazione del legante. Nella realtà tale contenuto di acqua non consente di idratare tutta la massa di cemento perché, trattandosi di un rapporto stechiometrico (e quindi un rapporto 1:1 tra particelle d'acqua e di cemento), non è garantisce il contatto di ogni granulo di cemento con ciascuna molecola d'acqua. Ne consegue che un rapporto A/C così ridotto determina miscele estremamente asciutte, sino ad avere l'aspetto di un terreno appena umido e quindi impossibili da lavorare. Si opera perciò con rapporti A/C moderatamente più elevati, con l’ausilio di agenti riduttori d’acqua o con superfluidificanti del tipo FLUID S, così come indicato dai protocolli Azichem.
  • Acqua/cemento rapporto
    Vedere Rapporto Acqua/Cemento (lettera R)
  • Acque di mare: aggressività
    Quando il calcestruzzo si trova a contatto con l'acqua di mare può subire una degradazione più o meno intensa a causa di numerosi fattori ambientali ed intrinseci. L'azione di questi fattori è spesso concomitante. Il deterioramento è causato da reazioni chimiche tra i composti della pasta di cemento e le sostanze disciolte nell'acqua di mare, dalla lisciviazione dei composti del cemento, dalla cristallizzazione dei sali nei pori del calcestruzzo, dai cicli di essiccazione e bagnamento e, in climi freddi, dai cicli di gelo e disgelo. A queste si deve aggiungere l'azione meccanica del moto ondoso. L'aggressione marina si manifesta prevalentemente con l'erosione ed il distacco di porzioni di calcestruzzo, mentre hanno minore evidenza gli effetti espansivi (UNI 8981-6).
  • Acque di riciclo come acqua d’impasto
    La norma UNI EN 1008 consente di utilizzare nel confezionamento del calcestruzzo le acque di riciclo delle centrali che producono il calcestruzzo stesso. Le acque reflue negli impianti di produzione del conglomerato provengono dal lavaggio delle autobetoniere e dalla pulizia dei piazzali e sono raccolte nelle vasche di stoccaggio. Esse vengono successivamente riutilizzate in ciclo chiuso per il lavaggio dei mezzi adibiti al trasporto e al pompaggio del conglomerato a fine giornata lavorativa, per la diluizione del calcestruzzo residuo prima dello scarico all’impianto di riciclo e, infine, una volta “chiarificate”, per l’ordinaria produzione del conglomerato cementizio. I sistemi per il recupero dei reflui e dei residui solidi sono di due tipi: con separatore elicoidale oppure con vasca provvista di agitatore.
  • Acque dilavanti (UNI 8981)
    Le acque dilavanti sono costituite da acque molto pure, cioè con un basso contenuto salino e da acque contenenti anidride carbonica aggressiva; acque dilavanti tipiche sono quelle dei bacini montani che raccolgono le acque dei ghiacciai e che spesso vengono in contatto con opere di sbarramento di calcestruzzo, con condotte di calcestruzzo, pile di ponti, ecc. Anche talune acque di ricupero industriale esercitano azioni di questo tipo. L’aggressione provoca inizialmente la dissoluzione e il dilavamento della calce libera presente nel cemento idratato, ed in un secondo tempo causa asportazione della calce resa disponibile dall’azione idrolitica dell’acqua sugli altri composti idrati di cemento. La presenza nelle acque pure di anidride carbonica libera proveniente dall’atmosfera può aumentare il loro potere solvente ed idrolitico. L'aggressività di un’acqua dilavante aumenta in genere con il diminuire della durezza temporanea, del pH e con l'aumentare del tenore di anidride carbonica aggressiva. Accelerano il dilavamento del calcestruzzo anche alcuni parametri fisici quali per esempio la temperatura, la possibilità di ricambio, la velocità dell’acqua. Tali fattori fisici possono modificare sostanzialmente l'azione aggressiva dovuta alla composizione dell'acqua ed accelerare o rallentare, secondo i casi, il processo di deterioramento.
  • Acque dilavanti: aggressività
    L'aggressività di un’acqua dilavante aumenta in genere con il diminuire della durezza temporanea, del pH e con l'aumentare del tenore di anidride carbonica aggressiva. Accelerano il dilavamento del calcestruzzo anche alcuni parametri fisici quali per esempio la temperatura, la possibilità di ricambio, la velocità dell’acqua. Tali fattori fisici possono modificare sostanzialmente l'azione aggressiva dovuta alla composizione dell'acqua ed accelerare o rallentare, secondo i casi, il processo di deterioramento. La classe di aggressività dipende dal valore del pH oppure della concentrazione dell'anidride carbonica aggressiva (UNI 8981-3)
  • Acque pure
    Le acque pure, definite anche acque dilavanti, contemplate nella norma UNI 8981-3, sono costituite da acque con un basso contenuto salino e/o e da acque contenenti anidride carbonica aggressiva. Acque dilavanti tipiche sono quelle dei bacini montani che raccolgono le acque dei ghiacciai e che spesso vengono in contatto con opere di sbarramento di calcestruzzo, con condotte di calcestruzzo, pile di ponti, ecc. Anche talune acque di ricupero industriale esercitano azioni di questo tipo. L’aggressione provoca inizialmente la dissoluzione e il dilavamento della calce libera presente nel cemento idratato, ed in un secondo tempo causa l'asportazione della calce resa disponibile dall’azione idrolitica dell’acqua sugli altri composti idrati di cemento. La presenza nelle acque pure di anidride carbonica libera proveniente dall’atmosfera può aumentare il loro potere solvente ed idrolitico. La pluriennale esperienza Azichem nel ripristino e nella protezione di opere idrauliche di alta quota ha consentito la messa a punto di prodotti quali REPAR TIX HG, specificatamente formulati per il contatto con acque pure ed acque dilavanti.
  • Acque reflue urbane
    Acque reflue domestiche o miscuglio di acque reflue domestiche (acque nere), acque reflue industriali (assimilabili alle acque reflue urbane) e/o acque meteoriche di dilavamento (acque bianche).
  • Acquedotti romani
    Gli acquedotti romani, dei quali sopravvivono importanti testimonianze quali arcate, viadotti, canalizzazioni sopraelevate ed acquedotti ancora funzionanti, testimoniano la perfezione di una tecnica esperta e sofisticata. L’approvvigionamento idrico della Roma Imperiale era assicurato da undici acquedotti, mentre numerosissimi erano gli acquedotti che servivano le varie provincie dell’Impero. La tecnologia pozzolanica, delineata da Vitruvio, nel fondamentale trattato “De Architectura” (I° secolo a.c.), capitolo IV, libro II, ha certamente contribuito all’indiscutibile successo idraulico degli acquedotti romani e rappresenta, ancora oggi un importante indirizzo per la tecnologia dei filler a reazione pozzolanica Azichem quali MICROSIL 90 ed IDROSANA, nonché delle malte della serie GROUT, REPAR, OSMOCEM e SANAGEB, che ne utilizzano i principi funzionali.
  • Acquedotto
    Struttura muraria, esterna o interrata, per trasportare l’acqua da un luogo a un altro. Gli elementi che costituiscono un acquedotto moderno sono l’opera di presa, volta a raccogliere l’acqua da un luogo dove essa sia presente, la condotta adduttrice, che trasporta l’acqua dal luogo ove avviene il rifornimento al luogo ove viene utilizzata, il serbatoio, per immagazzinare l’acqua non immediatamente consumata e la rete di distribuzione. Nella “struttura” acquedotto, così come nelle strutture idrauliche in genere, i prodotti e le tecnologie Azichem trovano importanti applicazioni per costruire, impermeabilizzare, riparare, nonché per la manutenzione ordinaria e straordinaria.
  • Acroterio
    Piedistallo collocato agli angoli e al vertice del frontone.
  • Acroterio
    Piedistallo collocato agli angoli e al vertice del frontone.
  • Acustica
    Con il termine acustica si intende sia la parte della fisica che studia la generazione, la propagazione e la ricezione del suono che la proprietà di un ambiente di diffondere suoni senza alterarli.
  • Adamantano
    I filosofi greci favoleggiavano di un materiale tanto duro che nulla poteva scalfirlo o inciderlo, attribuendo a questa “mitica” sostanza il nome adamas, che significava indomabile. Nella pratica concreta il termine è stato poi utilizzato, nelle differenti lingue, per indicare il materiale più vicino, per caratteristiche e proprietà, a quello idealizzato dai greci, il diamante.
  • Additivi igienizzanti
    Agenti specifici usualmente aggiunti a pitture, stucchi, plastici ecc, sia per evitare la crescita di muffe e batteri all'interno del contenitore (preservante in barattolo) che dopo l'applicazione, in quest'ultimo caso viene detto ad igienizzante ad azione permanente.
  • Additivi superfluidificanti
    Additivi che, per la particolare composizione chimica non influenzano significativamente la tensione superficiale dell'acqua di impasto e risultano particolarmente adatti per risolvere i problemi di segregazione degli impasti. Per questo motivo possono essere usati anche ad alto dosaggio senza incorrere negli effetti negativi di inglobamento di aria e ritardo nella presa che si ottengono usando i normali additivi fluidificanti.
  • Additivi superfluidificanti (SML)
    Gli SML, altrimenti definiti “superfluidificanti a lungo mantenimento della durabilità”, sono additivi liquidi in grado di conferire una migliore dispersione, causata da un meccanismo di repulsione tra i granuli di cemento, sia di tipo elettrostatico, che di ingombro sterico. In questo modo la dispersione rimane più stabile nel tempo, permettendo una drastica riduzione della perdita di lavorabilità senza penalizzare le resistenze meccaniche anche alle brevi stagionature.
  • Additivo
    La norma UNI EN 206-1 “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” definisce gli additivi come materiali aggiunti in piccole quantità rispetto alla massa del cemento, durante il processo di miscelazione del calcestruzzo allo scopo di modificare le proprietà del calcestruzzo fresco o indurito. Gli additivi, peraltro impiegati anche nel confezionamento di malte e betoncini, possono essere sia in forma liquida che in polvere. I protocolli Azichem contemplano additivi, sia in polvere che in soluzione fra i quali si richiamano FLUID AIR, FLUID CABLE, FLUID COL, FLUID GROUT, FLUID RETARDER, FLUID S, FLUID SPEEDY, FLUID SPRITZ.
  • Addolcimento
    Trattamento consistente nella rimozione di ioni di metalli alcalini dall'acqua, per diminuirne la durezza. Vedere la voce durezza alla lettera D.
  • Adduzione, coefficiente di
    Grandezza della fisica termica che indica la quantità di calore che viene ceduta dall’aria ad una parete (o viceversa da una parete all’aria) nell’unità di tempo per unità di superficie, per ogni grado di differenza di temperatura e per gli insieme degli effetti di convezione e di irraggiamento. L’unità di misura è espressa in W/m2K. Nel calcolo termico si utilizzano due differenti coefficienti di adduzione: per il passaggio di calore dall'aria interna alla parete interna e per il passaggio di calore dalla parete esterna all’aria esterna, per la determinazione della trasmissione termica globale.
  • Adeguamento
    Si intende l'insieme dei provvedimenti necessari a rendere gli spazi costruiti, o di progetto, conformi ai requisiti del Decreto Ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989. (D.M.LL.PP. n. 236/89 e D.P.R. n. 503/96).
  • Adeguamento
    Insieme dei provvedimenti necessari a rendere gli spazi costruiti o di progetto conformi ai requisiti del Decreto Ministeriale n. 236 del 14 giugno 1989. (D.M.LL.PP. n. 236/89 e D.P.R. n. 503/96).
  • Adesione
    Nella terminologia fisica l'adesione è l'insieme dei fenomeni fisico-chimici che si producono nell'attrazione molecolare tra due materiali di natura differente posti a contatto. Mentre il termine "adesione" fa riferimento all'azione di attrazione tra molecole di tipo differente, il termine "coesione" fa riferimento all'azione di attrazione tra molecole di tipo uguale. Entrambe le forze hanno natura elettrostatica. Nel caso dell'acqua, per esempio, con il termine "coesione" si indica la capacità delle molecole d'acqua di aggregarsi in gocce (grazie ai legami idrogeno), mentre l'adesione indica la capacità delle gocce d'acqua di rimanere "attaccate" alla superficie verticale di un contenitore (ad esempio una bottiglia) senza scivolare via. Vedere la voce coesione alla lettera C.
  • Adesione meccanica
    Si realizza quando le forze interfacciali sono costituite da forze di agganciamento per compenetrazione ed è tipica nei materiali porosi. L’adesione meccanica è spesso integrata dall’adesione specifica.
  • Adesione osmotico - diffusiva
    Nei sistemi osmotici è presente anche un'adesione specifica, che si realizza attraverso i due processi coagenti, di diffusione e deposizione cristallina, spesso definita osmotica o diffusiva, dipendente dalla "capacità osmotica" del materiale e, in misura determinante, dal grado di preparazione delle superfici.
  • Adesione per diffusione
    Rappresenta una forma di adesione che si avvale tanto dell’adesione meccanica che dell’adesione specifica, integrate dalla tendenza all’equilibrio fra soluzioni di differente concentrazione poste a contatto. Nei prodotti Azichem OSMOCEM N, OSMOCEM D, OSMOCEM MR, OSMOCEM RD, OSMOCEM FLEX, OSMOCEM AC, le forme di adesione sopra citate sono ulteriormente rafforzate da fenomeni di deposizione cristallina.
  • Adesione specifica
    Si realizza quando le forze interfacciali sono caratterizzate da forze di valenza primaria o secondaria (legami ionici o polari). Nella maggior parte dei casi l’adesione specifica è integrata dall’azione meccanica.
  • Adesivi epossidici
    Vedere “collanti epossidici” alla lettera C.
  • Adesivi istantanei
    Vedere “collanti istantanei” alla lettera C.
  • Adesivi melamminici
    Vedere “collanti “melamminici” alla lettera C.
  • Adesivi naturali
    Vedere “collanti naturali” alla lettera C.
  • Adesivi poliesteri
    Vedere “collanti poliesteri” alla lettera C.
  • Adesivi poliuretanici
    Vedere “collanti poliuretanici” alla lettera C.
  • Adesivi strutturali
    Adesivi, a base di formulati polimerici di tipo epossidico, poliuretanico, acrilico, siliconico, ecc., in grado di sopportare sforzi meccanici elevati, sostituendo i tradizionali metodi di giunzione con notevoli vantaggi tecnologici ed operativi. Consentono di avere una distribuzione continua delle sollecitazioni nei punti di giunzione, ed anche una maggiore resistenza alle vibrazioni. Sono generalmente di tipo "bicomponente" poiché la polimerizzazione è data da una reazione con uno specifico indurente. I protocolli Azichem contemplano adesivi strutturali per differenti applicazioni quali SYNTECH RGS, specifico per riprese di getto strutturali fra conglomerati induriti e nuovi conglomerati, SYNTECH IC 55, per incollaggi ed iniezioni consolidanti, ecc. Vedere la voce riprese di getto alla lettera R.
  • Adesivo
    Definito anche con il termine "collante" è una sostanza idonea a tenere unite due superfici mediante adesione specifica e/o meccanica. Affinché un adesivo possa esercitare efficacemente la sua funzione deve essere posto nella condizione di “umettare” perfettamente il supporto sul quale viene applicato, portandosi in intimo contatto con le molecole del supporto stesso. Ne consegue che il supporto deve quindi essere esente, in superficie, da sostanze di differente natura così come da strati d’aria che debbono essere spostati dall’azione applicativa specificatamente orientata.
  • Adito
    Anticamente era la parte più recondita dei templi, riservata ai soli sacerdoti. Nella concezione della moderna architettura l'adito è la parte per la quale si entra sia in un edificio sia in una stanza. Nel linguaggio figurato la locuzione “dare adito a” assume il significato di “provocare, lasciar pensare, dare spazio al nascere di dubbi”.
  • Adobe
    Termine che indica i mattoni in terra cruda, caratteristici di tecniche costruttive mesopotamiche ed arabe. Nell’adobe i corpi murari sono realizzati in mattoni di terra cruda di dimensioni variabili, essiccati al sole.La terra, scelta secondo la sua consistenza e composizione, viene impastata con acqua e legata con fibre vegetali (in genere paglia sminuzzata).
  • Adsorbimento
    Processo in cui un materiale solido lega, fissandolo alla sua superficie, per via chimica o elettrostatica, delle specie chimiche (atomi, molecole o ioni) di un composto fluido (gas o liquido).
  • Adsorbimento
    Termine derivante dal latino adsorbere, composto dalla preposizione ad, a, e dal verbo sorbere, assorbire lentamente, bere a centellini) è un fenomeno chimico-fisico che consiste nell'accumulo di una o più sostanze fluide (liquide o gassose) sulla superficie di un condensato (solido o liquido). A titolo di esempio, una spugna, un pezzo di carta assorbente, ecc., sono in grado di sollevare picco-le quantità d’acqua a dispetto della forza di gravità, attraverso il fenomeno della capillarità.
  • Aerobico
    Termine indicante "in presenza di ossigeno" frequentemente riferito, per esempio, ai processi di decomposizione biologica (digestione) di sostanze organiche per opera di microrganismi "aerobi" che necessitano dell'aria per vivere.
  • Aerografo
    Pistola ad aria compressa usata per spruzzare vernice finemente polverizzata sulla superficie da verniciare. E' composta da una impugnatura con condotto dell'aria compressa, da uno spruzzatore con ugello e da un serbatoio o tazza per la vernice.
  • Aerosol
    Particolare tipo di colloide in cui un liquido o un solido sono dispersi in un gas. Il diametro delle particelle è normalmente compreso fra 10−9 m e 10−6 m, ma nel caso in cui vi siano moti turbolenti anche particelle di dimensioni maggiori possono essere incluse in un aerosol. Esempi tipici di aerosol naturali sono le nuvole, la nebbia (esteso e pesante addensamento di minuscole gocce d'acqua), la foschia (addensamento leggero di minuscole gocce d'acqua), il pulviscolo atmosferico, gli aerosol dei venti spiranti dal mare. Altri tipi di aerosol sono quelli prodotti dalle bombolette spray.
  • Aerosol marini
    I venti spiranti dal mare, trasportano particelle solide, fortemente abrasive ed i sali spruzzati nell’aria dalle onde, trasformati in “aerosol” nei quali è predominante la presenza di sali marini rappresentati, soprattutto dal cloruro di sodio. Questi sali che si depositano sulle superfici di calcestruzzo, stabilizzandosi nelle porosità, originano cristalli che si accrescono progressivamente, determinando stati sollecitativi in grado di indurre fessurazioni. Gli aerosol inoltre, contengono in larga misura gli aggressivi presenti nell’acqua di mare, con tutte le complicazioni interattive che ne conseguono. Per ulteriori informazioni consultare il documento “ Calcestruzzi in ambiente marino” del Maggio 2014, in www.azichem.com.
  • Affresco
    Tecnica storica di pittura murale. Sul muro veniva steso un intonaco grossolano e su questo uno più sottile, su cui veniva disegnata una traccia dell'opera con un solo colore. Su questa, a sua volta, veniva posto uno strato leggero, costituito di sabbia molto fine e calce. Su questo intonaco bagnato il pittore dipingeva con colori mescolati ad acqua. Per la necessità di dipingere su intonaco fresco, la porzione di muro da affrescare veniva preparata giorno per giorno. La tecnica dell’affresco richiedeva una pittura rapida e senza errori. I ritocchi venivano eseguiti a secco, usando colori a tempera. Ovviamente questa pittura a fresco diventava molto resistente.
  • Agenda 21
    Documento fondamentale approvato al Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992, contenente un programma che si propone di tradurre i presupposti dell'ambientalismo in azioni da attuarsi nei prossimi decenni (21 sta per ventunesimo secolo).
  • Agente ossidante
    Sostanza che acquista elettroni durante una reazione di ossido-riduzione. Nel corso della reazione l'agente ossidante si riduce; un forte agente ossidante, reagendo, diventa un debole agente riducente.
  • Agente riducente
    Sostanza che durante una reazione di ossido-riduzione forma con facilità ioni positivi; come è prevedibile in base alla bassa elettronegatività, i più attivi sono i metalli alcalini, seguiti da quelli alcalino-terrosi. Fra tutti gli elementi il cesio è il più forte agente riducente.
  • Agenti antropici (antropos)
    Intesi come causa di deperimento di un materiale, di un manufatto e/o di un’opera sono riconducibili all’azione diretta ed indiretta dell’uomo (antropos). Comprendono il traffico veicolare, il riscaldamento domestico, le industrie, le attività artigianali, le attività agricole, l'allevamento, e così via.
  • Agenti atmosferici
    Sono i componenti dell'atmosfera, con particolare riferimento all’ossigeno, all’anidride carbonica, all’umidità, alle radiazioni luminose ultra violette ecc., considerati come fattori di primaria importanza nei processi di disgregazione delle sostanze, dei materiali edili e delle strutture.
  • Agenti biodeteriogeni
    Sono essenzialmente rappresentati da muffe, muschi, alghe, funghi, licheni, batteri ecc. rappresentano un serio problema per la durabilità delle opere e per la salubrità degli edifici: attaccano la pietra consumandola per nutrirsi, la corrodono con i prodotti dei loro processi metabolici, danneggiano intonaci, rivestimenti, pitture ed affreschi causandone il distacco e lo sfogliamento, possono causare insidiose allergie ed originare infiltrazioni nelle coperture, ecc. Fra i prodotti Azichem proposti all'eliminazione degli agenti biodeteriogene segnaliamo CONSILEX ANTIMUFFA CLEANER per la pulizia rapida, superficiale e CONSILEX ANTIMUFFA REMOVER per l'asportazione in profondità.
  • Agenti biologici
    Intesi come causa di deperimento di un materiale, di un manufatto e/o di un’opera consistono, essenzialmente, nell’azione di specie biologiche (agenti biodeteriogeni) a contatto con il supporto, che può condurre anche ad alterazioni di tipo chimico o meccanico. Agli agenti biologici possono sommarsi cause di tipo antropico, conseguenti all’azione dell’uomo.
  • Agenti climatici e meteorologici (meteos)
    Intesi come causa di deperimento di un materiale, di un manufatto e/o di un’opera, consistono essenzialmente nella serie di cause legate all’acqua, all’irraggiamento solare, alle temperature elevate e rigide, all’inquinamento atmosferico ed al vento.
  • Agenti geologici (geos)
    Intesi come causa di deperimento di un materiale, di un manufatto e/o di un’opera consistono essenzialmente nella serie di cause legate a movimenti o cedimenti della base naturale di appoggio del manufatto, che determinano l'insorgere di uno stato di tensione differente dal preesistente, sino a generare, in alcuni punti, tensioni in grado di superare le caratteristiche di resistenza del materiale generando distacchi e rotture.
  • Aggetto
    Elemento architettonico o strutturale sporgente rispetto a un piano o allineamento di riferimento. E' definita aggetto o aggettante anche la sporgenza di una modanatura o di una cornice.
  • Aggetto
    Sporgenza di una modanatura, di una cornice o di una parte di un bassorilievo.
  • Aggiunta
    La norma UNI EN 206-1: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” definisce l’aggiunta come “Materiale finemente suddiviso usato nel calcestruzzo allo scopo di migliorare certe proprie-tà o di ottenere proprietà speciali”, considerando due tipi di aggiunte inorganiche: le aggiunte praticamente inerti (tipo I) e le aggiunte pozzolaniche o ad attività idraulica latente (tipo II). MICROSIL 90 ed IDROSANA di Azichem sono aggiunte di tipo II, caratterizzate da un’elevatissima reazione idraulica, di tipo pozzolanico, coniugate con valori di finezza dell’ordine di 18/20 metri quadri/grammo. Vedere le voci reazione pozzolanica, alla lettera R e finezza, alla lettera F.
  • Agglomerato
    Manufatto artificiale costituito da una massa compatta di materiali granulosi riuniti per compressione, con o senza l'intervento di sostanze leganti. Fra gli agglomerati di legno sono particolarmente diffusi prodotti in pannelli per rivestimenti di isolamento termico ed acustico, divisori in allestimenti provvisori ecc., mentre gli agglomerati di sughero sono generalmente utilizzati come rivestimenti.
  • Aggraffatura
    Unione di due lamiere fatta sovrapponendo i lembi e ripiegandoli doppiamente su sé stessi. L’operazione di chiusura è ottenuta con macchine che tramite rulli schiacciano i bordi ripiegati di due lamiere. E’ molto usata per tubi di lamiera sottile come quelli per grondaie, canne fumarie, e anche per scatolame metallico.
  • Aggrappante
    Materiali di diversa composizione chimica che vengono stesi e, in taluni casi lasciati asciugare sui supporti, prima di eseguire un nuovo rivestimento su una superficie muraria, al fine di creare uno strato ruvido e irregolare, in grado di agevolare l'adesione dello strato posato successivamente e favorire la coesione chimico-meccanica tra intonaci preesistenti e nuovi. I protocolli Azichem contemplano aggrappanti sia strutturali, quali SYNTECH RGS, specifico per riprese di getto fra conglomerati induriti e nuovi conglomerati, SYNTECH PAVISHEER, sempre utilizzabile per riprese di getto, a base di resine epossidiche in emulsione acquosa, unitamente agli aggrappanti in forma di lattice, BOND PLUS e BOND HG.
  • Aggregati
    La norma UNI EN 206.1 definisce gli aggregati come materiali minerali granulari, adatti per l'impiego nel calcestruzzo. Gli aggregati possono essere naturali, artificiali o riciclati da materiali precedentemente usati nella costruzione.
  • Aggregati pesanti
    Per ottenere i valori di densità caratteristici del calcestruzzi pesanti, nella costruzione di strutture ed edifici destinati alla protezione nei confronti della radioattività, quali rifugi antiatomici, stabilimenti e laboratori dell’industria nucleare, centri di medicina nucleare, ecc. è prescritto il ricorso a calcestruzzi caratterizzati da un elevato valore della densità, il più possibile esenti da insorgenze segregative e fessurative nelle fasi di posa in opera e stagionatura. Nella maggior parte dei casi lo scopo è conseguito integrando gli aggregati tradizionali con quantità variabili di specifici aggregati ad elevata densità, quali la Barite o Baritina (vedere lettera B), rappresentato da minerali di bario (solfati) con formula BaSO4 e densità relativa, in chilogrammi per metro cubo, di circa 4300 - 4500.
  • Agibilità
    Autorizzazione necessaria perché un edificio o una parte di edificio possano essere utilizzati. Il certificato di agibilità accerta la rispondenza al progetto approvato e alle norme igieniche. Con il certificato di agibilità il sindaco, o chi per esso, certifica che un edificio possiede i requisiti di sicurezza previsti dalla legge. La certificazione di agibilità è una dichiarazione formale e burocratica rilasciata dall'Ufficio tecnico del Comune dov'è situato il fabbricato, emessa dopo la fine dei lavori o delle opere di ristrutturazione, a seguito di un collaudo effettuato da un tecnico abilitato. Il conferimento del Certificato è disciplinato dagli articoli 24 – 26, Titolo III, del Testo Unico dell'Edilizia (d.p.r. 380/201).
  • Agibilità
    Autorizzazione necessaria perché un edificio, o una parte di edificio, possano essere utilizzati. Il certificato di agibilità accerta la rispondenza al progetto approvato e alle norme igieniche. Con il certificato di agibilità il sindaco, o chi per esso, certifica che un edificio possiede i requisiti di sicurezza previsti dalla legge. La certificazione di agibilità è rilasciata dall'Ufficio tecnico del Comune dove è situato il fabbricato, emessa al termine deii lavori o delle opere di ristrutturazione, a seguito di un collaudo effettuato da un tecnico abilitato. Il conferimento del Certificato è disciplinato dagli articoli. 24 – 26, Titolo III, del Testo Unico dell'Edilizia (d.p.r. 380/201).
  • Alabastro
    Nome di due diversi tipi di rocce sedimentarie di tipo evaporitico, una gessosa e meno pregiata, a base di solfato di calcio idrato e l’altra calcitica, a base di carbonato di calcio. L'aspetto dell'alabastro è simile al marmo ma più tenero e più trasparente. Le varietà più comuni sono l’alabastro bianco di Volterra, l’alabastro occhiuto, l’alabastro venato, l’alabastro cipollato. Il peculiare aspetto di trasparenza degli alabastri, così come la caratterizzazione di rocce evaporitiche, deriva dalla genesi che avviene per deposizione in ambienti sotterranei da acque particolarmente dure. L’assimilabilità al gesso o alla calcite, classifica gli alabastri fra le pietre tenere, facili a rigarsi.
  • Alcali nel cemento
    Costituenti minori del cemento, (0,4 – 1,5%) rappresentati soprattutto da ossidi di sodio e potassio che, nonostante la ridotta presenza quantitativa, possono rivestire un ruolo estremamente importante per la durabilità dei conglomerati cementizi e del calcestruzzo. Gli alcali infatti possono interagire con alcune forme di silice, amorfa o non perfettamente cristallizzata, dando luogo alla reazione alcali silice (vedere), altrimenti detta anche reazione ASR (Alkali-Silica Reaction), in grado di compromettere la funzionalità delle strutture sino a provocarne, in taluni casi, il collasso. Le esperienze in argomento, pur annoverando casi significativi nell'ambito propriamente strutturale, sono soprattutto riferibili alle pavimentazioni in calcestruzzo.
  • Alcali-silice reazione
    Perniciosa reazione fra gli alcali del cemento ed alcuni aggregati (alcune forme di silice amorfa o non perfettamente cristallizzata): Penetrando nel calcestruzzo l’acqua può attivare e/o alimentare la reazione alcali aggregati altrimenti definita con il termine (Alkali-Silica Reaction o ASR). Questa reazione, caratterizzata da processi fortemente espansivi e distruttivi, si innesca in presenza di aggregati di particolare composizione mineralogica e, per manifestarsi, è necessario il verificarsi concomitante della presenza di silice reattiva negli aggregati, di un elevato tenore di alcali in grado di reagire e di condizioni di saturazione con acqua del conglomerato. L’azione aggressiva viene esercitata nei confronti della pasta di cemento o matrice e degli aggregati e può compromettere la funzionalità delle strutture (specie nei pavimenti in calcestruzzo) sino a provocarne, in taluni casi, il collasso. I protocolli Azichem, volti alla prevenzione del fenomeno citato, prevedono, per i nuovi calcestruzzi, l’impiego di aggregati coerenti con la norma UNI 8981-8 e/o adeguati contenuti di microsilicati “silica fume” (MICROSIL 90), coadiuvati da specifici agenti superfluidificanti (FLUID S), la progettazione di calcestruzzi a rapporto acqua cemento non superiore a 0,45. Nel caso di calcestruzzi ordinari esistenti, l’adozione di misure di impregnazione con lo specifico protettivo Q.L. NANO LITHIUM, in grado di limitare o inibire la reazione alcali aggregati (Alkali-Silica Reaction o ASR). Consultare il documento “ Acqua e Calce-struzzo una reazione complessa” Agosto 2015, in www.azichem.com.
  • Alcalinità del calcestruzzo
    La capacità di un calcestruzzo di fissare l’anidride carbonica (CO2) è direttamente correlabile con l'alcalinità presente nella sua pasta cementizia ed è quindi linearmente correlabile alla quantità di cemento utilizzato. I differenti tipi di cemento e la presenza o meno di aggiunte di tipo pozzolanico, condizionano l’alcalinità della pasta di cemento. Nei cementi Portland, per esempio, circa il 64% del peso di cemento è costituito da CaO mentre nei cementi d'altoforno (con il 70% di scoria) la percentuale di CaO può scendere sino al 44%.
  • Alcalinità, alcalino
    Condizione elettrochimica di una soluzione o di una sostanza, caratterizzata da un pH maggiore di 7. L’alcalinità, che in termini estremamente semplificati rappresenta il contrario di acidità, esprime la quantità di sali, con proprietà alcaline disciolti nell'acqua e, funzionalmente, la capacità dell'acqua a "resistere" a cambiamenti indotti del suo pH. Viene determinata per titolazione utilizzando come indicatori, la fenolftaleina ed il metilarancio. L'alcalinità è generalmente conseguente alla presenza di ioni carbonati, carbonati acidi e ossidrili. La reazione alcalina (indicata anche come reazione basica) è riferita ad un liquido capace di far passare dal rosso al blu il colore di una cartina di tornasole, nel quale gli ioni ossidrili (OH-) sono in eccesso rispetto agli ioni idrogeno (H+). A titolo di semplice richiamo le reazioni caratteristiche dei cementi e dei leganti idraulici sono di tipo alcalino. Come ulteriore richiamo l’alcalinità del calcestruzzo rappresenta la condizione di protezione anticorrosiva delle armature, condizione che viene a cessare con la perdita di alcalinità.
  • Alcani, alcheni, alchini
    Gli alcani sono idrocarburi, cioè molecole composte solo di idrogeno e carbonio. Gli atomi di carbonio sono ibridati sp3 e di conseguenza tutti i legami sono di tipo σ. Gli alcheni sono idrocarburi insaturi, cioè contenenti uno o più doppi legami -C=C- (uno di tipo σ e uno di tipo π). I carboni recanti il doppio legame sono ibridati sp2, poiché legano tre gruppi ciascuno. Il doppio legame regola la reattività di queste molecole, ne è cioè il gruppo funzionale . A causa del doppio legame la formula molecolare è CnH2n, con n maggiore o uguale a 2. Gli alchini sono idrocarburi insaturi, caratterizzati da tripli legami carbonio-carbonio (uno di tipo σ e due di ti-po π). I carboni recanti il triplo legame sono ibridati sp, poiché legano due gruppi ciascuno. A causa del triplo legame la formula molecolare è CnH2n-2, con n maggiore o uguale a 2. Nei confronti del conglomerato cementizio armato alcani, alcheni ed alchini non esercita azioni aggressive di particolare rilievo anche se, nel caso di contatto prolungato e/o contenimento, possono essere richieste impregnazioni di protezione con sistemi a base di silicati del tipo CONSILEX SAN HG.
  • Alcol butilico
    Liquido limpido, incolore, buon solvente per grassi, oli, gomme, resine, cere, ecc.
  • Alcol denaturato
    Composto principalmente di alcool etilico, contiene additivi e coloranti che lo rendono non commestibile rappresenta un solvente utilizzabile per rimuovere la vernice a spirito e le macchie di cera, nonché per pulire avorio, porcellana, gioielleria, terraglia, specchi ecc. L'alcool denaturato è infiammabile e nocivo, quindi deve essere maneggiato e conservato con cura.
  • Alcol isobutilico
    Liquido limpido, incolore utilizzato come solvente per gli esteri della cellulosa, etilcellulosa, ed altri.
  • Alcol isopropilico
    Liquido limpido, incolore, con tenue odore caratteristico. Miscelabile con acqua e molti liquidi organici, utilizzato come solvente per pitture, oli naturali, tinture, ecc.
  • Alcol polivinilico
    Liquido ad alto peso molecolare, solubile in acqua, noto ed utilizzato per le considerevoli proprietà emulsionanti.
  • Alcool o alcol
    Premesso che la forma ormai più usata è “alcol”, il termine derivante dall’arabo al-kuhl, che indicava una polvere finissima usata dalle donne orientali per tingersi ciglia e sopracciglia, veniva utilizzato dagli alchimisti per indicare la materia ridotta in polvere finissima e volatile e quindi, per estensione, l’essenza stessa di quella materia. Paracelso nel secolo XVI chiamò lo spirito di vino alcohol vini. Di qui il significato attuale del termine alcol che designa composti chimici organici nelle cui molecole è presente il gruppo ossidrilico OH, legato a un atomo di carbonio di una catena alifatica. Per quanto attiene l’aggressività dei diversi tipi di alcol ed i possibili sistemi di protezione delle opere in calcestruzzo, consultare il rapporto ACI 515.2R-13: “Guide to Selecting Protective Treatments for Concrete by ACI Committee 515” ed il documento “Calcestruzzo ed agenti chimici aggressivi, del Dicembre 2013, in www.azichem.com
  • Alghe
    Limitando l’analisi alle alghe terrestri, che interessano prevalentemente le opere edili, le alghe sono organismi vegetali di dimensioni microscopiche, prevalentemente di tipo unicellulare, con tendenza ad aggregarsi, sino a formare colonie di numerosi individui collegati da sostanze mucillaginose o filamentose, caratterizzate da: colorazione variabile con il tipo di organismo, con la fase del ciclo di sviluppo, e con l’eventuale presenza di microrganismi eterotrofi. Pur necessitando della luce per la fotosintesi, date le ridotte dimensioni dei singoli individui e la “parete sottile” che li caratterizza, gli organismi costituenti le alghe sono sensibili ai raggi U.V. e, per questo motivo, privilegiano gli insediamenti su superfici riparate, si insediano e si sviluppano anche in presenza di limitate disponibilità di sostanze minerali, determinando la ritenzione dell’acqua e l’amplificazione delle instaurazioni umide. I prodotti del metabolismo algale sono aggressivi nei confronti dei tessuti minerali, facilitano l’impianto e lo sviluppo di microrganismi eterotrofi, nonché di funghi e licheni, possono penetrare nel tessuto murario, anche per alcuni millimetri, contribuendo ad aumentarne la porosità ed il distacco particellare. Durante i periodi di umidità ridotta ed elevata temperatura (periodo estivo), le alghe possono ridurre significativamente la loro presenza: la colonia algale si secca e “muore”, cambiando aspetto e colore, lasciando però tracce di resistenza, vitali per lunghi periodi, che, con l’intervenire di condizioni più favorevoli (autunno, inverno), sono in grado di dare origine a nuove colonie algali. Vedere il documento “Alghe: insediamento, bonifica e provvedimenti di protezione” del Marzo 2014, in www.azichem.com. I protocolli Azichem prevedono prodotti specifici quali CONSILEX ANTIMUFFA CLEANER e CONSILEX ANTIMUFFA REMOVER, per la rimozione e l’eliminazione di alghe, muffe e degli insediamenti biodeteriogeni in genere. (vedere “insediamenti biodeteriogeni” alla lettera I).
  • Alghe e licheni
    Sono microrganismi che privilegiano le aree piovose, umide, o costiere e lacustri. Per insediarsi e riprodursi necessitano di un’elevata umidità, di alte concentrazioni di anidride carbonica e della luce solare. Conferiscono colorazioni verdastre e/o bluastre alle superfici aggredite : prevalentemente quelle esposte a nord.
  • Alifatico
    Composto organico in cui gli atomi di carbonio sono collegati fra loro in catena aperta, lineare o ramificata, detta catena alifatica. È caratteristica degli idrocarburi.
  • Allergie
    Reazioni immunitarie dell'organismo in seguito a contatti con sostanze estranee, dette allergeni, in grado di provocare ipersensibilità di tipo patogeno. A titolo di esempio si richiamano i pollini, alcune proteine e numerosi composti chimici.
  • Allettamento
    Posa in opera di elementi di rivestimento, decorazione, o pavimentazione che vengono annegati in uno strato di sottofondo, costituito in genere una malta, chiamato letto.
  • Allineamento
    Linea da seguirsi nell'edificazione, quando si affaccia su spazi pubblici, o nella realizzazione di strade e infrastrutture a rete. E' stabilita dal Comune o da altri enti competenti nella trasformazione del territorio.
  • Allotropo
    Sostanza avente la medesima composizione chimica di un'altra ma con diversa struttura cristallina.
  • Allume
    Solfato doppio idrato di metalli monovalenti o trivalenti, presenti in natura come cristalli. L'allume più noto è il solfato di alluminio e potassio, utilizzato nella farmacopea classica per le sue spiccate proprietà emostatiche e, talvolta, in edilizia, secondo canoni peraltro in disuso, per il trattamento di supporti minerali da tinteggiare.
  • Alluminati
    Composti chimici contenenti gli anioni anfoteri dell’alluminio, sotto forma di ossidi, ottenuti dalla Bauxite, disponibili, in genere, sotto forma di polveri fini, utilizzati nella produzione del cemento e, come additivi dei conglomerati cementizi, per accelerarne l’indurimento e la solidificazione. Questa caratteristica reologica degli alluminati è positivamente utilizzata nei prodotti Azichem OSMOCEM QUICK, GROUT 447, REPAR TIX SPEEDY, ecc.
  • Alluminio
    Metallo duttile color argento estratto principalmente dai minerali di bauxite, caratterizzato da morbidezza, leggerezza e resistenza all'ossidazione, quest’ultima dovuta alla formazione di un sottilissimo strato di ossido che impedisce all'ossigeno di corrodere il metallo sottostante. L'alluminio puro, con modeste quantità di rame, magnesio, manganese, silicio ed altri elementi origina leghe con un’ampia gamma di proprietà utili nell’industria, nelle costruzioni ed in campo aeronautico ed aerospaziale.
  • Alluminio polvere di
    L'alluminio in polvere è un materiale combustibile, facilmente infiammabile all’aria che si ossida in maniera energica con calore sprigionato pari a 830 kJ. Per questo motivo la polvere di alluminio ha trovato uso persino nei propellenti solidi per i razzi (specie sotto forma di alluminio scuro detto anche alluminio pirotecnico). Per il medesimo motivo viene utilizzato nel processo di saldatura alluminotermica, mescolato con ossido di ferro per formare la termite. L’elevata reattività della polvere di alluminio con l’acqua, accompagnata dalla formazione di microbolle d'aria, che ne indirizza alcune applicazioni, nel contrasto del ritiro in fase plastica dei sistemi cementizi, trova applicazioni, strettamente controllate anche nelle malte della serie GROUT e REPAR di Azichem.
  • Allungamento a rottura
    Parametro indicante la duttilità del materiale, ovvero la capacità dello stesso di subire deformazioni anche profonde, prima di rompersi. L’allungamento a rottura è rappresentativo della duttilità del materiale. A causa della formazione di grandi deformazioni in una zona limitata in prossimità della rottura del provino per i fenomeni di strizione della sezione trasversale, l’allungamento unitario può dipendere dalla lunghezza iniziale. Normalmente, come lunghezza iniziale Lo, si considera una base nella parte centrale del provino circolare pari a 5 o 10 diametri. L’allungamento a rottura è inteso, in realtà, come allungamento dopo la rottura, e viene valutato riavvicinando i due spezzoni di provetta rotta e misurando la lunghezza finale della base Lo.
  • Allungamento meccanico
    Variazione di lunghezza di un corpo, in una direzione, determinata da una sollecitazione meccanica, rilevabile anche dopo rottura per deformazione plastica. Il riferimento corretto dell’allungamento deve essere posto in funzione di una lunghezza nota prima del trattamento.
  • Allungamento termico
    Vedere la voce dilatazione termica.
  • Alterazione
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi". E' rappresentata da una modificazione del materiale che non sempre implica un peggioramento delle sue caratteristiche sotto, il profilo conservativo. In Biologia: le alterazioni sono sempre causate dall'interazione biodeteriogeno substrato con sottrazione di elementi, azione di metaboliti sul substrato, ecc. Il termine perciò è da considerarsi sinonimo di degradazione. Vengono definite Alterazioni Atipiche quelle in cui tali caratteristiche sono riferibili a più biodeteriogeni, o fenomeni di origine differente (chimica e/o fisica). Si noti che uno stesso biodeteriogeno può dar luogo ad alterazioni tipiche o atipiche a seconda degli stadi del suo sviluppo o delle condizioni in cui esso è avvenuto.
  • Alterazione cromatica
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi" che si manifesta con la variazione di uno o più parametri che definiscono il colore quali la tinta, la chiarezza e la saturazione. Assume morfologie diverse a seconda delle condizioni, può interessare zone ampie o localizzate.
  • Altezza
    E' una delle tre dimensioni dello spazio; in un edificio indica il valore convenzionale stabilito dai regolamenti edilizi, in genere valutabile dalla quota di marciapiede alla linea di gronda, mentre in un ambiente interno definisce la distanza tra i due piani orizzontali che lo delimitano.
  • Alveolare
    Materiale sia naturale che appositamente prodotto, con struttura ad alveoli, non comunicanti tra loro. I materiali alveolari hanno un coefficiente di conducibilità termica molto basso, quando sono in stato di quiete, sono generalmente cattivi conduttori di calore e buoni isolanti termici. Tra gli alveolari naturali si annoverano la perlite e la pomice, fra quelli “artificiali”, il polistirolo espanso, il PVC espanso e, in una certa misura, anche i calcestruzzi aerati in autoclave. Numerosi prodotti Azichem contengono materiali alveolari: CALEOSANA, SANAWARME, ed altri.
  • Alveolizzazione
    Forma di degradazione contemplata nel’abaco dei degradi proposto nell'abaco della Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei”, che si può manifestare su materiali ad elevata porosità con formazione di alveoli, spesso profondi ed interconnessi, le cui pareti sono ricoperte da polvere del materiale stesso, da efflorescenze e/o da colonie di microrganismi.
  • Ambiente marino
    L’ambiente marino, sia quello caratteristico delle zone costiere e/o di contatto diretto con il mare, che quello, anche relativamente lontano ma esposto all'influenza marina, è particolarmente aggressivo nei confronti delle strutture edilizie e delle opere in conglomerato cementizio armato. I meccanismi aggressivi, e le conseguenti patologie degenerative, sono la conseguenza di interazioni di azioni aggressive di tipo chimico o elettrochimico, derivanti dalla presenza dei solfati, dei composti di magnesio e dei cloruri, con azioni fisiche, connesse con la dissoluzione dei leganti, con le pressioni osmotiche dei processi di cristallizzazione/ricristallizzazione dei sali igroscopici, con le azioni meccaniche, quali abrasione, cavitazione, erosione, ecc., indotte dal moto ondoso, e così via. (P.K. Mehta : A.C.I. SP. 65). Vedere in proposito i documenti “Calcestruzzi in ambiente marino: note sulle condizioni di esposizione” e “calcestruzzi in ambiente marino: note di risanamento”, del maggio 2015, in www.azichem.com
  • Ambiente naturale
    L'ambiente naturale è tutto ciò che non può essere ascritto all’attività umana e come tale comprende l’atmosfera, i mari, le lagune, i laghi, i fiumi, le montagne, le pianure, i boschi, le foreste, le praterie, gli animali, le piante, i fiori, i lieviti, i batteri, e così via. Le caratteristiche dell'ambiente naturale sono cambiate significativamente nel lento trascorre dei millenni, con la deriva dei continenti, le glaciazioni e, nell’epoca attuale, per i cambiamenti intervenuti con la rivoluzione industriale. I cambiamenti conseguenti all'affermarsi della civiltà industriale sono stati accelerati e profondi, per la comparsa e l’estensione di città e metropoli, per l'uso massiccio e spesso indiscriminato delle risorse, per l'inserimento di specie animali e vegetali in aree in cui le stesse erano assenti, nonché per la massiccia immissione nell’atmosfera, nelle acque e nel terreno di agenti inquinanti. Il risultato può essere condensato con i termini inquinamento ambientale, effetto serra, riscaldamento globale, buco dell’ozono, deforestazione, desertificazione, piogge acide, estinzione di specie viventi.
  • Ambiente, in architettura
    Termine da riferirsi alla nozione di ambiente fisico, nelle sue varie determinazioni di invaso spaziale e di spazio individuale, definito o meno dalla presenza di artefatti. Si parla nei due casi di ambiente aperto o di ambiente confinato. In urbanistica, l’ambiente è lo spazio fisico considerato a fini insediativi. Può essere antropico quando i fattori naturali si sono storicamente sommati all’azione umana; urbano quando la trasformazione dello spazio, in una determinata porzione di territorio, ha determinato modalità di concentrazione e di tipo insediativo caratteristici della città.
  • Amianto
    Minerale naturale a struttura microcristallina di aspetto fibroso appartenente alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli. La sua composizione chimica è variabile ed è costituita da fasci di fibre estremamente fini. Con il nome di amianto la normativa italiana contempla composti distinti in due grandi gruppi: anfiboli e serpentino. L'amianto serpentino è composto principalmente da amianto cosiddetto bianco, chiamato anche crisotilo, dall'aspetto sfrangiato. L'amianto serpentino, chiamato anfibolo, è composto da crocidolite (amianto blu), amosite, tremolite, amosite e pochi altri. L'amianto (o asbesto) è virtualmente indistruttibile poiché resiste al fuoco ed al calore, agli agenti chimici e biologici, all'abrasione ed all'usura. L’amianto è dotato di una flessibilità tale da renderlo adatto per essere filato o tessuto, e tuttavia ha una elevatissima resistenza alla trazione. Ha capacità fonoassorbenti ed è un buon isolante elettrico. Le eccezionali caratteristiche che contraddistinguono i manufatti contenenti amianto ne hanno determinato il vastissimo impiego nell’edilizia, nell’industria, nei trasporti, ecc., protrattosi per buona parte degli anni 80, sino a quando un lungo iter di ricerche epidemiologiche ha accertato che le polveri contenenti fibre d'amianto, respirate, causano gravi patologie quali l'asbestosi, il mesotelioma pleurico ed il carcinoma polmonare. Nel 1992 l'amianto è stato dichiarato fuori legge in Italia, ed a partire dal 1993 ne è stata vietata l'importazione, l'estrazione, la lavorazione e la commercializzazione, ed è stata imposta la rimozione l'eliminazione controllata, ivi compreso l’incapsulamento temporaneo dei manufatti contenenti amianto. Per quest’ultima procedura AZICHEM propone ELASTOCAP-A, un fissativo specificatamente formulato per l’incapsulamento temporaneo di lastre negli interventi di bonifica.
  • Ammattonato
    Detto anche “intonaco a mattonata”: tecnica di applicazione dell’intonaco, utilizzata per zoccoli basamentali, e mebranature architettoniche, ad imitazione dei rivestimenti marmorei, consistente nella rigatura dell’intonaco secondo il modello della tessitura, con un tono di colore simile al materiale naturale.
  • Ammine
    Composti organici che presentano un atomo di azoto legato a uno, due o tre atomi di carbonio. Possono essere considerate come composti derivati dall'ammoniaca per sostituzione di uno, due o tre atomi di idrogeno con altrettanti gruppi alchilici.
  • Amminoacidi
    Composti organici che presentano sia il gruppo amminico (-NH2 )sia il gruppo carbossilico (–COOH), di rilevante importanza biochimica poiché essendo gli elementi costitutivi delle proteine , costituiscono la base di tutti i processi vitali, la funzione degli amminoacidi può essere schematizzata con il trasporto e l'immagazzinamento ottimizzati e funzionali delle proteine stesse, dell'acqua, dei grassi, dei carboidrati, dei minerali e delle vitamine. Gli amminoacidi, in altre parole, sono assolutamente indispensabili per ogni processo metabolico.
  • Ampere
    Unità di misura fondamentale dell’intensità di corrente elettrica, nel sistema Internazionale SI, con simbolo “A”, corrispondente alla corrente elettrica costante che fluisce in due conduttori rettilinei, paralleli, indefinitamente lunghi, di sezione circolare trascurabile, posti alla distanza di 1 metro, nel vuoto.
  • Ampliamento
    Riferito ad un edificio l’ampliamento è l’insieme degli interventi che ne determinano l’aumento delle dimensioni in orizzontale o in verticale creando uno spazio supplementare. Riferito ad un insediamento urbano rappresenta l’insieme degli interventi che comportano l’estensione della superficie edificata e attrezzata di strade e infrastrutture a rete.
  • Analisi geognostica in situ
    Analisi che, a differenza delle prove di laboratorio, possono essere eseguite direttamente sul luogo di indagine. Per esempio, prove penetrometriche, prove geofisiche ecc.
  • Ance
    ANCE: Acronimo inerente l’Associazione Nazionale dei Costruttori Edili.
  • Anci
    ANCI: Acronimo inerente l’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia.
  • Ancoraggio
    Il termine ancoraggio indica le procedure di solidarizzazione fra elementi differenti: strutture metalliche al conglomerato cementizio, elementi prefabbricati, barre d’armatura addizionali, barre d’armatura di collegamento, ecc. Viene in genere effettuato mediante l’impiego di malte specializzate sia di natura idraulica che polimerica, ancoranti meccanici ed ancoranti chimici. La scelta del tipo di ancoraggio è determinata dalle effettive esigenze strutturali ed esecutive. Le malte cementizie tipo GROUT CABLE e GROUT MICROJ, così come l’ancorante chimico bicomponente SYNTECH PROFIX, in cartuccia estrudibile, sono esempio delle proposte Azichem nello specifico settore.
  • Ancoraggio contrastato
    Questo tipo di ancoraggio, concernente il collegamento strutturale di elementi medio pesanti al supporto, quali i sottopiastra di macchine operatrici, il fissaggio di strutture portanti, di carpenterie metalliche, di perni collaboranti, , ivi compresa l’esecuzione di sottomurazioni di vario tipo, viene in genere realizzato mediante colatura entro cassero od estrusione entro cavità, di malte antiritiro e/o espansive fluide, con elevate caratteristiche di scorrimento, in grado di fornire stabilità dimensionale, continuità degli appoggi e resistenze meccaniche adeguate in termini di tempo prefissati. Le caratteristiche prestazionali delle malte per ancoraggi contrastati sono indicate nella norma UNI EN 1504-6. Il programma di fornitura Azichem elenca una vasta gamma di prodotti per l’ancoraggio contrastato comprendenti la boiacca cementizio superfluida, iniettabile GROUT CABLE, la micromalta cementizia antiritiro, colabile ed iniettabile GROUT MICRO-J, la malta reoplastica strutturale antiritiro GROUT 2, ecc.
  • Anecoica, camera
    Ambiente di laboratorio strutturato in modo da ridurre il più possibile la riflessione di segnali sulle pareti. Il termine derivante dal greco, significa infatti "privo di eco". La camera anecoica è particolarmente utile per studi che comportano la necessità di ricreare, in un ambiente chiuso, condizioni simulate di spazio aperto di dimensione infinita, come conseguenza dell'assenza di riflessioni, per effettuare progettazioni e verifiche d’ambito acustico.
  • Anelasticità
    Caratteristica dei materiali dipendente da alcune proprietà fisiche del materiale stesso, che rappresenta la condizione contrario di elasticità. Un materiale anelastico sottoposto ad uno sforzo di opportuna intensità subisce deformazioni che non sono proporzionali alle sollecitazioni subite e che non scompaiono all'azzerarsi della forza. A titolo di esempio, nel caso di uno sforzo monoassiale, quando un corpo anelastico subisce una deformazione di allungamento o accorciamento, al rilascio delle forze esterne che hanno causato le tensioni, permane, nel corpo anelastico, una deformazione residua.
  • Anfotero
    Composto chimico avente, in alcune situazioni, un comportamento acido ed in altre situazioni un comportamento basico.
  • Anidride carbonica
    Biossido di Carbonio (CO2), gas di natura debolmente acida presente nell'aria in quantità di 350-400 ppm in volume, noto anche come biossido di carbonio o più correttamente diossido di carbonio, è un ossido acido (anidride) formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. È una sostanza fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali. È ritenuta uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre. È indispensabile per la vita e per la fotosintesi delle piante, ma è anche responsabile dell'aumento dell'effetto serra. Nei confronti del conglomerato cementizio armato l’anidride carbonica è alla base del fenomeno di carbonatazione (vedere lettera C) che comporta la depassivazione delle armatura e l’innesco di processi corrosivi. Per quanto attiene la possibile aggressività, nei confronti dei materiali edili in genere si rammenta che, a pressione ambiente, l'acqua è in grado di assorbire un volume circa uguale di diossido di carbonio e ancora di più sotto pressione. Circa l'1% del biossido di carbonio assorbito si converte in acido carbonico.
  • Anidrite
    Minerale formato da solfato di calcio anidro. Il nome del minerale deriva dal termine greco anhidros che significa anidro, per via della struttura chimica anidra, che ne determina la proprietà di trasformarsi in gesso, in presenza di acqua. Nella tecnologia e nella pratica edile l’anidrite viene utilizzata per il confezionamento di massetti a consistenza normale o autolivellante, nella costruzione di pavimentazioni interne.
  • Anione
    Specie chimica dotata di carica negativa, detta anche ione negativo. Il nome deriva dal fatto che se esposto a corrente elettrica l’anione migra verso l'anodo.
  • Anisotropia
    I gas e i liquidi sono isotropi, avendo le stesse proprietà (coesione, dilatazione termica, ecc.) in tutte le direzioni. I solidi sono invece anisotropi, possedendo proprietà diverse nelle diverse direzioni, cioè proprietà vettoriali, per il diverso orientamento nello spazio delle particelle che li compongono. Il materiale “calcestruzzo” è spiccatamente anisotropo. L’utilizzo delle fibre READYMIX, contemplato nei protocolli Azichem, è volto fra l'altro anche a perseguire, attraverso la creazione di un’armatura tridimensionalmente diffusa, una condizione più favorevolmente isotropica del conglomerato.
  • Anodo
    Nei sistemi elettrochimici, l'anodo è l'elettrodo sul quale avviene una semireazione di ossidazione. Nel caso di una pila o di una cella galvanica, l'ossidazione avviene spontaneamente e produce elettroni, quindi l'anodo è il polo negativo. In una cella elettrolitica, l'ossidazione viene forzata sottraendo elettroni, quindi l'anodo è il polo positivo, così come nei dispositivi elettronici.
  • Anticarbonatativi
    Malte, pitture e rivestimenti specifici, in grado di costituire presidi di protezione dei conglomerati cementizi armati, nei confronti della penetrazione dell'anidride carbonica atmosferica e degli agenti aggressivi in genere. L’equilibrato rapporto fra resistenza alla penetrazione dell’anidride carbonica e la capacità di cessione del vapore acqueo, rappresenta la condizione essenziale per l’effettiva efficacia funzionale. Nel programma di fornitura Azichem sono reperibili numerosi prodotti per la protezione anticarbonatativa, comprendenti la malta cementizia anticarbonatativa, fibrorinforzata OSMOCEM AC, la pittura acrilica, anticarbonatativa PROTECH WAC, la pittura acrilica, fluoroelastomerica, anticarbonatativa ed antifessurativa, ad elevata deformabilità PROTECH WAC-T. Per maggiori informa-zioni sull’argomento consultare il documento “Carbonatazione e corrosione del calcestruzzo: prevenzione e rimedi” del Marzo 2015, in www.azichem.com
  • Antidilavanti
    Nelle presenti note il termine “antidilavanti” è espressamente riferito alle malte, ai betoncini ed ai calcestruzzi ad elevatissima coesione intrinseca, in grado di resistere alla segregazione e al dilavamento, indotti dalla presenza dell’acqua nelle sezioni di messa in opera. Mentre i calcestruzzi ordinari, posti in opera direttamente a contatto con l’acqua, tendono a subire significativi processi di dilavamento e segregazione, con separazione dei componenti e mescolamento e diluizione dei componenti stessi con l’acqua, per l’insufficiente coesione che li caratterizza. I conglomerati antidilavanti, al contrario, caratterizzati da elevatissimi valori di coesione intrinseca, sono in grado di superare positivamente la criticità della situazione di posa descritta. I protocolli Azichem contemplano numerose proposte inerenti i prodotti antidilavanti comprendenti, fra gli altri, i microsilicati selezionati di MICROSIL 90 quali aggiunte specificatamente finalizzate, nonché la malta cementizia strutturale, GROUT CR, colabile ed antidilavante. Per ulteriori informazioni consultare il documento “Calcestruzzi coesivi antidilavanti: note di confeziona-mento” dell'Aprile 2015 in www.azichem.it
  • Antievaporanti
    Prodotti generalmente filmogeni, in soluzione o emulsione, da applicare sulle superfici di calcestruzzo fresco per contrastare la rapida perdita d’acqua d’impasto per evaporazione e ridurre al minimo la formazione di fessurazioni dovute all’azione del sole e del vento, contemplati nelle norme UNI 8656 e 8657. I protocolli Azichem prevedono sia coadiuvanti di stagionatura antievaporanti del tipo CURING AID che prodotti nanotecnoligici multifun-zionali del tipo QL NANO LITHIUM, in grado di svolgere, oltre alla funzione stagionante e antievaporante, anche azioni più complesse di tipo indurente e protettivo.
  • Antipolvere
    Prodotti, metodi e sistemi atti ad impedire o ridurre la formazione di polvere per attrito e logoramento, nelle superfici di calcestruzzo, con particolare riferimento alle pavimentazioni di uso industriale. (vedere la definizione di polvere nella lettera P del glossario). Possono essere sia di tipo preventivo, da applicare e/o adottare nel corso della costruzione, che di tipo manutentivo e ricostruttivo, da impiegare per la bonifica di condizioni degenerative determinatesi nel tempo. Appartengono alla prima categoria gli spolveri e le malte indurenti, mentre gli indurenti minerali, gli indurenti chimici, i rivestimenti cementizi e polimerici possono essere utilizzati sia negli interventi di bonifica che nelle procedure di manutenzione. I protocolli Azichem contemplano lo spolvero indurente basaltico FLOOR VULKAN, la miscela indurente FLOOR 500, specifica per “pastine”, la malta strutturale FLOOR Q, il conglomerato fibrorinforzato FLOOR TENAX, l’indurente chimico classico QL FLUOSIL e la soluzione innovativa, nanotecnologica e multifunzionale QL NANO LITHIUM, in grado di assicurare, nello stesso tempo, l’azione stagionante ed il presidio indurente, sia meccanico che chimico, nelle pavimentazioni industriali in calcestruzzo.
  • Antiritiro
    Azione chimico fisica, svolta da particolari additivi, finalizzata alla riduzione e/o alla compensazione del ritiro, proprio dei conglomerati a base di leganti idraulici, svolta da particolari additivi in grado di opporsi, in fase plastica e/o di indurimento, alle tensioni di contrazione. (vedere la voce ritiro alla lettera R) I prodotti Azichem, specie della serie GROUT e REPAR utilizzano in varia misura l’azione antiritiro accennata.
  • Antisdrucciolevole, antiscivolo
    Caratteristica superficiale, intrinseca di alcuni materiali edili che limita o impedisce il pericolo di scivolare o slittare. Può essere conseguita anche mediante trattamenti applicati sul piano calpestabile, consistenti, in genere nella stesura di sistemi adesivi, di tipo polimerico che inglobano materiali duri quali il quarzo, il carborundum, ecc. I materiali citati, opportunamente confezionati, sono in grado di apportare il coefficiente di attrito, antiscivolamento richiesto.
  • Antisismica, ingegneria
    Settore specialistico dell'ingegneria civile che studia la risposta meccanica delle strutture ai sismi e le metodologie o tecniche per la progettazione di costruzioni con criteri antisismici in grado di contrastare il rischio sismico, oppure per adeguare ad un grado di sicurezza maggiore le strutture già realizzate, ma non più conformi alle normative antisismiche elaborate o aggiornate successivamente alla data della costruzione. Il Ministro delle Infrastrutture, di concerto con il Ministro dell'Interno e con il Capo Dipartimento della Protezione civile ha emanato in data 14 gennaio 2008 il Decreto Ministeriale che approva le nuove norme tecniche per le costruzioni ed i relativi regolamenti antisismici. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 29 del 4 febbraio 2008 - Supplemento. Ordinario n. 30. L’applicazione di tali norme è diventa obbligatoria dal 1 luglio 2009, come previsto dalla legge n.77 del 24 giugno 2009. Nelle zone a rischio sismico, le costruzioni sono pertanto sottoposte a una specifica normativa che stabilisce i criteri e gli accorgimenti strutturali necessari al rilascio della indispensabile certificazione antisismica.
  • Antistatico
    Materiale o trattamento che impedisce l’accumulo di cariche elettriche sulla superficie di materiali dielettrici sottoposti, durante la loro preparazione, ad azioni di sfregamento contro superfici metalliche (per esempio durante trafilature, calandrature, estrusioni, ecc. Tale elettricità può infatti comportare portare diversi rischi ed inconvenienti, ivi compresi gli incendi le esplosioni a causa di scintille, la repulsione verso prodotti carichi dello stesso segno,e così via. Si può ottenere la dispersione delle cariche statiche sia aumentando la conducibilità elettrica dell’ambiente circostante che quella del materiale, mediante dispositivi ionizzatori oppure ricorrendo a particolari sostanze , dette agenti antistatici.
  • Antiusura
    Materiale, rivestimento o trattamento proposto ad incrementare la resistenza all’usura delle strutture edili, con particolare riferimento alle pavimentazioni in calcestruzzo ad uso industriale ed alle opere idrauliche. Il riferimento può essere individuato nella norma UNI 89821: “Durabilità delle opere e manufatti di calcestruzzo” che contempla l’abrasione, l’erosione e la cavitazione fra le cause meccaniche di azioni aggressive nei confronti delle opere e dei manufatti in calcestruzzo, pur non addentrandosi nella loro definizione e senza precisi riferimenti alle istruzioni per migliorare, in proposito, la resistenza dei manufatti di calcestruzzo che, per quanto attiene i protocolli Azichem, sono rappresentabili con lo spolvero indurente basaltico FLOOR VULKAN, la miscela indurente FLOOR 500, specifica per “pastine”, la malta strutturale FLOOR Q, il conglomerato fibrorinforzato FLOOR TENAX, l’indurente chimico classico QL FLUOSIL e la soluzione innovativa, nanotecnologica e multifunzionale QL NANO LITHIUM, in grado di assicurare, nello stesso tempo, l’azione stagionante ed il presidio indurente, sia meccanico che chimico, nelle pavimentazioni industriali in calcestruzzo.
  • Antracite
    Carbone fossile contenente tenori elevati di carbonio, in genere superiori al 90%, largamente utilizzato come combustibile nell’industria siderurgica.
  • Antropico
    Relativo all’uomo ed alle sue attività. La parola deriva dal greco anthro-pikos, derivazione di anthro-pos, "uomo". I rischi antropici sono legati a situazioni artificiali, dovute ad iniziative ed attività umane.
  • Antropizzazione
    Opera di modificazione e trasformazione dell'ambiente naturale attuata dall’uomo per soddisfare le proprie esigenze e migliorare la qualità della vita, spesso, però, a scapito dell’equilibrio ecologico.
  • Apatite
    Con il termine di apatiti vengono comunemente denominati alcuni minerali a struttura ionica, quali la clorapatite, la fluorapatite e l'idrossiapatite, caratterizzati da un elevato punto di fusione (oltre i 1400 °C) e durezza 5, nella scala di Mohs. Un tempo componenti basilari per la costruzione dei tubi catodici con sistemi di fluorescenza al fosforo, ormai quasi in disuso, le apatiti trovano comunque ancora largo impiego nell’industria dei fertilizzanti fosfatici e nella chimica dei composti del fosforo.
  • Arabesco
    Motivi ornamentali formati da intrecci di foglie e fiori, frutta e animali, usati nello stile moresco, nel rinascimento presero il nome di grottesche o raffaelleschi.
  • Aragonite
    Minerale polimorfico della calcite. Si forma in ambiente sedimentario biochimico per fissazione da parte di organismi del carbonato di calcio. In pratica costituisce quindi la porzione calcarea degli scheletri e delle conchiglie di tali organismi. È semidura, fragile e difficilmente sfaldabile. (polimorfo = elemento o composto chimico che può assumere, cristallizzando, strutture diverse, che presenta cioè polimorfismo).
  • Arcaico
    Termine utilizzato per definire uno stile antichissimo, in taluni casi preistorico.
  • Arcata
    Struttura a forma di arco poggiante in genere su pilastri, di diametro piuttosto ampio, oppure serie di archi in successione.
  • Archi rampanti
    Strutture di collegamento statico, che rappresentano un’evoluzione architettonica dei contrafforti, utilizzate per sostenere il tetto delle cattedrali. Sono costituiti da elementi decorativi e funzionali asimmetrici utilizzati preposti a contenere e distribuire, trasmettendole al suolo, spinte laterali orientate verso l'esterno delle parti superiori dell'edificio. A tal fine i piani di imposta su ciascun piedritto sono posti a livelli differenti, frequentemente con un notevole dislivello, tanto da assomigliare talvolta a un semiarco. Gli archi rampanti hanno contribuito a classificare le cattedrali fra le opere di raffinata ingegneria dell'equilibrio e della distribuzione dei pesi.
  • Architettura
    Termine inerente l'arte di costruire edifici, comprensiva dei tre elementi della composizione, della decorazione e della scienza delle costruzioni, nonché della progettazione di giardini e altri spazi aperti; in alcuni casi, accostato ad aggettivi (Architettura civile, Architettura militare, Architettura rurale) è anche usato come sinonimo di edificio.
  • Architrave
    Elemento architettonico orizzontale che congiunge superiormente due colonne (o due pilastri); assume forme diverse nei diversi ordini architettonici, sebbene in età romana ci siano casi di mescolanza di ordini diversi. Viene spesso indicato anche con il termine Epistilio.
  • Architrave
    Una delle tre parti della trabeazione appoggiata sulle colonne. Le eventuali suddivisioni orizzontali si dicono fasce o tenie. Sin. Epistilio, Sopraccolonnio, Soprassoglio.
  • Archivolto
    Fascia e modanatura semplice, o decorata, che segue la curva dell'arco, sino all'imposta dell'arco stesso.
  • Arco
    Struttura ricurva, generalmente usata nella costruzione muraria tradizionale per la copertura di un'apertura. L'arco trasferisce il carico sovrastante ai sostegni mediante azioni combinate di peso e di spinta in modo che gli elementi costituenti l'arco (reali o teorici) siano soggetti soltanto a sollecitazioni di compressione. Sono frequenti le versioni “a tutto sesto” caratterizzata dall’intradosso formato da una semicirconferenza con il centro sulla linea di imposta e raggio uguale alla metà della luce, “rampante”, asimmetrico con piani di imposta a livelli differenti ed estradosso semiellittico o policentrico, “rialzato” ad intradosso semicircolare con centro posto superiormente rispetto alla linea di imposta e raggio uguale a metà della luce, “ribassato” con freccia superiore alla metà della luce.
  • Ardesia
    Particolare varietà di roccia metamorfica allotigena di origine sedimentaria facilmente divisibile in lastre sottili, piane, leggere, impermeabili e resistenti agli agenti atmosferici, derivanti da basso metamorfismo di rocce sedimentarie formate dalla deposizione di un limo finissimo (marna) dovuto all'erosione di antichi rilievi. È classificata come tenera o semidura e può essere impiegata in vari segmenti artigianali e industriali dell'architettura e dell'edilizia, per la realizzazione di tetti, pavimentazioni, gradoni di scale, ecc. I protocolli Azichem per la protezione ed il consolidamento dei materiali lapidei contemplano sistemi innovativi ad elevata efficacia consolidante e, nello stesso tempo, idrorepellente, del tipo CONSILEX IDROCON, a base di miscele bilanciate di esteri dell’acido silicico con silani e silossani.
  • Areazione degli ambienti, ventilazione
    L'aerazione è uno degli aspetti concernenti l'igiene e la salubrità degli ambienti, regolati a norma di legge. Gli ambienti infatti, devono essere progettati e realizzati in modo da limitare, al minimo tecnico, le concentrazioni di sostanze inquinanti e di vapore acqueo; ovvero di portare le concentrazioni ad un livello tale da non costituire rischio per la salute degli esseri viventi che vi dimorano (salubrità) e tali da assicurare la buona conservazione delle cose e degli elementi costitutivi degli ambienti stessi. Negli ambienti devono essere altresì impedite l’immissione, il reflusso o la mutua diffusione di aria viziata, inquinanti o esalazioni in genere, prodotti all'esterno o al loro stesso interno. Ventilare efficacemente un ambiente abitativo è una necessità spesso sottovalutata. Si tende infatti a trascurarne l’importanza, intervenendo solo quando sulle pareti compaiono le prime macchie scure che annunciano la presenza e lo sviluppo di muffe. In altre parole, gli ambienti abitativi vengono spesso arieggiati in modo insufficiente ed irrazionale. Per ulteriori informazioni consultare i documenti “Umidità di condensazione” ed “Umidità: indicazioni di bonifica”, in www.azichem.com
  • Arenaria
    L'arenaria o arenite (pietra arenaria se intesa come materiale lapideo) è una roccia sedimentaria composta di granuli dalle dimensioni medie di una sabbia. I granuli possono avere varia composizione mineralogica, in funzione dell'area di provenienza. Tra i grani più resistenti all'abrasione e all'alterazione chimica comunemente abbondano quelli di quarzo, minerale che, proprio per la sua resistenza, è uno dei costituenti più comuni di queste rocce. I granuli sono tra loro legati da un cemento, originato dalla precipitazione chimica di minerali formati da ioni presenti nelle acque circolanti fra i pori interstiziali: Il "cemento" che si rinviene più frequentemente è il carbonato di calcio sia sotto forma di calcite che di aragonite, meno abbondantemente la silice, più raramente gli ossido di ferro. I protocolli Azichem per la protezione ed il consolidamento dei materiali lapidei contemplano sistemi innovativi ad elevata efficacia consolidante e, nello stesso tempo, idrorepellente rappresentati da miscele bilanciate di esteri dell’acido silicico con silani e silossani tipo CONSILEX IDROCON.
  • Argento
    Elemento chimico della tavola periodica con simbolo (Ag) e numero atomico 47. È un metallo di transizione tenero, bianco e lucido, molto duttile e malleabile, appena più duro dell'oro, con una lucentezza metallica bianca che viene accentuata dalla lucidatura. Stabile nell'aria pura e nell'acqua pura, scurisce quando è esposto all'ozono, all'acido solfidrico o all'aria contenente tracce di composti dello zolfo. L'argento possiede la maggiore conducibilità elettrica tra tutti i metalli, superiore persino a quella del rame. L'argento puro inoltre, possiede anche la più alta conducibilità termica fra i metalli.
  • Argilla
    Roccia sedimentaria poco coerente, plastica, di aspetto terroso fine, che può costituire enormi ammassi inglobanti rocce di altra origine. I minerali principali presenti nelle argille sono , la montmorillonite, la vermiculite, e la caolinite. Nelle argille sono presenti anche quarzo, miche, feldspati, carbonati e ferro. Il rapporto fra la parte argillosa e la parte sabbiosa determina la "grassezza" dell’argilla. Più elevata è la parte argillosa vera e propria, più elevato risulterà l’indice di grassezza. Le argille ricche in materiali argillosi e poveri di ferro e di metalli alcalino-terrosi come magnesio, calcio, bario, ecc. sono considerate argille refrattarie perché sono in grado di sopportare elevate temperature. Le argille sono estremamente diffuse sulle superficie terrestre, per esempio rappresentano la maggior parte dei terreni agricoli, hanno un impiego molto esteso e vario, comprendente la produzione dei laterizi, la fabbricazione dei coloranti e dei cosmetici, nonché lavorazioni specifiche nell’industria farmaceutica, olearia, vetraria, cartaria, metallurgica, e ceramica. Trovano altresì un diffuso impiego come impermeabilizzanti del terreno e come fanghi nelle perforazioni petrolifere.
  • Argilla bentonitica
    Minerale argilloso composto per lo più da montmorillonite, calcio o sodio, reperibile in terreni vulcanici, come prodotto di decomposizione della cenere vulcanica, è spesso noto come bentonite, per la sua abbondanza in giacimenti nel Montana, prossimi a Fort Benton, che ne ha dato il nome. La Bentonite, opportunamente confezionata, trova significative applicazioni nelle impermeabilizzazioni edili ed è presente anche nei protocolli Azichem. Vedere la voce bentonite alla lettera B.
  • Argilla espansa
    Materiale termoisolante, granulare, leggero, ottenuto dalla cottura (torrefazione) di argille, in forni rotativi, caratterizzato da un nucleo interno poroso, che garantisce la leggerezza, ed una scorza esterna dura che ne garantisce la resistenza meccanica. È utilizzato come aggregato per la realizzazione di conglomerati e calcestruzzi leggeri e, per quanto attiene i prodotti Azichem, è presente nella composizione dell’intonaco bioedile CALEOSANA caratterizzato da prestazioni deumidificanti e termoisolanti.
  • Aria aggiunta
    La norma UNI EN 206-1, al punto 3.1.33, definisce l’aria aggiunta al calcestruzzo come “Bolle d'aria microscopiche incorporate intenzionalmente nel calcestruzzo durante la miscelazione, normalmente impiegando un agente tensioattivo; le bolle sono pressoché sferiche e il loro diametro è generalmente compreso tra 10 e 300 micron. L’addizione dell’aria è generalmente indirizzato ad incrementare la resistenza ai cicli gelo-disgelo, così come prescritto della norma sopracitata, in riferimento alle classi di esposizione XF2, XF3 e XF4.
  • Aria aggiunta
    La norma UNI EN 206-1, al punto 3.1.33, definisce l’aria aggiunta al calcestruzzo come “Bolle d'aria microscopiche incorporate intenzionalmente nel calcestruzzo durante la miscelazione, normalmente impiegando un agente tensioattivo; le bolle sono di tipo sferico e il loro diametro è generalmente compreso tra 10 e 300 micron. L’addizione dell’aria è generalmente indirizzato ad incrementare la resistenza ai cicli gelo-disgelo, così come prescritto della norma sopracitata, in riferimento alle classi di esposizione XF2, XF3 e XF4.
  • Aria intrappolata
    La norma UNI EN 206-1, al punto 3.1.33, definisce l’aria intrappolata come “Vuoti d'aria nel calcestruzzo di carattere accidentale e, come tali, non aggiunti intenzionalmente”. L'aria intrappolata rappresenta una incorrettezza del calcestruzzo.
  • Aria intrappolata
    La norma UNI EN 206-1, al punto 3.1.33, definisce l’aria intrappolata come “Vuoti d'aria nel calcestruzzo di carattere accidentale e, come tali, non aggiunti intenzionalmente”.
  • Armatura
    Insieme di barre a sezione circolare in acciaio, utilizzate nel calcestruzzo armato, che conferiscono alla struttura una maggiore resistenza statica. Se lo sforzo di trazione è rilevante le barre vengono munite di speciali piastre di ancoraggio. Le armature possono essere poste in opera sia direttamente all'interno delle casseforme, fissandole con legature provvisorie, che fuori opera, quando le gabbie dell’armatura vengono precostruite e quindi disposte, già pronte, entro le casseforme (come avviene, per esempio, per i pilastri).
  • Armatura a flessione
    Armatura disposta per resistere alla forza di trazione indotta dal momento flettente.
  • Armatura a taglio
    Armatura che collega le parti tese e quelle compresse di una sezione di conglomerato cementizio armato, preposta a resistere alle forze di taglio.
  • Armatura di compressione
    Armatura disposta per resistere alle forze di compressione indotte dalla forza assiale e/o dal momento flettente, nelle strutture di conglomerato cementizio armato.
  • Armatura trasversale
    Armatura con inclinazione da 45 a 90 gradi sull'asse longitudinale dell'elemento di conglomerato cementizio armato.
  • Aromatico
    Termine che definisce composti organici che contengono uno o più anelli aromatici nella loro struttura. La presenza degli anelli aromatici conferisce reattività particolari, molto diverse da quelle dei composti alifatici aventi peso molecolare e gruppi funzionali simili. Capostipite dei composti aromatici è il benzene, avente formula bruta C6H6. La sua struttura è planare e presenta i sei atomi di carbonio disposti ai vertici di un esagono regolare; i legami tra due atomi di carbonio vicini sono intermedi, in termini di lunghezza e di forza, tra un legame singolo ed un legame doppio. L’aggettivo aromatico derivi dal fatto che i primi composti di questa classe, ad essere scoperti e identificati, in passato possedessero odori intensi e caratteristici
  • Arriccio
    L'arriccio, altrimenti definito anche aricato o ricciatura, rappresenta il secondo dei tre successivi strati fondamentali della tecnica utilizzata per l’intonacatura, ovvero la finitura di corpi murari grezzi. Le funzioni principali dell’arriccio sono la costruzione di un presidio di aggrappo di consistenza granulosa, la costituzione di una “buona” riserva di umidità per gli strati successivi, nonché l’eliminazione o la significativa riduzione degli eventuali difetti di planarità e verticalità della muratura. L’arriccio o arricciatura viene in genere realizzato con malte idrauliche (di calce o calce e cemento) di granulometria povera di fini, con diametro massimo di circa mm 1,5. Il termine arriccio deriva probabilmente dalla tecnica esecutiva con frattone di legno che sembrava disegnare, con il movimento circolare impresso, un riccio in qualche modo simile ad una coda di maiale.
  • Arriccio, aricato, riccia tura, arricciare
    Il termine indica il primo strato di rivestimento, composto di calce e carica a grana grossa, che in qualche caso può essere costituito da ghiaia, mattone spezzato o pozzolana non passata al vaglio. Il rinzaffo si stende soprattutto sulle murature molto irregolari per eliminare i sottosquadri e preparare l’arricciatura.
  • Asse
    Allineamento costruttivo e/o percettivo cui fa riferimento la composizione degli elementi strutturali di un'architettura.
  • Attacco acido
    In generale il cemento Portland non presenta una buona resistenza all’attacco degli acidi. Il meccanismo di azione dipende dal tipo di acido. In generale è possibile sostenere che il deterioramento principale del calcestruzzo è dovuto alla reazione tra idrossido di calcio, presente nei pori, e l’acido che viene posto in contatto. Nella maggior parte dei casi si formano dei compositi solubili che vengono poi dilavati dalle soluzioni acquose lasciando dietro di sé dei vuoti che indeboliscono struttura del conglomerato esponendola ad ulteriori at-tacchi da parte degli agenti aggressivi. Sia gli acidi che le soluzioni saline sono così in grado di raggiungere i ferri di armatura; il cambiamento di pH (da basico ad acido) provoca la formazione della ruggine che, a causa dell’aumento di volume, provoca la fessurazione e la progressivamente rapida disgregazione del calcestruzzo. La Raccomandazione ACI 201 “Effetti dei più comuni agenti chimici aggressivi” sottolinea inoltre come gli attacchi acidi di qualsiasi entità diventano “rapidi” nell’intervallo termico compreso fra 4 e 10° C. Per quanto attiene le possibili misure di protezione, nei confronti dell’attacco acido, consultare i documenti ACI 515.2R-13: “Guide to Selecting Protective Treatments for Concrete” by ACI Committee 515 e “Calcestruzzo ed agenti chimici aggressivi” del Dicembre 2013, in www.azichem.com.
  • Attacco solfatico
    In presenza di acque o terreni contenenti ione solfato si può manifestare una reazione dello ione solfato con i composti idrati provenienti dalle fasi alluminatiche del clinker e in particolare i prodotti di idratazione dell’alluminato tricalcico (C3A). Questa reazione porta alla formazione di ettringite che produce un’espansione che, se avviene nella matrice cementizia già indurita, è in grado di causarne la disgregazione.
  • Attività
    Insieme dei processi esplicati da una popolazione su un territorio, fondamentale per l’analisi urbanistica. L’attività può essere primaria se legata all’agricoltura, pesca, estrazione; secondaria se di tipo industriale o artigianale; terziaria se di servizio o commercio; quaternaria se di avanzata specializzazione culturale, politica, finanziaria. La prevalenza di una o più attività sulle altre caratterizza le varie zone omogenee della città, e le relative prescrizioni di piano.
  • Attrito interno
    Resistenza esercitata dalle particelle di un materiale sciolto nei confronti delle forze tendenti a far scorrere le particelle stesse, definita anche con il termine viscosità (vedere lettera V).
  • Autobloccanti
    Manufatti prefabbricati dotati di sagomatura specifica atta a solidarizzare, con incastri geometrici, gli elementi accostati.
  • Autocombustione
    Fenomeno generalmente legato a processi fermentativi con produzione di calore e di gas che, a contatto con l'ossigeno, possono provocare incendi.
  • Autolivellanti
    Materiali da costruzione, in genere malte cementizie e/o sintetiche fluide, caratterizzate dalla tendenza a formare una superficie liscia, piana ed omogenea, a seguito della messa in opera. Vengono in genere utilizzate per la posa o la finitura di pavimenti, solai in calcestruzzo, ecc. Il conferimento della consistenza autolivellante, nelle malte, nei betoncini e nei calcestruzzi, può essere conseguito con l’addizione di appositi agenti superfluidificanti come FLUID S, di Azichem.
  • Autotrofi, organismi
    Si definiscono autotrofi (dal greco "autos" = da se stesso e "trophos" = alimentazione) gli organismi capaci di sintetizzare i composti organici, necessari al loro metabolismo, a partire dall’anidride carbonica dell’aria (CO2) attraverso l’energia luminosa (fotoautrotrofi) o dell’energia chimica che si sviluppa in particolari reazioni di ossido-riduzione (chemio autotrofi). Fra i più importanti organismi autotrofi sono annoverabili le alghe, i licheni, i muschi, le piante infestanti ed i batteri autotrofi.
  • Azioni variabili
    Azioni dovute ai carichi di esercizio, al vento o alla neve.
  • B

  • Baccello
    Ornato a forma di baccello, particolarmente usato nel capitello ionico.
  • Bacino
    In geologia, il bacino idrografico o imbrifero è una porzione di territorio (solitamente identificabile in una valle o una pianura) che, a causa della sua conformazione orografica, raccoglie acque meteoriche o provenienti dallo scioglimento di ghiacciai o nevai che scorrono confluendo tutte verso un solco d'impluvio dando origine ad un corso d' acqua, o verso una conca o depressione dando origine ad un lago o a una zona paludosa. Il bacino idrogeologico differisce dal bacino idrografico in quanto quest'ultimo non considera il solo deflusso di acque superficiali, ma anche il flusso di quelle presenti nel sottosuolo. Il bacino montano è il tratto superiore del corso di fiumi e torrenti e dei loro affluenti, mentre il bacino orografico rappresenta la porzione di superficie terrestre, per lo più alluvionale, compresa tra rilievi. Il bacino idroelettrico è un lago originato da una diga ed utilizzato per produrre energia elettrica.
  • Bacino in urbanistica
    Area geografica definita da fattori fisici, socioeconomici o di relazione: bacino idrografico, di traffico o di pendolarità, di utenza di una determinata infrastruttura ecc.
  • Baggioli
    Con il termine “baggioli” vengono indicati sia alcuni tipi di mensole per marmi o pietre che dispositivi di muretti di mattoni pieni, distanziati tra loro circa un metro, preposti a collegare il terreno al piano di calpestio, per la realizzazione di intercapedini areate spesso definite “vespai” (lettera V).
  • Bagnabilità
    Il termine “bagnatura” o “bagnabilità”, talvolta definito anche come “umettamento” concerne il processo che porta a contatto un liquido ed una superficie solida, in presenza di una fase gassosa o di un'altra fase liquida, immiscibile con la prima. Il sistema è completamente descritto dall'angolo di contatto (theta = θ ), definito come l'angolo formato dalla tangente all'interfaccia liquido-fluido, e dalla tangente alla superficie solida, in corrispondenza della linea di contatto tra le tre fasi. Un basso angolo di contatto (<90°) descrive una situazione in cui il solido è parzialmente bagnato dal liquido (idrofilicità, nel caso dell'acqua), mentre un elevato angolo di contatto (>90°) descrive una situazione in cui il solido è poco bagnato (idrofobicità, nel caso dell'acqua). Il bilancio delle forze di interazione tra un liquido ed un solido governa la forma di una goccia sulla superficie: le forze di adesione tendono ad aumentare l'interazione del liquido con la superficie appiattendo la goccia sulla superficie, al contrario le forze di coesione tendono a diminuire l'interazione generando la forma che minimizza l'interazione superficiale, ovvero la sfera. Con lo stesso termine può anche essere definita l’attitudine di una sostanza o di un additivo a consentire al legante di penetrare per capillarità negli aggregati di particelle, separandole e rivestendole singolarmente.
  • Bagnabilità
    Caratteristica di un materiale solido o in polvere assorbente, che si lascia bagnare poco o molto, nel caso che non si lasci bagnare il materiale è , o impermeabile, o idrorepellente. La bagnabilità è particolarmente importante per una corretta adesione dei sistemi cementizi ai supporto.
  • Bagnato su bagnato
    Espressione usata in gergo, per indicare che l’applicazione di un determinato materiale di rivestimento o di una finitura a più mani, deve essere effettuata senza attendere che la mano o le mani precedenti siano asciutte.
  • Bagnatura a rifiuto
    Espressione usata quando si deve bagnare un materiale poroso, con acqua fino alla completa saturazione, prima dell'applicazione di prodotti che potrebbero disidratarsi e quindi avere fenomeni di bruciatura.
  • Balaustra
    Parapetto formato da una serie di colonnette, collegate, in basso da un basamento continuo e in alto da un altro elemento continuo che serve da corrimano. La singola colonnetta si chiama balaustro o pilastrino. La balaustrata di una chiesa divide il presbiterio dalla navata.
  • Balcone
    Spazio calpestabile sporgente a sbalzo dalla facciata di un edificio, accessibile attraverso una o più porte-finestre, circondato da un parapetto in muratura, da UNA balaustra, o da una ringhiera in ferro. I balconi con la lunghezza come dimensione prevalente, che consentono l’accesso a più ambienti, sono definiti ballatoi o balconate. Le infiltrazioni d’acqua sono una patologia piuttosto frequente in balconi e terrazze. Per questi problemi i protocolli Azichem prevedono numerosi prodotti per la bonifica ed il risanamento. PROTECH BALCONY, in particolare, consente di risolvere rapidamente ed affidabilmente i problemi di infiltrazione, in balconi e terrazze, senza necessità alcuna di demolizioni dell’esistente.
  • Ballast
    Massicciata tipica dei binari ferroviari costituita da un primo strato di pietrisco o di ghiaia di media e grossa pezzatura, su cui si posano le traverse, che poi vengono rincalzate e ricoperte con materiale di pezzatura più ridotta, sino fino a lasciare libera la sola parte superiore delle rotaie, in un sistema adeguatamente drenante.
  • Banchine
    Opere murarie o in cemento armato o palafitte, completate da escavazioni del fondo, realizzate per a costituire le rive funzionali dei porti o delle rade, costituiti da opere murarie o in cemento armato o palafitte e, a volte, completate da escavazioni del fondo. Il termine banchina è talvolta utilizzato anche per definire l’arcareccio che collega i vertici inferiori delle capriate.
  • Bar
    Unità di misura della pressione nel sistema CGS, equivalente a 105 Pascals. Il Bar non è un'unità di misura del Sistema internazionale di unità di misura. Il uso, è tollerato, purché nei documenti in cui si usa si riporti anche l'equivalenza in unità del Sistema internazionale di unità di misura il pascal, simbolo Pa. Una pressione di un bar corrisponde, approssimativamente, alla pressione atmosferica terrestre al livello del mare
  • Barbacane
    Il termine definisce qualsiasi struttura di rinforzo per costruzioni terrestri o navali, dalla scarpata di rinforzo ai piedi di un edificio, al puntello collocato obliquamente a sostegno di un muro. Viene definito barbacane anche la feritoia lasciata nello spessore murario per permettere lo scolo delle acque.
  • Bardiglio apuano
    Varietà di marmo (vedere lettera M) di colore grigiastro, talora cupo, caratteristico delle Alpi Apuane che, in funzione del disegno formato dalle parti chiare e scure, viene definito come Bardiglio listato, Bardiglio zona-to, Bardiglio venato, Bardiglio screziato, o Bardiglio fiorito.
  • Bardiglio di Bergamo o Volpinite
    Roccia gessosa di colore grigio azzurro definita con il termine di Bardiglio di Bergamo o Volpinite, assolutamente non assimilabile al Bardiglio classico, marmoreo. Il Bardiglio di Bergamo, più coerentemente chiamato Volpinite, è infatti adatto ed impiegato per interni, del tutto sconsigliabile per l’esposizione agli agenti atmosferici, poiché assumendo umidità ed idratandosi tende a sgretolarsi.
  • Bario
    Elemento chimico metallico di colore argenteo, tenero e tossico, di numero atomico 56, con simbolo (Ba), appartenente al gruppo dei metalli alcalino-terrosi. Fonde a temperatura molto elevata. Il suo ossido si trova soprattutto nel minerale barite poiché il bario non si trova mai puro in natura a causa della sua forte reattività con l'acqua e con l'ossigeno dell'aria. Composti di bario si usano in piccole quantità nelle vernici e nella produzione del vetro, mentre alcuni composti del bario, con peso specifico molto elevato, come il solfato di bario, comunemente indicato con il termine barite (BaSO4), detta anche spato pesante, trovano applicazione nel confezionamento dei calcestruzzi pesanti.
  • Barite
    Conosciuta anche come Baritina, è un solfato di bario (BaSO4), caratterizzato da densità relativa 4,5 e durezza 3 nella scala di Mohs. Si presenta generalmente incolore o bianco allo stato puro. Per l’elevata densità relativa la barite, In forma granulare viene utilizzata nel confezionamento di calcestruzzi pesanti (Calcestruzzi Baritici) sia per la costruzione di barriere schermanti nei confronti delle radiazioni che nella realizzazione di strutture di contrappeso gravimetrico. Vedere in proposito il documento “Calcestruzzi pesanti e schermature” del luglio 2014 in www.azichem.com
  • Barocco
    Stile architettonico dominante in Italia dalla fine del Rinascimento alla metà del 700. Il suo significato è insito nel termine, originariamente dispregiativo, di derivazione spagnola, barrueco: "irregolare, contorto, grottesco e bizzarro", poiché i fautori del neoclassicismo, influenzati dal razionalismo illuminista, consideravano lo stile Barocco come indice di cattivo gusto.
  • Barometro
    Strumento di misura della pressione atmosferica, usato nell'ambito della meteorologia per rilevare dati utili per le previsioni del tempo. È di fatto un manometro differenziante, in cui la misura di riferimento (lato bassa pressione) è il vuoto assoluto.
  • Barra
    Profilato metallico ottenuto a caldo per laminazione, oppure a freddo per trafilatura, può avere sezione poligonale o tonda. Le barre ad aderenza migliorata costituiscono le armature delle strutture in calcestruzzo armato, la loro superficie è dotata di rilievi che favoriscono l’adesione del calcestruzzo.
  • Barra d'armatura
    Premesso che l'armatura, in edilizia, è costituita dall'insieme degli elementi in acciaio, opportunamente sagomati e posizionati nel calcestruzzo, per complementarne la resistenza strutturale, con particolare riferimento all'assorbimento degli sforzi di trazione e taglio. Le barre utilizzate per la costruzione dell'armatura sono normalmente in acciaio al carbonio, hanno una sezione circolare (dalla quale deriva il nome comune di tondino). Nella più recente accezione tecnologica le barre d’armatura devono avere una superficie esterna caratterizzata da particolari nervature dette zigrinature che hanno la funzione di migliorare l'aderenza della barra stessa, all'interno della struttura in calcestruzzo. Le barre così realizzate vengono dette ad aderenza migliorata o nervate e sono comunemente conosciute con il nome di tondino zigrinato. La nuova normativa tecnica (NTC 2008), classifica gli acciai da utilizzare nelle opere in c.a. ordinario, secondo la classe di resistenza e la classe di duttilità, poiché sono proprio questi requisiti finali ad influenzare il comportamento della struttura in cui il tondino è inserito.
  • Barriera al vapore
    Materiale con bassa permeabilità e quindi alta resistenza al passaggio del vapore, utilizzata quando si vuole impedire la penetrazione del vapore all'interno delle pareti o dei solai di una costruzione. E' costituita generalmente da fogli di plastica o metallo (e quindi con resistenza la passaggio del vapore praticamente infinita) o da carte di tipo catramato. In linea di massima, la barriera al vapore si applica sui lati caldi della costruzione, generalmente sulle superfici interne. Nelle pavimentazioni in calcestruzzo le barriere al vapore, spesso costituite da fogli di polietilene predisposti all’interfaccia, fra sottofondo e pavimento, possono essere previste sia per impedire la risalita di umidità che per ridurre l’entità degli attriti fra il sottofondo e la pavimentazione. Vale la pena di osservare che la presenza della barriera al vapore, impedendo all’acqua, contenuta nella parte inferiore del calcestruzzo costituente il pavimento, di allontanarsi attraverso il substrato, può aggravare il ritiro differenziale fra lembo superiore ed inferiore, amplificando il rischio di fenomeni di “curling” Un ulteriore inconveniente può derivare da possibili sollevamenti e raggrinzimenti dei fogli di polietilene, ove non attentamente posti in opera. Anche in questo caso, specie nelle pavimentazioni sottili, il rischio fessurativo non è trascurabile.
  • Barriera architettonica
    Impedimenti che rendono difficile o impossibile l’accesso ad edifici o a spazi all’aperto e l’utilizzo di servizi ed attrezzature pubbliche, da parte di utenti portatori di handicap fisici (utilizzo della sedia a ruote, mancanza della vista, ecc.). L’inaccessibilità riguarda gradini, rampe troppo ripide, porte, vano ascensore, servizi igienici, parcheggi auto troppo stretti, pulsanti di comando nel vano ascensore, telefoni pubblici troppo alti per l’uso dalla sedia a ruote, semafori pedonali con segnali non avvertibili per i privi di vista, ecc. Le norme legislative sono tese al superamento delle barriere architettoniche negli edifici pubblici e/o, privati aperti al pubblico e nel settore dei trasporti pubblici, sulla base di regolamenti e dimensionamenti di tipo cogente: articolo 27 della legge 30/03/81, n.118, D.P.R. 27/04/1978, n.384; legge 9/01/1989, n.13; D.M. 14/06/1989, n.236).
  • Barriera chimica orizzontale
    La barriera chimica orizzontale, correttamente progettata e costruita, rappresenta un valido presidio contro l’umidità di risalita. Il principio fisico utilizzato è rappresentabile con l’inversione del menisco dell’acqua contenuta nelle microporosità della muratura opportunamente impregnate. In questo modo l’acqua è privata della motilità di tipo ascendente. L’obiettivo della barriera chimica è infatti rappresentato dall’interruzione del flusso di migrazione dell’acqua nella muratura, attraverso l’impregnazione profonda di una sezione del tessuto murario. La procedura di costruzione è in genere basata sull’iniezione, in perforazioni appositamente progettate e realizzate, di specifici preparati, sia in forma di soluzione o gel (cream), caratterizzati da una spiccata ca-pacità impregnante, idrorepellente e diffusiva. I protocolli Azichem contemplano una serie completa di prodotti specifici per la costruzione di barriere chimiche orizzontali, in funzione delle differenti esigenze e condizioni applicative comprendenti: CONSILEX BARRIER-A, CONSILEX BARRIER-S, CONSILEX INJECT MAUER, CONSILEX MAUER MONO e CONSILEX BARRIER CREAM. Vedere in proposito il documento "Umidità: in-dicazioni di bonifica", del Gennaio 2015, in www.azichem.com.
  • Barriera impermeabilizzante verticale
    Mentre la barriera chimica orizzontale è una costruzione “interna” al corpo murario, volta a contrastare l’umidità di risalita, la barriera impermeabilizzante verticale, preposta ad assolvere funzioni inerenti l’impedimento dei processi di penetrazione dell’acqua nelle strutture, è una costruzione “esterna” volta a costituire presidi impermeabilizzanti, sia in condizioni di spinta diretta che di controspinta (vedere lettera C). I protocolli Azichem contemplano una serie completa e differenziata di sistemi cementizi osmotici per la costruzione di barriere impermeabilizzanti verticali comprendenti OSMOCEM N, OSMOCEM D, OSMOCEM MR, OSMOCEM RD, OSMOCEM FLEX, ed altri.
  • Basalto
    Roccia vulcanica effusiva, povera di silice ma ricca di ferro, magnesio e calcio. E’ molto pesante, dura e tenace; di colore scuro (verde scuro, bruno rossastro, nero). In genere è impiegata come materiale per pavimentazioni. Le fibre di basalto, (vedere lettera F), che mantengono le proprietà meccaniche anche ad alte temperature e sono molto stabili chimicamente (sia in ambiente acido, sia alcalino) rappresentano un ottimo sostituto delle fibre di amianto in quanto il loro diametro è significativamente superiore al limite di respirabilità (circa 5 µm), oltre ad essere ottimi isolanti termici ed acustici.
  • Basamento
    In architettura e nella tecnologia edile il basamento indica una piattaforma che sostiene un edificio, in parte come elemento di fondazione e in parte come elemento architettonico visibile, su cui poggia l'elevato. Può anche indicare la parte inferiore di un edificio, costituita da più piani, con forme architettoniche distinte dai piani superiori. Con il termine basamento può essere inoltre indicato un elemento autonomo che ha funzione di supporto di una statua o a una decorazione, o a qualsiasi altro oggetto, ivi comprese le macchine operatrici, di grandi o piccole dimensioni.
  • Bascula
    Bilancia a più leve mutuamente articolate in modo da poter equilibrare, con piccoli pesi, carichi decine e anche centinaia di volte maggiori; è in pratica una combinazione di una bilancia a sospensione inferiore con una stadera.
  • Base
    Parte inferiore di una struttura architettonica, per esempio la base di un pilastro o di una colonna.
  • Basico
    Chimicamente il termine basico indica una sostanza che ha le proprietà di una base o si comporta come una base, per esempio sale basico, terreno basico (ricco di sali minerali). In geologia il termine basico viene attribuito a rocce eruttive, quasi sempre di colore scuro, relativamente povere di silicio. Nella pratica quotidiana, il termine "basico" identifica sostanze generalmente caustiche e corrosive, capaci di intaccare i tessuti organici e di "far virare al blu" l'indicatore classico per le titolazioni acido-base, rappresentato dalla cartina al tornasole. Esempi di sostanze basiche sono l'ammoniaca, la soda caustica e i più comuni tipi di sapone. L’indice della “forza” di una base” è rappresentata dalla sua concentrazione idrogenionica o pH che, nelle sostanze basiche è compresa fra 8 e 14. Nella tecnologia del calcestruzzo l'indicatore comunemente utilizzato, per verificare se il conglomerato stesso è ancora sufficientemente basico per proteggere le armature dalla corrosione o se ha subito variazioni significative per carbonatazione, è rappresentato dalla fenolftaleina. Vedere il documento “Carbonatazione e corrosione del conglomerato cementizio armato” del Marzo 2015, in www.azichem.com
  • Basolato
    Pavimentazione stradale carreggiabile realizzata con basoli; elementi lapidei tagliati a spacco (porfidi, quarziti, ecc.) a contorno poligonale, ancorati, con specifiche malte, su sottofondi di calcestruzzo o poggiati su sottofondi in terra battuta." Per i "basolati" di tipo ancorato il programma di fornitura Azichem prevede le micromalte cementizie GROUT MICROJ e GROUT MICROJ-S.
  • Bassorilievo
    Opera scultorea le cui raffigurazioni, di diverso aggetto, poggiano su un piano di fondo. È frequente nelle metope e nei fregi dell'ordine ionico, corinzio e composito.
  • Bastarde, malte
    Malte composte, ottenute mescolando due o più leganti di diversa natura allo scopo di combinare i vantaggi di ciascuno di essi. Nella composizione è necessario tenere in seria considerazione le compatibilità chimiche dei diversi leganti impiegati nonché il corretto proporzionamento, in funzione delle esigenze e delle condizioni ambientali. Le malte bastarde, derivando da una combinazione di calci diverse o calce e cemento, consentono, in linea teorica, di migliorare, rispetto alle malte cementizie ordinarie, le caratteristiche di lavorabilità a fresco, di capacità di traspirazione e, in taluni casi di impermeabilità all’acqua. Le resistenze meccaniche che si sviluppano dipendono, a parità delle altre condizioni, dalla quantità e qualità dei leganti idraulici presenti.
  • Batteri
    Organismi praticamente onnipresenti nell’atmosfera, nell’acqua, nel terreno, ecc. Possono penetrare facilmente nei film delle pitture, nei tessuti degli intonaci e dei conglomerati, dando luogo alla decomposizione enzimatica dei componenti più facilmente aggredibili. Privilegiano gli ambienti umidi, leggermente alcalini. La presenza dei batteri è spesso accompagnata da alterazioni cromatiche, odori molesti, ecc.
  • Batteria
    Sistema costituito da due o più pile collegate in serie: la differenza di potenziale di una batteria è uguale alla somma delle differenze di potenziale delle singole pile.
  • Battericida, antibatterico
    Il termine battericida indica una sostanza antimicrobica (che, nella pratica clinica può essere un antibiotico, un disinfettante o un antisettico) in grado di uccidere i batteri ai quali viene applicato. Le sostanze battericide si distinguono da quelle batteriostatiche poiché queste ultime non provocano la morte, ma piuttosto impediscono o limitano fortemente la crescita e la moltiplicazione batterica. Esistono molte sostanze battericide (note soprattutto come antibatteriche nel caso di disinfettanti per la casa), ad azione più o meno mirata (cioè in grado di uccidere più o meno preferenzialmente soltanto i batteri). La loro scelta dipende ovviamente dal loro utilizzo. Ad esempio, l’ipoclorito di sodio, commercialmente noto come candeggina, è un potente battericida che presenta però il problema di una elevata tossicità anche per gli esseri umani, per cui il suo utilizzo è indicato soprattutto per superfici inanimate. Battericidi specifici vengono anche utilizzati per proteggere un prodotto, per esempio le pitture ed i lattici, dall'azione degradante dei microrganismi, sia come conservanti a livello di confezione che in opera, ad avvenuta applicazione.
  • Battuti di cemento, pavimenti
    Pavimenti per interni ed esterni lungamente usato nell’edilizia civile e, in taluni casi, anche nell’edilizia industriale, costituiti, in genere, da un sottile strato (da 1 a 2 cm) di una pasta di cemento, di consistenza rigido-plastica, posto in opera su un sottofondo di calcestruzzo di spessore variabile. Lo strato superficiale, dopo la posa in opera, viene accuratamente compattato e quindi, per contenere le contrazioni da ritiro, rigato sino a realizzare quadri di campitura proporzionale allo spessore dell’insieme.
  • Baumé scala di
    Misura empirica della densità di una soluzione acquosa con simbolo: °Bé. Inizialmente ideata per tarare i densimetri consiste di due scale distinte: una per soluzioni più dense dell'acqua ed una per soluzioni meno dense. Per liquidi più densi dell'acqua 0 °Bé indica il livello raggiunto da un densimetro immerso nell'acqua pura e 15 °Bé indica il livello raggiunto dallo stesso densimetro immerso in una soluzione al 15% in peso di cloruro di sodio in acqua. Per i liquidi più leggeri dell'acqua 10 °Bé indica il livello raggiunto da un densimetro immerso nell'acqua pura e 0 °Bé indica il livello raggiunto dallo stesso densimetro immerso in una soluzione al 10% in peso di cloruro di sodio in acqua. Benché sia un'unità di misura desueta, trova ancora un ampio impiego in ambito commerciale e merceologico.
  • Bauxite
    Minerale di origine sedimentaria derivante dall’alterazione di rocce silicatiche ricche di allumina e/o dal dissolvimento di calcari in ambiente carsico superficiale, composto da idrossidi di alluminio e da sostanze alluminifere amorfe. È il principale minerale dal quale si ricava l’alluminio.
  • Beni culturali
    In termini generali i “beni culturali” sono tutti i beni designati da ciascuno stato e/o dalla Convenzione dell’Aia (1954) come importanti per l'archeologia, la letteratura, l'arte, la scienza, l'etnologia e l'antropologia. Si contrappongono, per definizione, ai "beni naturali" in quanto questi ultimi ci sono offerti dalla natura, mentre i primi sono il prodotto della cultura dell'essere umano. I beni culturali si dividono in beni materiali e in beni immateriali; Un bene culturale si definisce materiale quando è fisicamente tangibile, come un'opera architettonica, un dipinto, una scultura. Si definisce invece immateriale quando non è fisicamente tangibile, come una lingua o dialetto, una manifestazione del folklore ecc. In Italia, nel 2004 è stato emanato il codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004 n. 42, ai sensi dell'articolo 10 della legge 6 luglio 2002 n. 137) Secondo l'art. 10 del codice citato sono beni culturali "le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle Regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, ivi compresi gli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico". Sono inoltre beni culturali altri tipi di documenti e raccolte nonché i beni posseduti da privati se dichiarati tali dalle locali soprintendenze con apposita dichiarazione e non esclusi esplicitamente mediante apposita procedura.
  • Bentonite
    Argilla derivante dall’alterazione di rocce tufacee, costituita essenzialmente da montmorillonite, caratterizzata dalla proprietà di assorbire acqua aumentando il proprio volume sino a 10 volte, in funzione della struttura del reticolo cristallino. La bentonite ordinaria è utilizzata per le sue proprietà “adsorbenti” e decoloranti nell’industria cartaria e per le sue peculiari caratteristiche meccaniche nelle perforazioni petrolifere come “fango di circolazione”. La capacità di assorbire acqua aumentando il proprio volume, particolarmente spiccata nelle Bentoniti sodiche (vedere), trova invece largo impiego nelle impermeabilizzazioni edili.
  • Bentonite sodica
    Particolari argille bentonitiche, di sodio naturale, che possiedono la caratteristica di rigonfiare, se a contatto con l’acqua o con la sola umidità, trasformandosi in "gel" con spiccate capacita impermeabilizzanti. La peculiarità delle bentoniti sodiche è la capacità di stabilizzarsi dimensionalmente in l'assenza d'acqua, per riattivare, in qualsiasi momento, il processo di rigonfiamento impermeabilizzante, nel caso di rinnovati contatti. Le bentoniti sodiche sono utilizzate per la produzione di manufatti e profilati di presidio impermeabilizzante nelle opere edili, con particolare riferimento alle strutture interrate. I protocolli Azichem contemplano, in argomento, i teli impermeabilizzanti CLAYTEX 110, 250 e 500, i profilati waterstop in bentonite sodica e gomme idroespansive CLAYSEAL 25.20 ed altri.
  • Benzene, benzolo
    Liquido incolore, volatile, infiammabile si usa come solvente di gomme, resine, grassi, fibre e resine sintetiche. Nei confronti del conglomerato cementizio armato benzene e benzolo non esercitano azioni aggressive di particolare rilievo, nei confronti della salute umana sono accertatamente tossici: l'inalazione e/o il contatto prolungato possono originare a gravi intossicazioni sino a produrre effetti di tipo leucemico e neoplastico.
  • Benzina
    Miscuglio di idrocarburi liquidi della serie alifatica e idrocarburi della serie etilenica e aromatica. Le benzine hanno composizione diversa in base all'utilizzo che se ne deve fare. Oltre che come carburanti le benzine sono impiegate come solventi in molte industrie. Nei confronti del conglomerato cementizio armato la benzina non esercita azioni aggressive di particolare rilievo anche se, nel caso di contatto prolungato e/o conteni-mento, possono essere richieste impregnazioni di protezione con sistemi a base di silicati del tipo CONSILEX SAN HG.
  • Beola
    Roccia metamorfica gneissica a tessitura tubolare. Facilmente separabile in lastre piane, caratteristica che rende le beole particolarmente adatte per pavimentazioni, coperture, scale, marciapiedi, ecc., è molto diffusa in Lombardia.
  • Bequerel
    Unità di misura derivata della radioattività, nel sistema internazionale di unità di misura. SI, con simbolo Bq. Corrisponde all’attività di un radionuclide che decade, alla velocità media di una disintegrazione al secondo.
  • Bessale
    Laterizio di epoca romana (bessalis) che presentava forma quadrata, con lato di circa cm 20. Veniva utilizzato sia intero che tagliato lungo la diagonale a formare due triangoli equilateri, nell'opus testaceum, mentre, con il lato lungo a vista e la punta verso l'interno del muro, per migliorare la connessione tra i bessali e l'opus caementicium, colato in seguito, all'interno del parametro murario così realizzato.
  • Beton plaquè
    Tecnica di incremento dell'armatura strutturale mediante installazione di adeguati rinforzi in lamiere d'acciaio, incollati alla struttura di conglomerato cementizio armato con specifici adesivi strutturali, in genere epossidici, del tipo SYNTECH AS 31.
  • Betonaggio
    Produzione del calcestruzzo in impianti temporanei di cantiere (mediante betoniere di differente tipo), con-sentita per produzioni limitate ( individuate dalla norma inferiori a 1.500 m3 di miscela omogenea) previa qualificazione iniziale delle miscele per mezzo della "Valutazione preliminare della resistenza" di cui all'articolo 11.2.3 delle NTC. Il termine betonaggio è normalmente utilizzato anche per indicare la produzione di malte, betoncini e conglomerati di calce idraulica, in impianti temporanei.
  • Betoncino, betoncini
    Conglomerati cementizi con ridotto diametro massimo dell’aggregato (sino a mm 10/12). Possono essere ordinari, fibrorinforzati, leggeri e speciali, finalizzati ad una specifica funzione.
  • Betoniera
    Termine, derivato dal francese beton che definisce l’attrezzatura edile preposta ad impastare e miscelare tra di loro i componenti dei conglomerati: malte, betoncini e calcestruzzi. Può essere di tipo fisso per i grandi lavori di cantiere, mobile per i piccoli lavori, o montata su autocarro per il trasporto della miscela nel luogo di utilizzo.
  • Biacca
    Sostanza colorante bianca costituita da carbonato basico di piombo o da ossido di zinco, largamente utilizzata, in passato, come pigmento bianco di base per vernici ad olio. La tendenza ad annerire nel tempo con alterazione dei colori ma, soprattutto la nocività ampiamente accertata, ne hanno imposto la sostituzione con ossido di zinco e bianco di titanio.
  • Bianco di Spagna
    Carbonato di calcio finissimo, usato come pigmento e come lucido per metalli, per l’equilibrato insieme di moderate qualità abrasive che per il suo carattere alcalino: asportazione di tracce di grasso e di manipolazione, rimozione di residui acidi, ecc.
  • Bicarbonato di sodio
    L'idrogeno-carbonato di sodio o carbonato acido di sodio o bicarbonato di sodio, è un sale di sodio dell'acido carbonico. A differenza del carbonato, l'idrogeno-carbonato mantiene uno ione idrogeno dell'acido corrispondente. Commercialmente noto anche semplicemente come bicarbonato è tra gli additivi alimentari codificati dalla UE con la sigla E 500. Il bicarbonato di sodio era utilizzato, per alcune sue proprietà, persino nell’antico Egitto come risulta da diversi papiri, nei quali, con il termine natron, si indicava un miscuglio di carbonato e bicarbonato di sodio che veniva usato per tingere e pulire i tessuti, per fabbricare il vetro e per produrre sapone. Una forma particolare di bicarbonato di sodio ad elevata purezza, denominata Sale di Vichy, è utilizzata nei composti bioedili della linea SANAGEB.
  • Bicompartimentali
    Speciali attrezzature, caratterizzate dalla presenza di serbatoi distinti, in grado di unire i rispettivi contenuti, miscelandoli nel punto di erogazione, utilizzati per l’iniezione di composti polimerici bicomponenti.
  • Bicomponenti
    Particolari prodotti, in genere polimerici, predisposti in confezioni separate, A e B, che debbono essere uniti e mescolati accuratamente, nel momento della preparazione per l’impiego. In genere, il componente A è indicato come base, mentre il componente B è definito come catalizzatore o indurente.
  • Bietta
    Il termine indica tanto la barretta metallica, detta anche chiavetta o chiavella, che serve ad impedire lo scorrimento o la rotazione di due pezzi a contatto, che il laterizio posto fra due volterrane.
  • Bifora
    Motivo architettonico costituito da una finestra a due aperture, divisa centralmente da una colonnina o da un pilastro.
  • Bilancia analitica
    Bilancia con cui si può determinare la massa di oggetti pesanti fino a 200 grammi, con la precisione di mg 0,1.
  • Bilancio di impatto ambientale
    Strumento conoscitivo preliminare, di natura sia fisico-tecnologica che socioeconomica, che delinea una ipotesi di costi/benefici rispetto ad una azione proposta, sia in termini di opere o che di attività, derivato dalle positive esperienze dell'Environ-mental Impact Assessment.
  • Bilancio ecologico
    Elemento fondamentale dell’analisi dei prodotti sotto l’aspetto della tutela ambientale. Comprende tutte le fasi del ciclo di vita dei prodotti, dall’estrazione delle materie prime allo smaltimento (lettera C), nonché tutti i trasferimenti materiali ed energetici connessi. Le metodologie analitiche del bilancio ecologico non si limitano ad essere applicabili ai soli prodotti ma possono essere estese all’intera attività aziendale: consumi energetici ed idrici, produzione di rifiuti, eventuale nocività delle materie impiegate e così via.
  • Bilancio energetico
    Metodo di calcolo della quantità di energia necessaria per coprire, mediante fonti energetiche esterne (gasolio, metano, energia elettrica), il fabbisogno energetico termico di un edificio, al fine di effettuare confronti con il bilancio energetico di altri edifici o con valori guida. I parametri di calcolo debbono contemplare gli apporti energetici gratuiti (naturali ed artificiali) e delle perdite di calore.
  • Binder
    Conglomerato bituminoso, a base di bitume, sabbia e pietrisco, che si applica, in uno strato di 5-10 cm di spessore, tra fondazione e strato d’usura nelle pavimentazioni che debbono sopportare un traffico pesante per evitare cedimenti, ondulazioni o fratture del manto stradale.
  • Bio
    Elemento della terminologia scientifica utilizzato sia come prefisso che all’interno di un sostantivo o di un aggettivo, per indicare il significato di “vita”, “essere vivente”, “che vive”, ecc. I termini biologico, biochimica, bioedilizia, bioarchitettura, biodegradabile, bioritmo ed altri, ne rappresentano alcuni esempio classici.
  • Bioarchitettura - Bioedilizia
    Parte dell'architettura che adopera per le costruzioni, materiali e tecnologie, che riducano al minimo, o non provochino inquinamento, di tipo chimico-fisico ed elettromagnetico, sia in relazione all'ambiente inteso in senso più generale, sia più specificamente all'uomo.
  • Biochimica
    Disciplina ponte fra la chimica e la biologia, concernente lo studio della chimica della vita e delle reazioni chimiche complesse che danno origine alla vita stessa, attraverso l’analisi della struttura e delle trasformazioni dei componenti delle cellule, quali le proteine, i lipidi i carboidrati, gli acidi nucleici e altre biomolecole.
  • Biocidi, pesticidi
    Sostanze chimiche usate per eliminare la crescita di specie biologiche indesiderate, specie in agricoltura. In edilizia i biocidi trovano impiego nella protezione del legno e delle pitture. Si tratta, in genere, di sostanze tossiche per l’uomo e per l’ambiente, sottoposti ai vincoli del regolamento emesso nel 1993, dalla Commissione Europea, che contiene uno specifico elenco dei biocidi ammissibili.
  • Bioclastico
    Sedimento naturale formato da resti organici (gusci, scheletri di animali, piante).
  • Bioclimatica, architettura
    Disciplina che si avvale degli elementi naturali del sito (il sole, il vento, l'acqua, il terreno e la vegetazione) per realizzare edifici termicamente efficienti in grado di soddisfare i requisiti di comfort termico e di benessere, indipendentemente dall'uso di impianti di climatizzazione. L'approccio bioclimatico è legato al principio di autosufficienza e alla consapevolezza che i principali fenomeni che influiscono negativamente sull'ambiente sono causati dal consumo di grandi quantità di energia non rinnovabile, nonché dalle emissioni dei gas e di CO2 provenienti dagli impianti di climatizzazione e di riscaldamento. Lo scopo dell'architettura bioclimatica è il controllo del microclima interno, con strategie progettuali "passive" che, minimizzando l'uso di impianti meccanici, massimizzano l'efficienza degli scambi termici tra edificio e ambiente. Poiché le esigenze termiche dell'edificio variano a seconda della stagione e della latitudine, l’architettura bioclimatica studia anche gli aspetti inerenti le caratteristiche geometriche e strutturali dell'edificio, la sua localizzazione e l'orientamento.
  • Biodegradabilità
    La biodegradabilità è una proprietà delle sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, particolarmente importante per il mantenimento dell'equilibrio ecologico del pianeta. Può essere definita come possibilità dei materiali degradabili, di essere decomposti dalla natura, o meglio, dai batteri saprofiti. In termini pratici, una sostanza decomponibile, viene attaccata da alcuni batteri che ne estraggono gli enzimi, necessari alla decomposizione, trasformandoli in prodotti semplici che possono essere assorbiti completamente nel terreno. Al contrario, una sostanza non decomponibile, o decomponibile in termini eccessivamente lunghi, rimanendo nel terreno senza venire assorbita, è fonte di inquinamento Perché un composto può essere considerato biodegradabile quando in natura esiste un batterio in grado di decomporlo. Tutti i composti organici naturali, sono facilmente decomponibili. La carta ha un ciclo di decomposizione che va da alcune settimane a un anno, mentre tutti i prodotti sintetici moderni, esclusi alcuni speciali, come la plastica bioecologica, non possono essere decomposti dalla natura, poiché nessun batterio è capace di elaborare un enzima che semplifichi il materiale. Le sostanze non biodegradabili più comuni sono le materie plastiche, formate principalmente da carbonio, idrogeno e ossigeno, elementi che come tali potrebbero essere decomponibili, ma, la loro unione determina la formazione di molecole troppo complesse per essere decomposte in natura. La categoria di materiali meno decomponibili e quindi non biodegradabili è rappresentata dagli idrocarburi clorurati.
  • Biodiversità
    Il termine "biodiversità", che traduce inadeguatamente l’inglese "biodiversity", meglio traducibile come "biovarietà". è recentemente entrato nell’uso comune, a seguito della diffusione di una cultura della conservazione ambientale, che ha riconosciuto l’estrema importanza del concetto stesso di "biodiversità". In altri termini la biodiversità che attiene la varietà delle forme di vita vegetali e animali presenti negli ecosistemi del pianeta, è una disciplina conseguente alla consapevolezza che la vita sulla terra, compresa quella della specie umana, è possibile soltanto grazie a un elevato livello di funzionalità degli ecosistemi che deve essere, il più possibile, conservato.
  • Bioedilizia - Bioarchitettura
    Disciplina che studia le proprietà fisiche dei materiali usati nell'edilizia, in relazione alla salute dell’uomo e dell’ambiente. In questi ultimi anni l’attenzione della collettività, nei confronti delle tematiche ambientali, si è fortemente accresciuta coinvolgendo, inevitabilmente, anche il settore delle costruzioni che ha visto l’affermarsi di una nuova disciplina identificata come “bioedilizia” e/o “bioarchitettura”. I termini “ecologico”, “biocompatibile”, “a basso impatto ambientale”, peraltro non sempre convenientemente definiti, hanno fatto la loro comparsa anche in cantiere determinando, di volta in volta, perplessità, diffidenza, entusiasmo. Azichem, con la Linea Sanageb, si occupa di bioedilizia e di salubrità degli ambienti confinati da oltre quindici anni, con un approccio pragmatico, informato alla coniugazione del soddisfacimento degli obiettivi bioedili con le esigenze applicative, funzionali e prestazionali più concrete ed usuali.
  • Biogas
    Fonte alternativa fra le più utilizzate per la produzione di energia rinnovabile. E' il risultato della degradazione, in assenza di ossigeno (processo di digestione anaerobica) di varie sostanze organiche ad opera di numerosi batteri. L'energia racchiusa nei legami chimici è poi rilasciata e immagazzinata principalmente sotto forma di metano (CH4) che, con l’anidride carbonica (CO2) è il principale costituente del biogas. Altre sostanze presenti in minor percentuale sono gli ossidi di carbonio, l’azoto, l’idrogeno e l’idrogeno solforato. Il biogas possiede un alto potere calorifico che può essere convertito in elettricità e calore. Il residuo della fermentazione, il digestato, è un materiale liquido, inodore, ad altissimo valore agronomico.Il biogas è indicato dall'U.E. tra le fonti energetiche rinnovabili, non fossili, che possono garantire non solo autonomia energetica, ma anche la riduzione graduale dell'attuale stato di inquinamento dell'aria e quindi dell'effetto serra.
  • Bioindicatore
    Detto anche indicatore biologico è rappresentato, in genere, da una specie animale e/o vegetale, in taluni casi piante o funghi, caratterizzati da particolare sensibilità ai cambiamenti causati dai fattori inquinanti all'ecosistema.
  • Biologico
    Ambiente in cui si trovano organismi viventi, prodotto biologico, prodotto e relativo ciclo di produzione che non altera le condizioni di vita di esseri viventi e quindi del loro territorio e del loro clima.
  • Biomassa
    La Direttiva Europea 2009/28/CE, ripresa da tutta la legislazione ad essa riferente, definisce la biomassa come "la frazione biodegradabile dei prodotti, rifiuti e residui di origine biologica provenienti dall'agricoltura (comprendente sostanze vegetali e animali), dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, comprese la pesca e l'acquacoltura, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani".Le biomasse e i combustibili da esse derivate emettono nell'atmosfera, durante la combustione, una quantità di anidride carbonica più o me-no corrispondente a quella che viene assorbita in precedenza dai vegetali durante il processo di crescita. L'impiego delle biomasse ai fini energetici non provoca quindi il rilascio di nuova anidride carbonica, principale responsabile dell'effetto serra. Inoltre, data la loro natura, la biodegradabilità costituisce un ulteriore vantaggio per l'ambiente.
  • Biossido di titanio
    Pigmento bianco di simbolo TiO2 che, in funzione della struttura cristallina, prende il nome di "anatase" o "rutile". Trova larghissimo impiego sia nell'industria chimica, nella produzione di pitture e più recentemente, nell’edilizia ecosostenibile, per la proprietà del biossido di titanio, nella forma anatase, di svolgere una efficace azione di riduzione degli inquinanti. Il processo fotocatalitico, che avviene sui rivestimenti con biossido di titanio, sotto l’azione dei raggi solari, converte le sostanze inquinanti più nocive, quali ossido di azoto, biossido di zolfo, polveri sottili, ecc., in composti che la pioggia può rimuovere facilmente consentendo una effettiva riduzione dell’inquinamento.
  • Biossido di zolfo
    I due composti SO2 ed SO3 (indicati con il termine generale SOx), sono i principali inquinanti atmosferici da ossidi di zolfo Le caratteristiche principali sono l’assenza di colore, l’odore pungente e la reattività con l’umidità dell’aria, che porta alla formazione dell’acido solforico, spesso presente nelle piogge acide. Le principali fonti di biossidi di zolfo inquinanti sono costituite dai processi di combustione di combustibili in cui lo zolfo è presente come impurezza (carbone, olio combustibile, gasolio); in questi processi insieme al biossido o anidride solforosa (SO2), si produce anche anidride solforica (SO3). Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie.
  • Bipedale
    Laterizio di epoca romana che presenta forma quadrata con lato di due piedi, circa cm 59, che deriva il suo nome dal latino bipedales, "di due piedi", con riferimento alle sue dimensioni, utilizzato sia intero che tagliato a metà, a formare due rettangoli, in opere di rivestimento, in parametri faccia a vista e nella finitura degli archi.
  • Biscotto, Biscuit
    Supporto ceramico di prima cottura, privo di rivestimenti e delle decorazioni vetrificabili. La biscottatura è infatti il termine che definisce la prima cottura nei prodotti ceramici.
  • Bitume
    Miscela di idrocarburi naturali o residuati della distillazione del petrolio grezzo. I bitumi naturali, spesso reperibili quali impregnanti delle rocce sedimentarie, in miscela con sostanze minerali, costituiscono gli asfalti naturali. Il bitume ha proprietà legate al calore, è impermeabile e isolante e per queste caratteristiche è molto usato per pavimentazioni stradali, manti impermeabili, isolamenti elettrici, ecc.
  • Bizantino
    Lo stile che si formò nell'impero romano d'Oriente (Bisanzio), o Impero bizantino, di cultura prevalentemente greca, separatosi dalla parte occidentale, di cultura quasi esclusivamente latina, dopo la morte di Teodosio I nel 395. L'impero, dopo una lunga crisi, la sua distruzione da parte dei crociati nel 1204 e la sua restaurazione nel 1261, cessò definitivamente di esistere nel 1453, con la conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi ottomani guidati da Maometto II.
  • Blister, Blistering
    Termine convenzionalmente utilizzato per definire la comparsa di bolle sulla superficie di una lastra di calce-struzzo, nel corso delle operazioni di finitura. È un evento correlabile con la composizione del calcestruzzo, con incorrettezze nelle modalità e nella tempistica esecutiva delle lavorazioni, in grado di inficiare non soltanto l’aspetto estetico ma anche, in modo significativo, le prestazioni funzionali delle pavimentazioni in calcestruzzo. Per maggiori informazioni consultare il documento "Blister, l'acne giovanile che invecchia precocemente il calcestruzzo", dell'Agosto 2015, in www.azichem.com ,
  • Blistering
    La comparsa di bolle sulla superficie del calcestruzzo fresco, o nella fase di primo indurimento è generalmente identificata con il termine “blistering”. Le bolle possono avere dimensioni variabili, da pochi millimetri sino a decine di millimetri. Talvolta possono raggiungere dimensioni ancora maggiori, sono rivestite da una pellicola di malta densa e possono contenere, inizialmente, sia aria accidentalmente inglobata (trapped air) che concentrazioni di acqua di affioramento (bleeding). Mentre le bolle di dimensione maggiore sono facilmente individuabili e consentono una qualche forma di intervento, quelle di dimensione ridotta, specie in condizioni di scarsa illuminazione, possono passare inosservate. In ogni caso, se trascurate, le bolle da blistering, si manifesteranno con fratture e disgregazioni, non appena la superficie verrà sottoposta al traffico. (vedere i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Bocciardato, bocciardatura
    Superficie lapidea o di altra natura, ivi compreso il calcestruzzo, trattata con la bocciarda; grosso martello avente l’estremità della bocca dotata di più punte piramidali l’una accanto all’altra. La bocciardatura è anche la particolare lavorazione a cui sono sottoposte le lastre di fabbrica per mezzo di una particolare attrezzatura definita bocciardatrice. Tale strumento rende zigrinata la superficie e viene utilizzato nella lavorazione dei prodotti di fabbrica quali marmi e graniti.
  • Boiacca
    Miscela fluida di cemento ed acqua. Miscela fluida o liquida, di cemento o calce, addizionata o meno con agenti atti al conseguimento di specifiche caratteristiche e prestazioni. Quando è composta dal solo legante e dall’acqua è definita con il termine di “miscela o boiacca binaria”, nel caso dell’addizione di agenti particolari, può assumere il nome della caratteristica funzionale, per esempio le boiacche passivanti REPAR STEEL e REPAR MONOSTEEL, le boiacche antiritiro per il fissaggio e l’ancoraggio GROUT CABLE e GROUT MICROJ. Fra gli impieghi usuali più frequenti possono essere annoverati il fissaggio di elementi lapidei tagliati a spacco, tipo porfidi, sanpietrini, quarziti, ecc, il riempimento delle fughe fra piastrelle, il consolidamento strutturale mediante iniezioni di apposite boiacche, la lubrificazione preliminare dei tubi delle pompe per malte e calcestruzzi, la colmatura di piccole fenditure in opere in conglomerato cementizio armato. Fra gli impieghi più o meno abbandonati o da abbandonare, comunque non più consigliabili, si rammentano le boiacche di ripresa, stese sulle superfici in calcestruzzo, preliminarmente alla messa in opera di un nuovo conglomerato.
  • Boiacche passivanti
    Speciali boiacche cementizie di consistenza plastica, pennellabile, addizionate con particolari agenti anticorrosivi, che, applicate su ferri di armatura comunque sporgenti, preventivamente puliti sino a ripristinarne la corretta lucentezza metallica, sono in grado di apportare la necessaria alcalinità all’interfaccia acciaio-calcestruzzo, svolgendo quindi un'efficace azione di protezione anticorrosiva, si rammentano, a titolo di esempio, nel programma di fornitura Azichem, i prodotti REPAR STEEL e REPAR MONOSTEEL.
  • Bolomey, curva granulometrica
    Vedere “Curva granulometrica di Bolomey”. Lettera C.
  • Borace
    Disponibile sotto forma di cristalli bianchi è una sostanza debolmente alcalina, utilizzata nel restauro di pezzi d'antiquariato per togliere le macchie d'acido, nei processi industriali come pellicola protettiva per la salda-tura, o come additivo per rinforzare gli stampi di gesso, nonché per l’estrazione della caseina.
  • Bottaccioli, calcinaroli
    Fenomeni di rigonfiamento localizzato che si possono riscontrare sulla superficie degli intonaci di calce idrata, dovuti all’incompleto spegnimento della calce viva, noti anche come "calcinaroli": L’incompleto spegnimento comporta infatti la presenza di elementi di ossido di calcio CaO, non spenti. Il rigonfiamento è dovuto alla idratazione in opera della calce viva che avviene con aumento di volume . (vedere lettera C).
  • Botticino
    Il Botticino, noto anche come “Marmo Botticino” è una qualità di calcare micritico compatto (puro) di colore beige, estratto nelle cave di Botticino, Nuvolento, Nuvolera, Rezzato e Serle. Caratterizzato da elevati valori di compattezza, coniugati con bassi valori di assorbimento e porosità, il Botticino è un rivestimento di pregio, idoneo all'impiego all'esterno per la valenza estetica e le interessanti caratteristiche meccaniche quali la resistenza alla compressione, alla flessione e all'usura. Le possibili alterazioni del Botticino sono l’erosione superficiale fino a disgregazione, la possibile solfatazione con formazione di croste, nonché moderate alterazioni cromatiche. Per l’assenza di componenti nocive e radioattive le sabbie di Botticino sono state selezionate da Azichem, come componenti delle malte bioedili Sanageb.
  • Bovindo
    Balcone, chiuso da finestre, sporgente per uno o più piani della facciata di un edificio; costituisce un’appendice dello spazio interno, fortemente illuminata, ragione per cui venne introdotta nei paesi nordici e successivamente diffusa dappertutto con l’architettura moderna, sia per l’esigenza estetica (più che funzionale) di vaste aperture vetrate, sia per la buona adattabilità ai sistemi costruttivi odierni.
  • Bradisismo o bradisisma
    Lento movimento di sollevamento (bradisismo negativo ) o di abbassamento (bradisismo. positivo ) del terreno, in aree localizzate della crosta terrestre. I fenomeni, facilmente identificabili lungo le coste marine, si manifestano anche nelle masse continentali.
  • Brasiliana, prova di trazione indiretta
    Determinazione indiretta della resistenza a trazione del calcestruzzo definita come prova Brasiliana o splitting test, basata sulla norma UNI EN 12390-6. La prova brasiliana prevede una compressione longitudinale lungo due generatrici diametralmente opposte di un provino cilindrico. Nella condizione descritta si genera una trazione nel piano diametrale La resistenza a trazione viene poi calcolata con l’ausilio di una specifica relazione che consente di ottenere risultati abbastanza simili a quelli della prova a trazione diretta anche se, cautelativamente è consigliabile assumere che la resistenza a trazione effettiva possa essere pari all’80-90% del valore ottenuto dalla prova di splitting test.
  • Breccia
    Conglomerato naturale costituito da frammenti di rocce provenienti da un’area di alimentazione ristretta, de-positati dopo un breve trasporto. In funzione delle rocce originarie le brecce possono essere caratterizzate da una considerevole varietà in termini di caratteristiche e prestazioni Alcune brecce ben cementato costituiscono un eccellente materiale di rivestimento. A titolo di esempio la breccia cenerina (o breccia cinerina) è una varietà di marmo colorato, utilizzata nella Roma antica per mattonelle pavimentali e piccole vasche. Si tratta di una varietà con fondo violaceo e inclusioni biancastre di piccole dimensioni e di forma allungata, disposte tutte nella stessa direzione.
  • Brillantezza
    Definita anche con i termini lucidità o lucentezza di un materiale definisce se la superficie finale è opaca oppure lucida. L'unità di misura è un indice definito Gloss Units (abbreviato GU), o semplicemente Gloss che va da 0 a 100%. Lo strumento di misurazione è il riflettometro o glossmetro, che misura la riflessione speculare, ossia l'intensità della luce riflessa, entro un’area di dimensioni ridotte, sull'angolo di riflessione. Maggiori particolari sulla misurazione della brillantezza sono contenute nella norma ISO 2813.
  • Brinell, durezza
    Scala di durezza, ovvero indicazione numerica indicante le caratteristiche di deformabilità plastica di un materiale, definita anche come resistenza alla deformazione permanente. Le prove di durezza determinano la resistenza offerta da un materiale a lasciarsi penetrare da un altro (penetratore). Esistono diverse scale per misurare la durezza dei materiali. Le più usate sono infatti la scala Brinell, la scala Vickers, la scala Rockwell, la scala di Mohs e, per gomme, polimeri ed elastomeri, la scala Shore.
  • Broccatello
    Roccia sedimentaria calcarea (calcare – biomicrite) con colorazioni vivaci, in genere a struttura microcristal-lina, contenente bioclasti in una matrice di calcite. La colorazione, determinata dal tipo di inclusione, può va-riare dal giallo al rosso. Il Broccatello possiede buone caratteristiche di lavorabilità e lucidabilità. A titolo di esempio la varietà nota come “Giallo di Verona presenta macule più chiare nell’ambito della colorazione gialla, il Broccatello di Siena è giallo screziato, Il Broccatello di Spagna può essere giallo, brono o rosso cupo. Dal punto di vista delle possibili alterazioni si rammentano i fenomeni tipici delle rocce carbonatiche colo-rate: alterazione cromatica, erosione superficiale e solfatazione
  • Bronzo
    Lega costituita da rame e stagno e in piccole proporzioni altri metalli. In architettura è impiegato soprattutto per finiture o decorazioni.
  • Bruciatura della tinta a calce
    Fenomeno di alterazione delle pitture a base di calce, dovuto in genere ad una applicazione della pittura in presenza di temperature troppo alte o troppo basse. Questo fenomeno è riconoscibile dal manifestarsi di macchie biancastre sulla superficie e dal rapido degrado cui la pittura è soggetta.
  • Brunitura
    Trattamento chimico cui vengono sottoposte alcune superfici metalliche per proteggerle dagli effetti corrosivi dell'atmosfera e per migliorarne le caratteristiche estetiche. Il termine brunitura è anche utilizzato per designare l’operazione con cui si ottiene la lucidatura e levigatura dei metalli grazie ad un strumento, il brunitoio, in acciaio o agata.
  • Bugholes
    Rappresentano la conseguenza della formazione, causata da diverse incorrettezze esecutive, di vuoti (bolle), di dimensioni e quantità variabile, a ridosso delle superfici continue, in genere le casseforme ed appaiono all’atto del disarmo. (vedere i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Bugna
    Concio sporgente con regolarità dal vivo del muro, per accentuar ne il contrasto chiaroscurale. La bugna, generalmente di forma quadrata o rettangolare, può essere: piana, con contorni netti e superficie levigata; a cuscino, con superficie convessa e forme mollemente arrotondate; sagomata, quando il rilievo è a più piani; a punta di diamante, se sfaccettata come il diamante.
  • Bugnato
    Parte sporgente, sbozzata, delle pietre utilizzate per un paramento murario, che di definisce in questo caso "bugnato" ( dal gallico "bugna" che vuol dire "tronco d'albero rigonfio"). Un' imitazione del bugnato è ottenuto con conci lapidei di forma quadrangolare o rettangolare murati con giunti piuttosto incavati. Questo tipo di rivestimento è stato realizzato frequentemente utilizzando intonaci trattati a imitazione del materiale naturale. In questo caso sull'intonaco, steso in strati di forte spessore, veniva riproposta la tessitura del materiale lapideo, ridisegnando le riquadrature dei conci con incisioni profonde simili a giunti.
  • Butadiene
    Alchene composto da quattro atomi di carbonio ("buta" da butano) che presenta due doppi legami, utilizzato per preparare elastomeri quali il polibutadiene, il neoprene o copolimeri con stirene (l'SBS) o acrilonitrile.
  • C

  • Calamina
    Definita anche con il termine “scaglie di laminazione” è uno stato di ossidi di ferro particolarmente duro ed aderente, che si forma sulla superficie del metallo durante il processo di laminazione. È importante considerare che per un corretto trattamento, di qualsivoglia natura, lo strato di calamina deve essere rimosso, preliminarmente alle operazioni di verniciatura e/o rivestimento dei manufatti metallici.
  • Calce
    La norma UNI EN 459-1: “Calci da costruzione: definizioni, specifiche e criteri di conformità”, al punto 3.0, definisce la calce come “materiale che comprende tutte le forme fisiche e chimiche sotto le quali possono presentarsi gli ossidi di calcio e/o magnesio (CaO e MgO) e/o gli idrossidi [Ca(OH)2 e Mg(OH)2]” e ne fornisce l’elencazione che comprende: calci da costruzione, calci aeree, calci vive, calci idrate, calci calciche, calci dolomitiche, calci dolomitiche semi-idrate, calci dolomitiche idrate, calci idrauliche naturali, calci idrauliche naturali con materiali aggiunti, calci idrauliche.
  • Calce dalla preistoria
    La calce è un materiale antico, che ha segnato le tappe fondamentali della storia millenaria dell'edilizia e dell'architettura. La sua scoperta fu probabilmente legata al contatto casuale di pietre calcaree poste a delimitazione di un fuoco. Nel portale “Forumcalce” si rammenta come il più antico manufatto rinvenuto realizzato con la calce è un conglomerato usato in una pavimentazione rinvenuta nel 1985 a Yiftah nella Galilea meridionale (Israele), datato al 7000 a.C. Questa pavimentazione, che si presenta molto compatta e con una superficie dura e levigata, è stata realizzata con calce e pietra e collocata su un basamento uniforme di argilla sabbiosa.
  • Calce idrata extraventilata o fiore di calce
    Legante aereo in polvere ottenuto per spegnimento"a secco", cioè con l'acqua strettamente necessaria al completamento della reazione chimica di idratazione,di calce grassa aerea, ottenuta per cottura a legna di pietra calcarea particolarmente pura e cristallina, (costituito per circa il 98% di CaCO2 ). Il procedimento accennato è volto ad ottenere un prodotto di elevato candore, esente da zolfo.
  • Calce idrata in pasta (grassello)
    Il termine “grassello” definisce la pasta idrata di calce, lungamente maturata in apposite fosse, utilizzata sin dall’antichità nell’arte del costruire ed ancora attuale nel confezionamento di malte, intonaci, stucchi, pitture, coloriture e finiture architettoniche di particolare pregio artistico. Il portale “Forumcalce” precisa come la calce idrata in pasta ed il grassello di calce siano prodotti molto diversi fra loro e, come tali, da non confondere. La principale differenza tra una calce idrata in pasta e il grassello di calce è che la prima non beneficia degli straordinari effetti che il tempo produce in ordine alla struttura chimico-fisica del materiale, durante quello che viene chiamato invecchiamento o maturazione. Durante la maturazione (fase che caratterizza e distingue il grassello dalla pasta di calce idrata) i cristalli di idrossido di calcio (portlandite) subiscono importanti cambiamenti morfologici e dimensionali, con il risultato di aumentare plasticità, lavorabilità e ritenzione d'acqua. Con il grassello di calce si ottengono malte più 'grasse', più plastiche e lavorabili, quindi meno soggette a ritiro, a suzione da parte delle murature e pertanto preferibili sul piano tecnico e estetico. Inoltre, le pitture formulate con grassello di calce, rispetto quelle formulate con calce idrata in pasta (o in polvere), hanno una minor tendenza segregare, non richiedono additivi organici, attraverso la carbonatazione si fissano al supporto con maggior velocità e forza e, se ben applicate, non hanno tendenza a 'sporverare.
  • Calce tinta a
    È la più antica forma di imbiancatura delle superfici edificate. Sul piano pratico è una sospensione molto diluita di calce in acqua che può essere impiegata sulla maggior parte delle superfici anche se si adatta preferibilmente a supporti porosi, come ad esempio intonaci a calce, pietre naturali, laterizi ecc. Le superfici dipinte a calce presentano gradevoli effetti cromatici, sono permeabili al vapore e, grazie al pH elevato, esercitano un’efficace azione igienizzante ed antisettica.
  • Calcestruzzo a composizione richiesta
    Per miscela a composizione richiesta s’intende un calcestruzzo del quale il progettista specifica puntualmente la composizione della miscela ed i materiali da utilizzare. Il produttore è responsabile della fornitura della miscela specificata così come richiesta, ma non risponde delle prestazioni effettive della stessa. Nel caso di calcestruzzo a composizione richiesta occorre presentare una documentazione delle prove preliminari effettuate, volta a garantire che la composizione richiesta sia adeguata per soddisfare tutti i requisiti riguardanti le prestazioni del calcestruzzo nelle fasi fresca e indurita, tenendo conto dei materiali componenti da utilizzare e delle particolari condizioni del cantiere. Riferimento punto 6.1 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo aggregati e resistenza
    L’aggregato ha un ruolo chiave nella produzione del calcestruzzo perché limita la resistenza potenziale ottenibile. Non si conoscono né i meccanismi attraverso i quali si manifesta l’azione limitante né le proprietà fisiche e chimiche del materiale effettivamente coinvolte. Gli aggregati ordinari di buone caratteristiche permettono di raggiungere resistenza fino a 120-140 N/mm2, ma soltanto con alcuni tipi di aggregato è possibile raggiungere resistenza di 170 N/mm2. È opinione accettata che fattore determinante sia la forza del legame che si stabilisce all’interfaccia tra l’aggregato e la pasta e non la resistenza meccanica della roccia che, salvo qualche eccezione, risulta generalmente adeguata. La forza del legame d’interfaccia è in relazione con la mineralogia e la tessitura superficiale della roccia e con la composizione della pasta. Riferimento punto 8.1.5 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo armato C.A.
    Il materiale “calcestruzzo” fornisce buone prestazioni in termini di resistenza a compressione, ma è purtroppo caratterizzato da scadenti valori di resistenza a trazione. Questa carenza rende il calcestruzzo, come tale, inutilizzabile per la creazione di pilastri, travi, sbalzi, ecc. perché presenterebbero un vistoso tallone d’Achille nella zona tesa. Lʼacciaio, al contrario, è un materiale con resistenze a trazione e compressione molto simili ed elevate e presenta un modulo di dilatazione termica quasi uguale a quello del calcestruzzo. L’unione coattiva dei due materiali fornisce un materiale composito, il cemento armato o “conglomerato cementizio armato”, estremamente versatile con buone caratteristiche di resistenza. Inizialmente lʼarmatura d’acciaio veniva inserita nel calcestruzzo senza il supporto di calcoli specifici ed era costituita da semplici barre di ferro. La nascita del calcestruzzo armato moderno è riconducibile alle esperienze di Monier, del 1849, successivamente formalizzate con il brevetto industriale di Hennebique del 1892. Sino alla prima metà del 900, i ferri usati per le armature avevano forme e disegni diversi, (quadrati, piatti, elicoidali, ecc.). Successivamente si introdussero le barre tonde, lisce che, per ovviare alla possibile scarsa aderenza al calcestruzzo, venivano ancorate piegando ad uncino le estremità della barra. Lʼevoluzione tecnologica e normativa ha ormai imposto il ricorso esclusivo a barre con la superficie sagomata, chiamate "barre ad aderenza migliorata", in grado di garantire lʼaderenza al conglomerato, proprio per la loro superficie ruvida che si oppone efficacemente allo sfilamento dellʼarmatura.
  • Calcestruzzo autocompattante (SCC)
    Calcestruzzo che si compatta, anche in casseforme complesse, per effetto del solo peso proprio senza apporto di energia esterna (vibrazione), caratterizzato da elevata coesività.
  • Calcestruzzo cause esterne di degrado
    Sono rappresentate dagli “Agenti chimici naturali e industriali” quali il solfato delle acque e terreni, l’anidride carbonica, gli ioni cloro, le acque reflue urbane, le acque a bassa durezza, gli acidi e le basi inorganiche, i sali gli idrocarburi ecc. e dalle “Azioni fisiche e meccaniche” quali il congelamento del calcestruzzo fresco, i cicli gelo-disgelo, i sali disgelanti, il fuoco, le alte temperature, i carichi di esercizio, i carichi non previsti, l’abrasione, l’erosione e la cavitazione. Riferimenti: norma UNI 8981-1-1999 “Durabilità delle opere e dei manufatti di calcestruzzo - Definizioni ed elenco delle azioni aggressive.
  • Calcestruzzo colorato
    Nell’ambito dei calcestruzzi confezionati con cemento ordinario, bianco o grigio, è possibile ottenere, colorazioni soddisfacenti, attraverso il corretto uso di pigmenti insolubili in acqua, resistenti agli alcali ed alla luce, rappresentati da particolari ossidi di ferro. Nelle esemplificazioni riportate a lato vengono illustrate alcune opportunità, differenziate dal colore primario dell’ossido utilizzato e dal suo rapporto ponderale con il cemento. Il campo delle opportunità è naturalmente molto più vasto così come più numerose sono le variazioni di colore e tonalità conseguibili.
  • Calcestruzzo di peso normale
    Vedere “calcestruzzo, suddivisione per massa volumica”.
  • Calcestruzzo e acqua di idratazione
    La presa e l’indurimento dell’impasto cementizio dipendono dalla continua presenza d’acqua. Il calcestruzzo all’atto del getto contiene una quantità d’acqua libera che assicura l’idratazione del cemento. È necessario fare in modo che quest’acqua resti disponibile, o comunque possa essere rapidamente ripristinata sino a quando lo spazio riempito da acqua e cemento non sia in gran parte sostituito da prodotti di idratazione. Il processo di idratazione (e quindi l’indurimento) può infatti progredire significativamente quando la tensione di vapore nei pori della pasta cementizia è prossima al valore di saturazione (UR > 90%). Riferimento: punto 5.2.2 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo e attacco acido
    In generale il calcestruzzo di cemento Portland non presenta una buona resistenza all’attacco degli acidi. Il meccanismo di azione dipende dal tipo di acido. In generale però si può dire che il deterioramento principale del calcestruzzo è dovuto alla reazione tra idrossido di calcio, presente nei pori, e l’acido. Nella maggior parte dei casi si formano dei compositi solubili che vengono poi dilavati dalle soluzioni acquose lasciando dietro di sé dei vuoti che indeboliscono la struttura e la espongono ad ulteriori attacchi da parte degli agenti aggressivi. Sia gli acidi che le soluzioni saline sono così in grado di raggiungere i ferri di armatura; il cambiamento di pH (da basico ad acido) provoca la formazione della ruggine che, a causa dell’aumento di volume, provoca la fessurazione del calcestruzzo. Vedere il documento “Calcestruzzi ed agenti chimici aggressivi” – Dicembre 2013, in www.azichem.com
  • Calcestruzzo e attacco da cloruri
    Gli ioni cloruro, secondo l’interpretazione più diffusa, distruggono il film di protezione dell’armatura formando cloruro ferroso che, in presenza di ossigeno, riprende a catena il ciclo di corrosione. Gli ioni cloruro, anche in assenza di carbonatazione, oltre al meccanismo d’attacco accennato che porta alla formazione di ruggine, possono provocare un altro tipo di corrosione più localizzata con formazione di cavità strette, a pareti nette, dirette verso l’interno dei ferri (pitting corrosion). Questo tipo di attacco è dovuto alla formazione di una zona anodica molto ristretta rispetto alla zona catodica, ancora passivata, molto estesa. In queste condizioni, la dissoluzione del metallo avviene verso l’interno dei ferri e contemporaneamente l’ambiente diventa acido per formazione di acido cloridrico, che alimenta sempre più il processo corrosivo La penetrazione dei cloruri è sempre riconducibile alla permeabilità del calcestruzzo.
  • Calcestruzzo e attacco solfatico
    I solfati che sono normalmente causa di attacco nei confronti del calcestruzzo, sono presenti nelle acque di alcuni terreni, nelle acque di mare, ecc. Il meccanismo di azione può essere descritto in questo modo: 1. reazione tra il solfato e l’idrossido di calcio che si libera durante la reazione di idratazione del cemento, per formare il calcio solfato. 2. reazione del calcio solfato e gli alluminati idrati di calcio (prodotto di idratazione del cemento ricco in alluminato tricalcico) per dare il solfoalluminato di calcio (ettringite). Entrambe queste reazioni determinano un aumento di volume in quanto i prodotti di reazione (calcio solfato ed ettringite) hanno un volume maggiore dei prodotti di partenza (idrossido di calcio ed alluminato idrato di calcio).
  • Calcestruzzo e cicli gelo disgelo
    L’esposizione dei manufatti ai cicli di gelo e disgelo rappresenta un severo test di resistenza per il calcestruzzo. Infatti, quando l’acqua congela, il suo volume aumenta di circa il 7%. Conseguentemente, l’acqua contenuta nei pori capillari della pasta di cemento, congelando, esercita un pressione capace di rigonfiare il materiale e quindi distruggerlo progressivamente. L’alternarsi dei cicli di gelo e disgelo provoca quindi delle tensioni che generano fessurazioni e sfaldamenti superficiali. Le interpretazioni di questo fenomeno sono numerose e contemplano la pressione idraulica e la pressione osmotica generata dall’acqua nei capillari. In entrambi i casi il ghiaccio che si sta formando esercita una pressione (idraulica od osmotica) che se supera localmente la resistenza a trazione del materiale con conseguenze distruttive. Se nell’impasto di calcestruzzo vengono introdotte bolle di aria, del diametro di 50-250 micron, l’acqua che viene espulsa dai pori capillari, dove si sta formando il ghiaccio, entra negli spazi vuoti delle più prossime e la pressione idraulica non può raggiungere valori tali da degradare la pasta di cemento. Vedere i documenti “Calcestruzzo per stradelli poderali esposti al gelo”, Marzo 2015 e “Acqua e Calcestruzzo una relazione complessa”, Agosto 2015 in www.azichem.com
  • Calcestruzzo e perdita della lavorabilità
    La lavorabilità è una proprietà del calcestruzzo fresco che diminuisce col procedere delle reazioni di idratazione del cemento. È pertanto necessario che l’impasto possegga la lavorabilità non solo al momento della confezione, ma soprattutto al momento della sua posa in opera. Se l’intervallo di tempo che intercorre fra confezione e getto non è breve, e soprattutto se la temperatura ambiente è elevata, il grado di lavorabilità iniziale (classe di consistenza) deve essere maggiore di quella richiesta per la posa in opera. Nella pratica di cantiere si può ricorrere, appena prima del getto, ad aggiunte d’acqua (entro il rapporto A/C massimo con-sentito) e/o di additivi superfluidificanti (punto 10.4 UNI 9858). La perdita di lavorabilità è un fenomeno che avviene nell’ambito della prima ora (o delle prime 2 ore al massimo) dal termine delle operazioni d’impasto. Riferimento: punto 4.3 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo e porosità capillare
    La“porosità capillare”, che governa in larga misura la permeabilità “intrinseca” del conglomerato, dipende dal rapporto acqua/cemento e dal grado di idratazione. Può raggiungere valori prossimi al 40% in volume, rispetto al volume della pasta cementizia. Con un rapporto acqua/cemento superiore a 0,40, la permanenza di pori capillari, anche dopo la completa idratazione, salvo specifici interventi attraverso l’apporto di “filler reattivi” è praticamente ineludibile.
  • Calcestruzzo e resistenza a compressione
    La resistenza a compressione del calcestruzzo viene espressa in termini di resistenza caratteristica, definita come quel valore al di sotto del quale viene a trovarsi dal punto di vista probabilistico il 5% dell’insieme di tutti i possibili valori di resistenza misurati sul calcestruzzo in esame. La resistenza dovrà essere determinata con le modalità previste dalle norme di seguito elencate: calcestruzzo non strutturale: 8/10 - 12/15; calcestruzzo ordinario: 16/20 - 45/55; calcestruzzo ad alte prestazioni: 50/60 - 60/75; calcestruzzo ad alta resistenza: 70/85 - 100/115. Il calcestruzzo è classificato, sulla base della resistenza a compressione, espressa come resistenza caratteristica Rck oppure fck . La resistenza caratteristica Rck viene determinata sulla base dei valori ottenuti da prove a compressione a 28 giorni su cubi di 150 mm di lato; la resistenza caratteristica fck viene determinata sulla base dei valori ottenuti da prove a compressione a 28 giorni su cilindri di 150 mm di diametro e 300 mm d’altezza. Riferimento: punto 6.2.1 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo e resistenza a trazione
    La resistenza a trazione del calcestruzzo dovrà essere prescritta e misurata o come resistenza “indiretta” (per spacco, fct,sp, prova brasiliana; a flessione fct,fl, prova su tre punti; rispettivamente UNI 6135 e UNI 6130) o come resistenza “diretta” (prova assiale, fct, RILEM CPC7 ovvero ISO 4108). I risultati ottenuti con i metodi di prova sopra elencati non sono strettamente intercambiabili. Riferimento: punto 6.2.2 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo ed alte temperature di servizio
    Una corretta valutazione dei problemi posti dalla temperatura di esercizio di una struttura in calcestruzzo non può prescindere da un esame, seppure sommario, dei fenomeni che si generano nei conglomerati cementizi con il progredire del livello termico di esposizione. Sino a circa 200° C le prestazioni meccaniche restano praticamente invariate. Si verifica la fuoriuscita dell’acqua dei pori capillari e, in misura più ridotta, dell’acqua dei pori del gel. Anche a circa 400° C le prestazioni meccaniche non subiscono decrementi significativi. L’acqua dei pori del gel è completamente evaporata e si manifestano contrazioni in parte compensate dalle dilatazioni. Nell’intervallo compreso fra 400 ed 800° C viene liberata l’acqua chimicamente combinata dall’idrossido di calcio (calce libera) e, in misura inferiore, l’acqua chimicamente combinata dagli idrati, con scomposizione della pasta di cemento tanto maggiore quanto più elevata è la presenza di calce libera. Le resistenze meccaniche, aderenza compresa, decrescono rapidamente. In realtà, una scomposizione, seppu-re parziale, della pasta di cemento, ha già inizio attorno ai 500° C, in particolare con conglomerati cementizi ricchi di calce libera (idrossido di calcio). Attorno ai 900° C si verifica una presa di tipo ceramico, con un ri-pristino di resistenze meccaniche soltanto apparente e formazione di un composto simile alla “terracotta”, privo di effettive prestazioni meccaniche e di aderenza. Vedere in proposito il documento “Calcestruzzo ed alte temperature di servizio” dell’Aprile 2015 in www.azichem.com
  • Calcestruzzo etimologia storia
    Il termine calcestruzzo, che deriva dal latino calcis structio (struttura a base di calce) non è in realtà quello utilizzato da Marco Vitruvio Pollione nel suo autorevole trattato De architectura, dove tale tecnica viene definita come opus caementicium. Nella descrizione contenuta nel trattato di Vitruvio infatti, il termine caementum (dal verbo caedo che significa tagliare in pezzi) indicava il rottame di pietra usato per confezionare un materiale assimilabile al calcestruzzo . Il termine caementum dal latino classico, divenuto cementum nel latino volgare, conservò dapprima il significato di "rottame di pietra", per poi assumere nel tardo Medioevo, con il termine italiano di cemento, il significato di tutto il conglomerato, cioè l'attuale calcestruzzo. Solo alla fine del XVIII secolo il termine cemento assunse quello attuale di legante idraulico, mentre il conglomerato venne definitivamente identificato con il termine calcestruzzo.
  • Calcestruzzo età
    La resistenza del calcestruzzo aumenta sensibilmente con l’età e l’idratazione del cemento continua per me-si. In pratica, la resistenza del calcestruzzo è determinata da cilindri o cubi sottoposti a prove di compressione a 7 giorni e 28 giorni. Un’assunzione pratica è che la resistenza a 28 giorni sia pari a 1,5 volte quella a 7 giorni (Il campo di variazione è compreso tra 1,3 e 1,7). Il British code of practice accetta il calcestruzzo se la resistenza a 7 giorni è non minore di 2/3 della resistenza prescritta a 28 giorni.
  • Calcestruzzo influenze qualitative della lavorabilità
    La facilità con cui un calcestruzzo fresco può essere deformato da una forza applicata è definita lavorabilità ed è misurata con metodi diversi (slump Test , tavola a scosse, metodo Vebe, ecc.).La deformazione ottenibile dipende dalla viscosità della pasta cementizia e dal tipo e quantità di aggregati nonché dalla presenza o meno degli additivi. Gli additivi fluidificanti e superfluidificanti influenzano in modo significativo, attraverso il controllo del rapporto A/C, la reologia dell'impasto. Per ottenere un calcestruzzo con un pregevole aspetto faccia a vista, per esempio, la lavorabilità dell'impasto deve essere tale da consentire un’efficace costipazione senza eccessivo sforzo con i mezzi usuali. Il calcestruzzo, inoltre, deve essere sufficientemente coesivo per impedire la separazione dei costituenti e la conseguente perdita di omogeneità del prodotto finito. Le resistenze meccaniche strettamente legate alla proprietà del calcestruzzo fresco, sono un elemento fondamentale per la definizione del "calcestruzzo di qualità" .Un calcestruzzo con una consistenza non adeguata, al particolare impiego, può portare ad un insufficiente costipamento ed a una densità insufficiente, con conseguente diminuzione delle prestazioni meccaniche ad indurimento avvenuto.
  • Calcestruzzo lavorabilità fattori di influenza
    La lavorabilità di un calcestruzzo è influenzata da più fattori: dal contenuto d’acqua, dalle caratteristiche particellari degli aggregati, dal tempo, dalla temperatura, nonché dalle caratteristiche del cemento e dalla presenza di additivi. Riferimento punto 4.2 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo leggero
    Vedere “calcestruzzo, suddivisione per massa volumica”.
  • Calcestruzzo miscele caratteristiche
    Pasta: miscela di legante e acqua; Malta: miscela di legante, sabbia e acqua; Calcestruzzo: miscela di legante, sabbia, acqua e pietrisco/ghiaia.
  • Calcestruzzo moderno
    Conglomerato artificiale formato dallʼunione di un legante idraulico (cemento) con acqua ed elementi lapidei chiamati aggregati (sabbia, ghiaia, pietrisco), con l'addizione, in funzione delle necessità, di additivi e/o aggiunte minerali in grado di influenzarne, migliorandole, le caratteristiche fisiche o chimiche, nonché le prestazioni sia a fresco che nella condizione indurita. Il calcestruzzo, fra i materiali da costruzione più diffusi, in particolare a seguito della sua produzione su scala industriale, a partire dalla seconda metà del novecento, è definito dalle norme UNI EN 206:2006 e UNI 11104:2004, recepite dal D.M. 14 gennaio 2008, che prescrivono come la miscela di calcestruzzo debba essere definita in base alle classi di resistenza, di esposizione, di consistenza nonché rispetto al diametro massimo degli aggregati.
  • Calcestruzzo modulo di elasticità
    Il modulo di elasticità del calcestruzzo è strettamente correlato alle proprietà della pasta di cemento e dell’aggregato; inoltre, poiché gli impasti di calcestruzzi con Rck > 55 N/mm2 contengono additivi chimici e spesso aggiunte pozzolaniche, oltre a essere caratterizzati da un basso rapporto A/C e a contenere particolari tipi di aggregato, gli effetti sul modulo di elasticità possono essere notevoli. Tuttavia, con gli usuali aggregati disponibili in Italia, continua a valere per il modulo elastico istantaneo secante (σc ≤ 0,5 fc) la stessa espressione già largamente adottata per ì calcestruzzi ordinari (Model Code 90, EC2): Ec = 9500 fc 2/3 (N/mm2), cui corrisponde il valore tangente all’origine Ec0 = 1,2Ec ≈ 11000 fc 2/3 (N/mm2). Con fc si intende la resistenza media a compressione Il coefficiente di Poisson dei calcestruzzi in campo elastico può variare tra 0,18 e 0,24 in funzione del livello di resistenza: sulla base di questi valori, il coefficiente di Poisson è confrontabile con i valori che si ottengono per il calcestruzzo ordinario. Riferimento punto 8.3.4 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo pesante
    Vedere “calcestruzzo, suddivisione per massa volumica”.
  • Calcestruzzo prescrizione
    Il calcestruzzo deve essere specificato dal progettista come “miscela progettata” con riferimento alle proprietà richieste (calcestruzzo a prestazione garantita). Tuttavia, su richiesta della Stazione Appaltante, il calcestruzzo può essere specificato come “miscela prescritta” (calcestruzzo a composizione richiesta), prescrivendo la composizione in base al risultati di prove preliminari effettuate e riconosciute. Per “miscela progettata” si intende un calcestruzzo per il quale il progettista ha la responsabilità di specificare le prestazioni richieste e ulteriori caratteristiche e per il quale Il produttore è responsabile della fornitura di una miscela conforme alle prestazioni richieste e alle ulteriori caratteristiche. Riferimento punto 6.1 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo resistenza caratteristica
    La norma UNI EN 206-2006: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” recita: “Si intende per resistenza caratteristica il valore della resistenza al disotto del quale si attende che cada il 5% della popolazione di tutte le misure possibili di resistenza sul volume di calcestruzzo considerato.
  • Calcestruzzo stagionatura del
    Insieme delle azioni attivate al fine di consentire la corretta maturazione del calcestruzzo. La stagionatura è l’insieme delle indispensabili precauzioni che, durante il processo di indurimento, permette di trasformare l’impasto fresco in un materiale resistente, privo di fessure e durevole. Con un adeguato periodo di stagionatura protetta, iniziato immediatamente dopo aver concluso le operazioni di posa in opera, il calcestruzzo può raggiungere le sue proprietà potenziali nella massa e in particolare nella zona superficiale. La protezione consiste nell’impedire, durante la fase iniziale del processo di indurimento, l’essiccazione della superficie del calcestruzzo, in primo luogo perché l’acqua è necessaria per l’idratazione del cemento e per il progredire delle reazioni pozzolaniche, nel caso in cui s’impieghino cementi di miscela, e in secondo luogo per evitare che gli strati superficiali del manufatto indurito risultino porosi. L’essiccazione prematura rende infatti il copriferro permeabile e quindi scarsamente resistente alla penetrazione delle sostanze aggressive presenti nell’ambiente di esposizione. Nei manufatti a sviluppo orizzontale, in particolare lastre e pavimentazioni, la perdita d’umidità nella fase in cui l’impasto è ancora plastico può dar luogo alla fessurazione da ritiro plastico. In generale, impedendo l’essiccazione superficiale (stagionatura protetta) e ottenendo di conseguenza un manufatto dotato di un copriferro pressoché impermeabile e privo di fessure, si garantisce, con il raggiungimento della resistenza meccanica desiderata per il calcestruzzo, l'assenza di pericoli di congelamento dell’acqua d’impasto prima che il calcestruzzo abbia raggiunto un grado adeguato di indurimento, la drastica riduzione dell'incidenza dei movimenti differenziali, dovuti a differenze di temperatura attraverso la sezione del manufatto, contrastando efficacemente la generazione di fessure. Riferimento: punto 5.0 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo superfluido autolivellante
    Calcestruzzo caratterizzato da valori di slump superiori a mm 180. Questi elevati valori di lavorabilità si conseguono aggiungendo ad un impasto di calcestruzzo con slump 50-75 mm., un adeguato additivo superfluidificante. In genere l'addizione di un additivo superfluidificante conferisce al calcestruzzo proprietà assimilabili a quelle di un fluido. Può insorgere quindi una tendenza all'aumento del bleeding e della segregazione che deve essere “controllata” sia attraverso lo studio oculato del mix design che con specifiche addizioni di filler. Per esempio MICROSIL 90.
  • Calcestruzzo vibrazione - segregazione
    Azione dinamica applicata al calcestruzzo nel corso della messa in opera, finalizzata a minimizzare il contenuto d’aria intrappolata. La messa in opera del calcestruzzo avviene per scorrimento del materiale su se stesso. La difficoltà di questa operazione è quindi tanto maggiore quanto più elevato è l'attrito interno del calcestruzzo. La vibrazione non solo ha per effetto la riduzione o l'annullamento dell'attrito interno del calcestruzzo, ma contribuisce alla migliore compattazione, grazie all’aumento della densità ed all'eliminazione dell'aria. La segregazione del calcestruzzo è intesa come la separazione dei costituenti della miscela, a causa delle differenze nella dimensione e nella massa volumica delle particelle. In un calcestruzzo fluido, non adeguatamente coesivo, gli elementi più grossi e più pesanti, sedimentano sul fondo della struttura, mentre quelli più piccoli e leggeri, ed in particolare l'acqua (bleeding) rifluiscono in superficie alterando l'omogeneità del calcestruzzo, provocando la formazione di nidi di ghiaia e di strati particolarmente porosi.
  • Calcestruzzo vita in servizio
    La vita in servizio è il tempo durante il quale le strutture e/o i materiali conservano le loro prestazioni, mantenendo il livello di sicurezza e di efficienza funzionale di progetto, per qualsiasi azione e condizione ambientale prevista, fatta salva la normale manutenzione. In accordo ai dati di letteratura, i calcestruzzi durabili dovrebbero assicurare una vita in servizio di circa 40-50 anni, purché la struttura sia stata costruita a regola d’arte e le condizioni di esposizione restino quelle previste in sede di progetto. Riferimento punto 7.2 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Calcestruzzo, suddivisione per massa volumica
    La norma UNI EN 206-1 prevede, In funzione della massa volumica (densità), espressa in kg/metro cubo, dopo essiccamento in stufa, tre differenti classi di calcestruzzo: "normale", con massa volumica compresa nell'intervallo fra 2 000 e 2 600 kg/metro cubo; "leggero", con massa volumica compresa nell'intervallo fra 800 e 2 000 kg/metro cubo; "pesante", con massa volumica maggiore di 2 600 kg/metro cubo.
  • Calcestruzzo: definizione
    La Norma UNI EN 206-1 definisce il calcestruzzo come materiale formato miscelando cemento, aggregato grosso e fino ed acqua, con o senza l'aggiunta di additivi o aggiunte, il quale sviluppa le sue proprietà a seguito dell'idratazione del cemento. Il calcestruzzo semplice è un materiale anelastico ed anisotropo con massa volumica, dopo essiccamento in stufa, maggiore di 2 000 kg/m3 ma non superiore ai 2 600 kg/m3.. Quando viene associato ad un'armatura in tondini di acciaio si parla di calcestruzzo armato, detto più comunemente cemento armato.
  • Calci aeree
    Secondo UNI EN 459-1: Calci costituite prevalentemente da ossido o idrossido di calcio che induriscono lentamente all’aria reagendo con l’anidride carbonica atmosferica. Generalmente non induriscono sotto l’acqua perché non possiedono proprietà idrauliche. Possono essere calci vive o calci idrate.
  • Calci calciche ( CL )
    Secondo UNI EN 459-1:Calci costituite prevalentemente da ossido o idrossido di calcio senza alcuna aggiunta di materiali idraulici o pozzolanici. Fra le calci calciche si ricordano le calci di conchiglie ottenute mediante calcinazione di conchiglie e successivo spegnimento e le calci di carburo, ottenute come sottoprodotto nella produzione dell’acetilene dal carburo di calcio.
  • Calci dolomitiche (DL)
    Secondo UNI EN 459-1: Calci costituite prevalentemente da ossido di calcio e di magnesio o idrossido di calcio e di magnesio senza alcuna aggiunta di materiali idraulici o pozzolanici che comprendono le calci dolomitiche semi-idrate, consistenti principalmente in idrossido di calcio e ossido di magnesio e le calci dolomitiche idrate, costituite principalmente da idrossido di calcio e idrossido di magnesio.
  • Calci idrate (S)
    Secondo UNI EN 459-1: Calci aeree, calci calciche o calci dolomitiche ottenute dallo spegnimento controllato delle calci vive. Le calci spente sono prodotte in forma di polvere secca, di grassello o di liquido (latte di calce).
  • Calci idrauliche (HL)
    Secondo UNI EN 459-1: Calci costituite prevalentemente da idrossido di calcio, silicati di calcio e alluminati di calcio prodotti mediante miscelazione di materiali appropriati. Queste calci possiedono la proprietà di far presa e indurire sotto l’acqua. L’anidride carbonica atmosferica contribuisce al processo di indurimento. La locuzione “prodotti mediante miscelazione di materiali appropriati” merita l’approfondimento contenuto nella voce “Calci idrauliche precisazioni”.
  • Calci idrauliche in bioedilizia
    Le calci idrauliche, ammesse ed utilizzate in bioedilizia sono calci naturali (contrassegnate dalla sigla NHL). vengono escluse le calci idrauliche quali sottoprodotti derivati dal clinker di scarto (calci eminentemente idrauliche, contrassegnate dalla sigla CEI) e le calci idrauliche convenzionali (contrassegnate dalla sigla HL). Le calci idrauliche naturali, utilizzabili in bioedilizia, possono comunque essere ottenute in modi diversi: dalla cottura di calcari marnosi, dalla cottura di mescolanze artificiali di carbonato di calcio e materie argillose naturali, nonché per miscelazione a freddo di calce aerea e inerti composti da materiali reattivi idraulicizzanti a carattere pozzolanico, quali la pozzolana naturale e il cocciopesto, tipo LATERSANA proposto da Azichem.
  • Calci idrauliche naturali (NHL)
    Secondo UNI EN 459-1: Calci prodotte dalla cottura di calcari più o meno argillosi o silicei, con successiva riduzione in polvere mediante spegnimento con o senza macinazione. Tutte le calci idrauliche naturali hanno la proprietà di far presa e indurire sotto l’acqua. L’anidride carbonica atmosferica contribuisce al processo di indurimento. Le calci idrauliche naturali NHL costituiscono il legante elettivo della maggior parte dei prodotti in polvere della linea bioedile Sanageb.
  • Calci idrauliche naturali con materiali aggiunti (Z)
    Secondo UNI EN 459-1: Prodotti speciali che possono contenere aggiunte di idonei materiali pozzolanici o idraulici, fino al 20% in massa.
  • Calci idrauliche precisazioni
    Con l’avvento della norma UNI EN 459-1:2010, il significato dei termini utilizzati per designare i leganti idraulici e nello specifico le calci idrauliche, ha subito importanti variazioni che hanno determinato elementi di confusione da parte degli utilizzatori. In base alla norma citata, ciò che commercialmente viene indicato come Calce Idraulica (sigla HL, Hydraulic Lime) non è prodotto per cottura di marne o miscele di calcare ed argilla ma è ottenuto, di fatto, miscelando cemento Portland con un buon tenore di filler (materiale inerte macinato finemente, generalmente di tipo calcareo) e piccole quantità di additivi aeranti. Le calci idrauliche denominate HL, in definitiva, sono il più delle volte semplicemente dei cementi di scarsa resistenza, con potenziali effetti negativi sulla durabilità degli interventi di restauro (pericolo di formazione di ettringite e thaumasite, elevato contenuto di sali idrosolubili). Soltanto i prodotti ottenuti con la cottura di marne naturali oppure di mescolanze omogenee di pietre calcaree e di materie argillose sono indicati con la definizione di “Calci Idrauliche Naturali”, contraddistinte con la sigla NHL (Natural Hydraulic Limes) in quanto, non sono modificate e idraulicizzate con l'aggiunta di materiali pozzolanici o idraulici (clinker, cemento, ceneri ecc).
  • Calci vive (Q)
    Secondo UNI EN 459-1: Calci aeree costituite prevalentemente da ossido di calcio e ossido di magnesio ottenute per calcinazione di rocce calcaree e/o dolomitiche. Le calci vive che hanno una reazione esotermica quando entrano in contatto con acqua, sono vendute in varie pezzature che vanno dalle zolle al materiale finemente macinato. Includono calci calciche e calci dolomitiche.
  • Calcinaroli
    Definiti anche come calcinelli o bottaccioli, sono fenomeni di rigonfiamento localizzato che si possono verificare sulla superficie degli intonaci di calce idrata, a seguito dell’incompleto spegnimento della calce viva. L’incompleto spegnimento comporta infatti la presenza di elementi di ossido di calcio CaO, non spenti. Il rigonfiamento è dovuto alla idratazione in opera della calce viva che avviene con aumento di volume .
  • Calcinazione
    Nella tecnologia edilizia è il processo di trasformazione del calcare in calce viva. Durante tale processo, che avviene per cottura del calcare ad una temperatura superiore a 900° C, il carbonato di calcio (CaCO3) cede anidride carbonica e si trasforma in ossido di calcio (CO2): CaCO3 -> CaO + CO2
  • Calcio solfato
    CaSO4: gesso, nella sua accezione naturale. Vedere la voce gesso alla lettera G.
  • Calcite
    Minerale formatosi per "precipitazione chimica in seguito all'evaporazione delle acque ricche di bicarbonato di calcio che circolano nelle cavità e nelle fratture delle rocce carbonatiche o per sedimentazione di resti di organismi marini che utilizzano il carbonato di calcio delle acque marine per costruire i loro gusci". È semidura (3 nella scala di Mohs), facilmente sfaldabile in forme romboedriche, trasparente o lattiginosa con lucentezza da vitrea a madreperlacea, biancastra o incolore nei cristalli e di colore vario nelle masse compatte. Birifrangente. Facilmente solubile in acido cloridrico con effervescenza per liberazione di anidride.
  • Caldera
    Ampia depressione di origine vulcanica, di forma sub circolare, di diametro generalmente superiore al chilometro. E' caratterizzata da pareti sub verticali e risulta dal collasso di una parte più o meno cospicua del tetto di una camera magmatica superficiale che si è svuotata in seguito ad una grossa eruzione.
  • Calore
    Il concetto di calore è significativamente diverso dal concetto di temperatura. Il calore è infatti un modo di trasferire energia là dove esistano differenti temperature tra i corpi. Di concetto di calore si parla quando c'è un flusso di energia.
  • Calore (trasmissione del)
    La trasmissione del calore avviene spontaneamente solo da un corpo caldo ad un corpo freddo, fino a che i due corpi raggiungono la stessa temperatura, detta di equilibrio termico. Il corpo caldo comunica a quello freddo parte della sua energia termica intensificandone l’agitazione molecolare. La propagazione del calore può avvenire per conduzione, convezione o per irraggiamento. Vedere lettere C ed I.
  • Calore latente
    Rappresenta il calore che viene fornito durante la vaporizzazione oppure deve essere sottratto durante la condensazione. E' detto latente, cioè nascosto, perché durante tali fasi la temperatura rimane costante. In generale il calore latente è molto maggiore di quello necessario al riscaldamento. Per esempio, per l'acqua per riscaldarne un kg da 0 a 100 °C bastano 100 Calorie (calore di riscaldamento), mentre per vaporizzarlo completamente occorrono 540 Calorie (calore latente di vaporizzazione).
  • Calore specifico
    Quantità di calore assorbito da 1 chilogrammo di una determinata sostanza, quando la sua temperatura “sale” di 1°K (kelvin). L’unità di misura del sistema SI = kJ/(m3K).
  • Calore, trasmissione ed equazione di Fourier
    La legge di Fourier è utilizzata nei problemi di trasmissione del calore per trovare un’espressione che descrive il campo termico in corpo. Tale legge però è valida solo nell’ipotesi di operare in un campo termico in regime stazionario. Questo significa che la temperatura rimane costante nel tempo. Mentre se essa varia, se in altre parole analizziamo un campo in regime transitorio, la legge di Fourier non descrive correttamente il processo. Partendo da questa legge, è stata ricavata un’equazione differenziale di secondo grado, detta equazione di Fourier, che fornisce una descrizione completa dell’evoluzione della temperatura in funzione del tempo. Equivalentemente avevamo in acustica la legge di Eulero, da cui si costruisce l’equazione di D’Alambert, e nel moto dei fluidi la legge di Newton, che sta alla base dell’equazione di Navier. Mentre nei casi citati, il passaggio dalla legge fisica all’equazione non ha sviluppi pratici, nel caso dello scambio termico passare dalla legge fisica alla relativa equazione di Fourier può avere una qualche utilità pratica, perché i problemi di scambio termico per conduzione si risolvono tramite integrazione numerica dell’equazione di Fourier. Come la maggior parte delle equazioni fisiche, l’equazione di Fourier è una equazione differenziale e come tale fornisce una soluzione generica che necessita dell’impostazione delle cosiddette condizioni al contorno affinché possa applicarsi ad un caso specifico. Le condizioni al contorno sono di due tipi: spaziali e temporali. Spesso le condizioni al contorno sono di temperature imposte, cioè si devono risolvere problemi nei quali è stata fissata la temperatura. In questo caso le condizioni al contorno sono dette di tipo T. Esiste un’altra categoria di problemi nei quali invece è fissata la quantità di calore scambiata nel tempo, dette condizioni di tipo Q.
  • Caloria
    Unità di misura termica storica (simbolo = cal) definita come quantità di calore necessaria per innalzare di 1°Kelvin la temperatura della massa di 1 grammo di acqua distillata, alla pressione di 760 mm di colonna di mercurio, sostituita nel sistema internazionale SI DAL Joule (J). 1 cal = 4,184 J = 1,163 x 10-3 Wh.
  • Campata
    Elemento di definizione dello spazio che si trova fra due o più elementi portanti di una struttura.
  • Campi elettromagnetici (CEM)
    I campi elettromagnetici artificiali ad alta frequenza sono usualmente correlabili ai satelliti, ai ripetitori radio-televisivi e per la telefonia mobile, alle antenne radar, ai telefoni cellulari, ecc. Quelli a bassa frequenza (FEB), pari a 50-60 Hz, sono invece generati dalla corrente alternata distribuita dalle reti elettriche, dagli elettrodomestici, TV, videoterminali, ecc. La prolungata e continua esposizione a queste fonti viene talvolta identificata come fonte di rischi per la salute. Alcuni studi hanno appurato, seppure ancora senza riscontri ufficiali, che la sensibilità all’elettricità varia da individuo a individuo in misura considerevole e le reazioni ai FEB assumono forme assai diverse, ivi comprese l’ipertensione, i disturbi nervosi e del sonno, le emicranie, le nausee così via.
  • Campo radioattivo naturale
    L’ambiente che circonda ogni organismo vivente è sede di un campo di forze elettriche e magnetiche, che si esercitano sulle cariche elettriche delle molecole componenti l’organismo stesso. Ne consegue che il campo elettromagnetico può alterare la distribuzione e la conformazione delle molecole suddette, modificarne la re-attività chimica e influenzare così, taluni processi biologici. Il campo di induzione magnetica terrestre è un esempio ben noto di forza magnetica naturale, cioè non generata da strumenti realizzati dall’uomo. Tale campo viene sfruttato da alcuni uccelli e pesci per orientare il loro movimento rispetto alla terra. Altre sorgenti naturali di campo elettromagnetico che investe costantemente la Terra sono il sole ed alcune stelle, quelle che emettono nelle frequenze radio. Il funzionamento dell’organismo, è legato ad un complesso sistema attivato da contatti di natura elettrochimica, ma, nello stesso tempo, ogni uomo vive tra campi bioelettrici naturali. Il metabolismo umano si adatta ai livelli di radiazione e di energia elettromagnetica che emanano dalla terra, dal sole e dai pianeti : per questo l’uomo, è sensibile ad esposizioni anomale. In genere, ci si preoccupa per l’eccesso di radiazioni, ma si può soffrire anche per la loro assenza, come è stato scoperto grazie a test scientifici su soggetti posti all’interno di “gabbie di Faraday”, condizioni particolari che escludono l’esposizione alle radiazioni, così come può avvenire, in misura maggiore o minore, con i moderni materiali edili” (D. Pearson). La terra ha il suo campo elettromagnetico che pulsa alla frequenza di 7,83 battiti al se-condo (7,3 hertz). Anche il sistema bioelettrico del corpo umano (onde alfa e beta) ha la stessa frequenza. Le pulsazioni della terra, note anche come pulsazioni (o onde) di Schumann sono considerate fondamentali per la salute ed il benessere dell’uomo. Non a caso, quando si perde il contatto con questo battito naturale, come accade agli astronauti nello spazio o ai passeggeri di voli molto lunghi, può verificarsi una perdita di orientamento. La NASA, per esempio, al fine di ricreare artificialmente il campo elettromagnetico terrestre, ha installato, a bordo delle navicelle, oscillatori elettronici da 7,83 hertz, al fine di ricreare artificialmente il campo elettromagnetico terrestre.
  • Candela (unità di misura)
    Unità di misura fondamentale dell’intensità luminosa, nel sistema SI, con simbolo “cd”, corrispondente alla intensità luminosa emessa da un corpo nero di Burgess, alla temperatura di solidificazione del platino (2045 K), in direzione perpendicolare al foro di uscita, quando la sezione di tale foro ha un’area di 1/600 000 m2, sotto la pressione di 101 325 Pa.
  • Caolinite calcinata Metacaolino
    Prodotto della calcinazione, a temperatura predefinita, della caolinite, un materiale silicatico delle argille, derivato dall’azione dell’acqua sui feldspati. Caratterizzato da elevati valori della superficie specifica (lettera S), 18 – 22 metri quadri/grammo, nonché di reattività pozzolanica (UNI EN 196-5), reagisce con la calce liberata per idrolisi, nei composti cementizi o alla calce, formando silicati ed alluminati di calcio, stabili ed insolubili, con una reazione endotermica che sviluppa meno calore nel sistema. Numerosi prodotti AZICHEM ne utilizzano le proprietà, in particolare, IDROSANA, un composto aggiuntivo da addizionare a miscele di calce idraulica ed aggregati (sabbia ecc.) per il confezionamento di malte, intonaci e betoncini ad elevate prestazioni, in termini di aderenza, coesione, stabilità chimica, resistenza ed impermeabilità, negli interventi bioedili, nelle nuove costruzioni e nel restauro di edifici d'epoca e monumentali.
  • Caolino
    Minerale di formula Al2Si2(OH)4, generato dalla trasformazione dei feldspati, molto diffuso in natura, di fondamentale importanza nell’industria ceramica e nei composti cementizi o alla calce, nonché, come riempitivo, nell’industria della carta, della gomma e delle vernici.
  • Capacità portante del terreno
    Rappresenta la capacità di un terreno di sostenere il carico derivante da un’opera o di una struttura, insistente sul terreno stesso, calcolata in funzione di parametri derivati, soprattutto, dall’esperienza pratica, in funzione dell’accertata importanza di molteplici fattori, quali la resistenza meccanica del terreno, l’intensità dei carichi previsti, la forma (morfologia) della sovrastruttura e delle fondazioni, l’eventuale presenza di carichi adiacenti, le informazioni acquisibili in ordine all’attitudine tensionale del terreno, l’eventuale eccentricità dei carichi previsti, la proiezione di profondità del piano di posa, ecc. L’indice di portanza del terreno è il modulo di reazione k, che rappresenta il carico per unità di superficie su un terreno di fondazione che fornisce un'adeguata sicurezza nei confronti del collasso del terreno portante, o un cedimento della fondazione che non porta danno alla struttura e può essere desunto, o misurato in sito, mediante prove di carico su piastre. Dal modulo k dipende lo spessore di progetto della pavimentazione.
  • Capacità termica ( c ) = (J/kg/K)
    Rappresenta l’indice della quantità di energia che, sotto forma di calore, è necessaria per “alzare” la temperatura di una sostanza di 1°Kelvin (equivalente ad 1°C ). In termini pratici indica anche la quantità di calore necessaria per riscaldare 1 kg di un dato materiale di 1°Kelvin (equivalente ad 1°C ). La capacità termica è determinata dal prodotto della densità del materiale (in kg/m3) per il calore specifico, caratteristico del materiale stesso, espresso dall’unità di misura del sistema SI kJ/(m3K). Spesso trascurata nella progettazione convenzionale, la capacità termica è una caratteristica di grande influenza, soprattutto sul comfort termico estivo ed ha, di conseguenza, ripercussioni anche sul risparmio energetico.
  • Capacità termica specifica
    Definita anche come “calore specifico” rappresenta la quantità di energia assorbita (o ceduta) da 1 grammo di materiale, durante un aumento (o una diminuzione) di temperatura di 1° C. È una proprietà intensiva caratteristica per ogni materiale misurata in Jkg-1°C-1.
  • Capillarità
    Ogni molecola esercita una determinata “attrazione” sulle molecole vicine. Questa attrazione è particolarmente “forte” fra molecole uguali: un pezzo d’acciaio non si sbriciola nemmeno se sottoposto a sollecitazioni fortissime, così come una goccia d’acqua può “pendere a lungo”, dal rubinetto, prima di cadere. Il fenomeno è definito con il termine “coesione”, dal latino co- (insieme) e haereo- (restare attaccato). Anche molecole di sostanze diverse si attraggono fra di loro: la vernice si attacca ai supporti, la calce, al mattone, e così via. Fra le molecole d’acqua, presenti in un tubo, si ha certamente coesione, ma, le molecole prossime alle pareti, sono coinvolte anche in un meccanismo di adesione alle pareti stesse. Poiché l’adesione che si sviluppa è più “forte” della coesione, quando l’acqua raggiunge le pareti del tubo, si verifica un “incurvamento” atto a favorire la maggior partecipazione quantitativa delle molecole al fenomeno dell’adesione. In un tubo “stretto”, per esempio con diametro di cm 1, la curvatura della superficie libera origina una configurazione a coppa, con evidente rialzo ai bordi, assimilabile ad una mezzaluna, definita con il termine “menisco” dal greco meniscos (lunetta). Quando la dimensione del tubo, o della porosità, è molto ridotta, la prevalenza della coesione sull’adesione è tale da determinare non solo l’incurvamento ma anche la risalita dell’acqua, a dispetto della forza di gravità. Nei tubi e nei canalicoli di sezione ridottissima, sottili come un capello (dal latino capillus), o anche più sottili, il fenomeno di ragguardevole valenza è definito con il termine “capillarità” A titolo di esempio, immergendo un pezzo di carta assorbente nell’acqua questa “salirà” nella carta stessa, aderendo alle pareti dei sottilissimi interstizi posti fra le fibre di cellulosa intrecciate. Analogamente, l’acqua sale “per capillarità”, lungo i sottili “tubicini” che percorrono i tronchi ed i rami degli alberi, raggiungendo, in alcuni casi altezze ragguardevoli (un centinaio di metri), attraverso un meccanismo che può essere considerato una vera e propria “pompa”.
  • Capitello
    Parte superiore della colonna ed elemento caratterizzante un ordine architettonico. Nell'ordine dorico e tuscanico, il capitello è composto dall'abaco e dall'echino . In quello ionico, l'echino è impreziosito da ovoli e volute, mentre in quello corinzio prende la forma di una campana rovesciata, o càlato, ed è decorato da foglie di acanto e caulicoli. Nell’ordine composito il capitello assume le forme del corinzio, prive di caulicoli, e dello ionico.
  • Cappa
    Strato di materiale impermeabile steso su una struttura muraria per impedire eventuali infiltrazioni d’acqua, in genere costituito da asfalto o da pastina di cemento. La cappa è soprattutto usata nell’estradosso delle volte; quando queste sono in muratura la cappa è costituita da uno strato di malta idraulica ricca di legante, si utilizza l’asfalto solo quando l’impermeabilità deve essere garantita in modo assoluto.
  • Cappotto, isolamento a
    Sistema di isolamento utilizzato quando l’intonaco non deve aderire direttamente al supporto oppure quando si preferisce lasciare uno strato di ventilazione fra intonaco e supporto; tra questi ultimi due strati si inseriscono reti di armatura.
  • Capriata
    Struttura reticolare in legno o ferro o calcestruzzo armato che sostiene la copertura a falde inclinate. La capriata palladiana è il tipo più semplice, le sue parti principali sono: i puntoni, le due travi di falda; la catena, asta orizzontale che contrasta la spinta laterale dei puntoni; il monaco, trave verticale alla cui testa vengono incastrati i puntoni; i saettoni o contraffissi, che collegano i puntoni di falda con l’estremita bassa del monaco. Realizzata in legno (catena e monaco possono essere in tondino di ferro) s’impiega per luci comprese fra m 7 e m 15. "La capriata belga" è una struttura di tipo reticolare, con briglia inferiore orizzontale oppure poligonale rialzata. Nella versione in ferro s’impiega per luci comprese fra m 20 e m 40. "La capriata Polonceau", detta anche "francese", è costituita sostanzialmente da due travi reticolari, ad uno o tre contraffissi, rese solidali per mezzo di un tirante; quando è in metallo i contraffissi sono in ghisa, gli altri elementi in profilato di ferro. In metallo ad un contraffisso s’impiega per luci comprese fra m 12 e m 16; a tre contraffissi s’impiega per luci comprese fra m 20 e 30."
  • Carbonatazione
    Neutralizzazione dell’idrossido di calcio presente nel calcestruzzo indurito per effetto dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera. L’idratazione del legante (cemento) comporta la generazione di calce libera, altrimenti detta anche idrossido di calcio che, a sua volta, determina un ambiente “fortemente basico” (pH elevato) e la formazione di un film passivante che avvolge le armature metalliche impedendo il contatto fra l’aria umida e l’acciaio. In termini pratici il film passivante impedisce la “corrosione”. Con il tempo, l’anidride carbonica dell’aria reagisce con la calce libera riducendo il pH dell’ambiente. Dissolto il film passivante si innescano i processi di formazione della ruggine e quindi si attivano i processi di corrosione. Nei “leganti edili” la carbonatazione è un fenomeno piuttosto frequente. La reazione di “CO2” con l’idrossido di calcio “Ca(OH)2” presente naturalmente nei leganti (cemento, calce aerea, calce idraulica), forma “carbonato di calcio” Il fenomeno descritto può avere effetti sia positivi che negativi, in funzione dall’ambito in cui si sviluppa. Fra gli aspetti positivi è possibile ricordare il processo di indurimento dei leganti aerei, mentre fra gli aspetti negativi assumono particolare rilevanza gli effetti degenerati e distruttivi ascrivibili alla corrosione delle armature d’acciaio, come conseguenza della “carbonatazione” del calcestruzzo, nel conglomerato cementizio armato (C.C.A.). Vedere in proposito i documenti “Carbonatazione e corrosione del conglomerato cementizio armato”, “Carbonatazione e corrosione del calcestruzzo: prevenzione e rimedi” del Marzo 2015, in www.azichem.com
  • Carbonatazione influenza sulla corrosione delle armature
    Quando le barre di qualsiasi metallo sono immerse in soluzioni elettrolitiche di diversa concentrazione, si stabilisce una differenza di potenziale tra le barre stesse. In tal caso, un flusso di elettroni avviene dal polo a potenziale più negativo (anodo) al polo con potenziale meno negativo (catodo). Nel caso dei ferri di armatura; l’elettrolita si trova nella struttura porosa del calcestruzzo e la sua composizione può variare lungo l’armatura: da qui la formazione di una pila tra due o più punti a differente potenziale, attraverso i quali si genera un flusso elettrico.
  • Carbonati
    Polveri fini e finissime ottenute attraverso la frantumazione di rocce carbonatiche, (rocce sedimentarie, calcaree e dolomitiche) formate da carbonati e, per la maggior parte, da carbonato di calcio e carbonato di magnesio, originate geologicamente in acque ricche di sali dove il primo a precipitare è il carbonato semplice di calcio detto anche calcite. Chimicamente possono essere definite come sali derivati dall'acido carbonico. Trovano largo impiego come aggregati nella produzione di conglomerati, ivi comprese le malte cementizie o alla calce.
  • Carbonato di calcio
    Sale di calcio dell'acido carbonico. In natura è il materiale che costituisce, in tutto o in parte, una grande varietà di tipi di rocce: il marmo, le rocce calcaree, il travertino. I minerali costituiti da carbonato di calcio sono l'aragonite e la calcite. I gusci delle uova di gallina sono costituiti al 95% di carbonato di calcio. Puro, a temperatura ambiente, il carbonato di calcio è un solido bianco poco solubile in acqua, cui impartisce una reazione lievemente basica (100 grammi in un litro di acqua a 20 °C formano una sospensione il cui pH è circa 10). Come gli altri carbonati, subisce decomposizione per riscaldamento o per contatto con sostanze acide, liberando anidride carbonica. Il carbonato di calcio è il maggiore componente del calcare sciolto nell'acqua e il principale responsabile della sua durezza. In combinazione con il riscaldamento dell'acqua per usi civili dà origine all'incrostazione calcarea. Industrialmente, trova impiego come materia prima nel processo Solvay e nei processi di patinatura della carta come sbiancante e opacizzante. È usato come colorante alimentare, identificato dalla sigla E 170. Sotto forma di polvere, di varia granulometria, viene utilizzato come riempitivo e/o aggregato nei conglomerati e nei processi di estrusione del polipropilene e del cloruro di polivinile. È stato impiegato anche come pigmento pittorico con il nome di bianco di San Giovanni, bianco di Cennini e bianco Armenini.
  • Carbonato di litio
    È il sale di litio dell’acido carbonico. Viene comunemente estratto da depositi salini e quindi raffinato, sotto forma di polvere bianca inodore, con caratteristiche nocive ed irritanti. Rappresenta uno dei componenti anodici principali nelle batterie agli ioni di litio comunemente utilizzate per la carica di telefoni cellulari e dei computer portatili. Trova impiego anche nella tecnologia dei leganti idraulici come accelerante.
  • Carbonato di sodio
    Sale sodico dell’acido carbonico, conosciuto anche con il nome Soda, da non confondersi con la “Soda caustica” costituita da idrossido di sodio (lettera S) è un composto di formula (Na2CO3) ottenuto industrialmente per reazione di cloruro di sodio con bicarbonato di ammonio ed utilizzato nella fabbricazione del vetro, di prodotti quali silicato e fosfati di sodio, nell'industria della carta e nella produzione di detergenti. Chimicamente è un moderato reagente alcalinizzante. E’ uno dei componenti di STABILSANA, composto aggiuntivo naturale da addizionare a miscele confezionate con terreno di risulta (o stabilizzati di cava) e leganti idraulici (calce idraulica, cemento bianco, ecc.), per la costruzione di percorsi e strade, anche carrabili, per la realizzazione di opere stradali e viarie in terra stabilizzata, con effetto "terra battuta", esenti da qualsivoglia impatto ambientale e/o paesaggistico.
  • Carbonio
    Elemento chimico (non metallo), presente in natura allo stato elementare, cristallino, sotto forma di grafite e di diamante, contenuto nel carbone, nel petrolio, nel gas naturale, nonché nell’atmosfera, come monossido di carbonio (CO) e diossido di carbonio (CO2). Presente in tutti gli organismi viventi, per la capacità, dell’atomo di carbonio, di formare legami con altre sostanze e lunghe catene con gli atomi della stessa natura (macromolecole). I composti di carbonio sono definiti come “composti organici”. Il carbonio, allo stato impuro, come carbone, è un combustibile di rilevante importanza, mentre alcune sue combinazioni sono noti agenti pigmentanti (nero di carbone). Le “fibre di carbonio” (lettera F), dotate di elevatissime resistenze termiche e meccaniche hanno assunto una fondamentale funzione ingegneristica con sviluppi sempre più importanti ed innovativi.
  • Cariatide
    Statua femminile utilizzata al posto di una colonna o pilastro, per sostenere le sovrastanti membrature architettoniche (architrave). Sono simili gli atlanti, i talamoni e le canefore.
  • Carico (strutturale)
    Rappresenta l'insieme delle azioni esercitate su una struttura che definiscono le condizioni al contorno per la determinazione dello stato tensionale. L'individuazione dei carichi è indispensabile per il calcolo del dimensionamento della struttura e per la valutazione della convenienza economica di una data configurazione strutturale.
  • Carico concentrato
    Equivale ad una forza applicata concettualmente su una superficie infinitesima (o in un punto del materiale di dimensioni infinitesime); equivale ad una forza singola applicata ad un punto, misurata comunemente in Newton (N).
  • Carico di esercizio
    Il termine carico di esercizio definisce un carico concentrato oppure distribuito che, secondo le previsioni progettuali, può essere sopportato durante la consueta utilizzazione dell'opera su un elemento strutturale. Ad esempio un solaio carrabile da mezzi antincendio può essere in grado di sostenere varie tonnellate di carico di un mezzo pesante, mentre un solaio di civile abitazione può sopportare poche centinaia di chili per metro quadro. Tale previsione dei carichi di sicurezza deve necessariamente tenere in conto degli effetti dell'usura, del degrado, dei cicli di manutenzione, della fatica. Il carico di esercizio è ricavato da un opportuno utilizzo dei coefficienti di sicurezza nei confronti dei livelli di carico prevedibilmente più pericolosi e si misura, a seconda dei casi, in Newton, in Pascal, e con i relativi multipli e sottomultipli.
  • Carico di progetto
    Rappresenta il carico concentrato oppure distribuito che secondo le previsioni progettuali graverà su una struttura. Secondo i presupposto fondamentali della progettazione il carico di progetto non deve provocare danno alcuno, purché siano rispettate le indicazioni progettuali ed i piani di manutenzione e viene calcolato a partire dal carico limite ridotto mediante un opportuno coefficiente di sicurezza. Il riferimento è dato dal metodo degli stati limite,attualmente in vigore e contenuto nell'Eurocodice. Il carico di progetto si misura, a seconda dei casi, in Newton, in Pascal, e nei relativi multipli e sottomultipli.
  • Carico di sicurezza o ammissibile
    In sintesi rappresenta la frazione del carico di rottura al quale può essere sottoposto un dato materiale. Definito anche come “carico ammissibile” è un carico concentrato oppure distribuito che può gravare su una struttura senza provocarne la perdita di funzionalità. È calcolato a partire dal carico di rottura, opportunamente ridotto mediante coefficiente di sicurezza. Si tratta di un'espressione oggi quasi obsoleta poiché legata al metodo delle tensioni ammissibili, metodo di calcolo in passato imposto legislativamente nell'ingegneria civile e oggi in corso di sostituzione da parte del metodo agli stati limite. Si misura, a seconda dei casi, in Newton (N), in Pascal (Pa), e nei relativi multipli e sottomultipli.
  • Carico di snervamento
    Identifica il valore di tensione in cui si manifesta una deformazione plastica dello 0,2% e quanto più è basso, tanto più il materiale (metallico) è utilizzabile per essere lavorato per deformazione.
  • Carico di stato limite ultimo
    Rappresenta il carico concentrato oppure distribuito che, secondo le previsioni progettuali, porterebbe la struttura alla condizione di collasso parziale o totale. Si tratta di un valore spesso ipotetico, soggetto a margini di errore, soprattutto se la struttura presenta particolari complessità. La cautela nei confronti di tali eventualità è affidata a vari coefficienti di sicurezza, che trasformano il carico di stato limite ultimo ed il carico limite di esercizio in carico di progetto. Il carico di stato limite ultimo fa riferimento al metodo degli stati limite utilizzato per il progetto di costruzioni civili, attualmente in vigore in Italia ed in Europa, e contenuto nell'Eurocodice.
  • Carico distribuito
    Equivale ad una forza applicata su una superficie avente dimensioni finite, come una linea o un'area, distribuita sulla stessa secondo una legge definita (equazione) che fornisce la pressione per ciascun punto (di dimensioni infinitesime) della superficie. Nel caso di un carico distribuito su una trave, si usa considerare quest'elemento come un'asta, per via della lunghezza che prevale sulle dimensioni trasversali. Il carico complessivo è la somma (integrale) di tutte le forze infinitesime moltiplicate per la rispettiva area (infinitesima) di applicazione, il carico locale è invece il valore di pressione definito per ciascun punto dell'area di applicazione: si dice che il carico distribuito è "uniforme" se il suo valore locale o pressione è il medesimo in ogni punto e come tale può essere calcolato dividendo il carico complessivo per la misura dell'area di applicazione. Si misura in Pascal, pari a N/metro quadro, e nei rispettivi multipli e sottomultipli.
  • Carico limite
    Rappresenta il raggiungimento di una situazione particolarmente critica per l'opera intera o parte di essa. Una consapevole ed attenta analisi strutturale ha proprio la funzione di evitare il verificarsi di questi inconvenienti. Secondo il metodo degli stati limite, il carico limite si distingue fondamentalmente in due tipologie: carico di stato limite ultimo e carico di stato limite di esercizio In entrambi i casi si analizza, determinandolo, il carico concentrato oppure distribuito che, secondo le previsioni progettuali, porterebbe la struttura ad una condizione indesiderata, che va dalla semplice deformazione eccessiva (con pregiudizio all'accessibilità e vivibilità, o anche solo con problemi estetici) al danno pericoloso per la resistenza e stabilità della struttura e per l'incolumità delle persone che vi sono all'interno. Le entità calcolate hanno un valore spesso ipotetico, soggetto a margini ampi di errore, soprattutto se la struttura presenta particolari complessità. La cautela nei confronti di tali eventualità è affidata a vari coefficienti di sicurezza, che trasformano il carico limite in carico di progetto. Il carico limite fa riferimento al metodo degli stati limite,attualmente in vigore e contenuto nell'Eurocodice e si misura, a seconda dei casi, in Newton o in Pascal, e relativi multipli e sottomultipli.
  • Carico lineare
    Rappresenta un carico distribuito in modo non uniforme, con variazione lineare, su una lunghezza o su un'area. L'equazione che lo identifica è lineare di primo grado, ed è rappresentata da una retta. Il carico lineare si misura, a seconda dei casi, in Newton, in Pascal, e con i relativi multipli e sottomultipli.
  • Carico non lineare
    Il termine carico non lineare definisce un sistema di forze distribuite che gravano in maniera non uniforme, su una lunghezza o su un'area, su di una struttura. La variazione può essere compresa in un unico tratto di tipo parabolico (di grado 2 o superiore), o suddivisa in più intervalli. Le complicazioni nel calcolo talvolta spingono il progettista ad semplificare l'analisi, rendendo lineari le equazioni dei carichi, senza che questo comporti, di solito, eccessivi errori nella successiva analisi strutturale. Si misura, a seconda dei casi, in newton, in pascal, e con i relativi multipli e sottomultipli.
  • Carnauba
    Cera vegetale estratta dalle foglie della pianta brasiliana Copernicia cerifera, raccolta sotto forma di polvere cerosa dalle foglie, successivamente fusa e filtrata. La cera Carnauba viene utilizzata in pitture e vernici naturali e, ulteriormente raffinata, nella produzione di cosmetici.
  • Carta abrasiva
    E' il veicolo, solitamente in carta o tela, per il materiale abrasivo, per la carteggiatura del supporto da verni-ciare, o di mani precedentemente applicate di prodotti vernicianti. Detto materiale è allo stato di granelli a di-versa dimensione, definita da un numero che indica quante maglie sono contenute in un pollice quadrato (6,45 cmq) del setaccio, attraverso il quale sono passati i granelli abrasivi della carta che tale numero individua. Nello schema che segue sono indicate le più comuni carte abrasive: Numero della carta Definizione della grana 40 - 60 - 80 GROSSISSIMA 100 - 120 - 150 GROSSA 180 - 200 - 240 MEDIA 280 - 320 - 360 FINE 400 - 500 - 600 FINISSIMA 700 - 800 - 900 ULTRAFINE
  • Carteggiatura
    Operazione che attraverso l'uso di carte od altri mezzi abrasivi, prepara o il supporto grezzo a ricevere la prima mano di prodotto verniciante o il fondo destinato a ricevere la mano di finitura. In alcuni cicli di verniciatura possono essere eseguite operazioni di carteggiatura anche sulla tinta o su applicazioni intermedie di mani di fondo.
  • Cartongesso
    Pannelli costituiti da lastre di gesso rivestiti sulle due facce con fogli di cartone; usato per la realizzazione di tramezzi e pareti divisorie (spessore 10 ÷ 25 mm); i pannelli sono retti da montanti in lamierino sagomato zincato (spessore circa 6 ÷ 10 mm) e sono inseriti in guide fissate con chiodi a sparo o tasselli ad espansione, a pavimento e a soffitto.
  • Caseina calcica
    Fosfoproteina reperibile principalmente nel latte fresco che, nella forma calcica, chiamata anche calcio caseinato, ottenuta per addizione di calcio alle proteine della caseina, viene impiegata nella preparazione di adesivi ecologici, guaine protettive, tessuti e in molti altri prodotti. Come legante, la caseina calcica ha un importante “cursus honorum” risalente ai pittori del '400 che la utilizzavano nelle pitture a tempera.
  • Casseforme
    Opere di carpenteria temporanea volte a contiene il calcestruzzo allo stato plastico in funzione della forma finale prevista per l'elemento strutturale. Le casseforme vengono fissate e sostenute da un’apposita armatura, costruita in modo da renderne agevole il disarmo. I distanziatori che costituiscono un importante elemento funzionale del sistema “cassero”, possono rappresentare “punti critici” di infiltrazione. Nei protocolli Azichem il problema rappresentato dai distanziatori è contemplato e risolto attraverso specifici prodotti quali le guarnizioni RINGSEAL e CORKSEAL, in gomma idroespansiva.
  • Catalisi
    Processo attraverso il quale due o più componenti di prodotti polimerici, opportunamente mescolati, iniziano a reticolare, cioè a indurire per formare il film solido o il solido. Della catalisi è essenziale rispettare le dosi prescritte per i vari componenti ed il tempo di lavorabilità della parte catalizzata (vedi Pot-life).
  • Catena
    Barra di ferro, usata per consolidamento statico posta a contrasto tra muri opposti. Sono frequenti le catene in ferro nei porticati a volta sostenuti da colonne, dei secoli. 15° e 16°. E' detta catena o tirante anche una delle parti della capriata, sottoposta a sollecitazione di trazione diretta.
  • Catrame
    Residuo della distillazione a secco di composti organici quali il carbon fossile, il legno, la lignite, di aspetto oleoso, di colore scuro, più o meno denso, di odore acuto, nocivo per l’elevato contenuto di idrocarburi aromatici policiclici (PAH), costituiva la materia prima di numerosi prodotti secondari utilizzati nelle impermeabilizzazioni. Nelle applicazioni edili è stato sostituito dal bitume (lettera B), di più ridotta tossicità.
  • Caucciù SBR
    Vedere gomma SBR alla lettera G.
  • Caucciù naturale
    Vedere gomma naturale alla lettera G.
  • Caucciù sintetico
    Vedere gomma sintetica alla lettera G.
  • Cavillature
    Termine frequentemente utilizzato per definire fessure di ampiezza inferiore al millimetro, disposte a ragnatela, in genere superficiali, determinate dal ritiro idraulico (plastico) dei conglomerati cementizi o da evenienze termiche e di incorretta stagionatura. Vedere fessure (lettera F) e ritiro (lettera R) ed i documenti “ Intonaci fessurati, stress e rimedi dell’Aprile 2015 e “Fessure in vista” del Maggio 2015, in www.azichem.com
  • Cavitazione
    Fenomeno per cui in un liquido si ha la formazione di cavità piene del vapore del liquido stesso o di gas eventualmente disciolti. Tale formazione avviene quando la pressione statica è inferiore alla tensione di vapore del liquido a quella data temperatura o alla tensione di dissoluzione del gas disciolto: per esempio, nei moti relativi tra un corpo solido e un liquido ciò può accadere nei punti di massima velocità. Lo sviluppo delle cavità stesse è inoltre influenzato dalla presenza di germi di formazione costituiti generalmente da impurità solide su cui è adsorbito il gas, microbolle ecc. Nella pratica la cavitazione si produce sul dorso e anche sulla faccia attiva delle pale di eliche, di palette di turbine idrauliche, di pompe centrifughe, nella sezione ristretta di tubazioni. L’effetto della cavitazione è sempre molto dannoso perché essa produce una diminuzione dell’efficienza meccanica e nello stesso tempo manifestazioni di erosione e corrosione. Il primo effetto è dovuto al disturbo introdotto nella corrente fluida dalla presenza delle cavità che conduce ad accoppiamenti non corretti tra liquido e superfici solide e quindi a scambi energetici poco efficienti. Il secondo effetto è dovuto sia all’azione meccanica di martellamento del liquido, che nelle zone di alta pressione torna a riempire le cavità, sulle superfici solide con sovrappressioni dell’ordine di centinaia di MPa (migliaia di atmosfere), sia all’azione di attacco elettrochimico nelle microfessurazioni generate dall’azione di martellamento. La cavitazione si può altresi generare in un fluido irradiato da ultrasuoni, in virtù della cui presenza localmente si creano alternanze di valori positivi e negativi della pressione: durante il ciclo negativo, la pressione può scendere a valori tali da indurre la ‘rottura’ del liquido; in questi casi, le microbolle di gas disciolto subiscono una periodica variazione del volume, che induce una crescita complessiva della bolla fino alla successiva implosione ( cavitazione multipla). In opportune condizioni di pressione e raggi delle micro bolle, l’oscillazione instaurata può durare indefinitamente, la bolla non implode, ma a ogni periodo emette un pacchetto di luce ( cavitazione da bolla singola).
  • Cedimenti sismici differenziali
    Deformazioni permanenti di diversa entità dei terreni di fondazione sottoposti allo scuotimento sismico. Si manifestano nelle zone di contatto tra litologie con diverso comportamento meccanico, e possono determinare danni agli edifici costruiti su tali terreni.
  • Cellulosa
    Sostanza fibrosa bianca costituita da un composto organico di carboidrati e polisaccaridi presente in tutti i tessuti vegetali, utilizzata nella produzione della carta, di fibre tessili vegetali, nella produzione di pitture, vernici e conglomerati.
  • Cementite
    Nome commerciale (brevettato) della pittura costituita da una miscela di olio di lino crudo, olio polimerizzato, resine esterificate e pigmenti bianchi (ossido di zinco e biossido di titanio). E' pietrificante, lavabile può esse-re applicata su intonaci esterni ed interni ed anche su superfici di legno e di metallo.
  • Cemento
    In edilizia con il termine cemento, o più propriamente cemento idraulico, si intende una varietà di materiali da costruzione, noti come leganti idraulici, che miscelati con acqua sviluppano proprietà adesive (proprietà idrauliche). La pasta cementizia o boiacca, cemento più acqua, viene impiegata come legante in miscela con materiali inerti come sabbia, ghiaia o pietrisco. nel caso in cui la pasta di cemento si misceli con un aggregato fino (sabbia) si ha la malta di cemento; nel caso in cui alla pasta di cemento si uniscano aggregati di diverse dimensioni (sabbia, ghiaietto e ghiaia), secondo una determinata curva granulometrica, si ottiene il calcestruzzo. Quando il calcestruzzo viene accoppiato con un'armatura costituita da tondini di acciaio, opportunamente posizionati, si ha il calcestruzzo armato, spesso indicato erroneamente con il nome di cemento armato e, con la normativa del 1971, definitivamente indicato come conglomerato cementizio armato. In termini semplificati il cemento è definibile come legante idraulico che aggiunto ad acqua ha la proprietà di indurire, ottenuto mediante polverizzazione dopo la cottura a temperature fino a 1500 ° C di marne ovvero pietre naturali unite ad opportune dosi di carbonato di calcio e argilla. Questa polvere è un legante idraulico ovvero innesca il suo meccanismo di presa quando è miscelato con acqua. Il c. è usato come legante nella formazione di malte ed è componente base del calcestruzzo. (UNI EN 206-1 punto 3.1.28)
  • Cemento Alluminoso
    Legante idraulico ottenuto dalla calcinazione spinta di una mescolanza molto omogenea di calcare e bauxite; il processo di presa è relativamente lento, ma di rapido indurimento.
  • Cemento Portland
    Legante idraulico brevettato da Aspdin nel 1824 con il nome di Portland perché, una volta impastato con acqua e indurito, è molto somigliante alla pietra da costruzione che si ritrova nella isola di Portland. Ottenuto dalla cottura (a circa 1400°C) di marne naturali o mescolando calcare e materia argillosa e successiva macinazione del prodotto di cottura senza aggiunta di materiale inerte. Il cemento, impastato con acqua, offre un’ottima resistenza alla compressione e fa presa tanto all’aria che in presenza di acqua.
  • Cemento armato in bioedilizia
    Il cemento può essere indispensabile o comunque difficilmente sostituibile, soprattutto nelle strutture, sotto forma di cemento armato. L’armatura d’acciaio, però determina la formazione di “gabbie di Faraday) che oppongono considerevole resistenza alla permeazione del campo radioattivo naturale (vedere alla lettera C). La possibilità di ovviare a questo inconveniente è data, allo stato, dagli acciai austenitici vedere alla lettera A).
  • Cemento armato precompresso
    Lavorazione del conglomerato cementizio armato che permette di sfruttare adeguatamente le elevatissime qualità meccaniche di alcuni acciai speciali; attraverso la compressione preventiva del conglomerato, ottenuta per mezzo di vari sistemi: a fili aderenti, l’armatura viene pretesa prima del getto di calcestruzzo, a fili scorrevoli, l’armatura, priva di tensione e protetta da una guaina, viene tesa dopo il getto di calcestruzzo. Si ottiene quindi un nuovo materiale che sotto l’azione di carichi esterni reagisce diversamente dal cemento armato comune, diversità che si manifesta attraverso la partecipazione di tutta la sezione (ad esempio nella trave) che reagisce interamente alla sollecitazione di compressione, e lo sfruttamento completo dell’alta capacità di resistenza alla trazione dell’acciaio.
  • Cemento d’Alto forno
    Legante idraulico ottenuto con la macinazione, senza aggiunta di materiali inerti, mescolando il clinker puro di cemento e scorie basiche d’altoforno a coke sotto forma di sabbia vetrificata, derivanti dalla produzione di ghisa.
  • Cemento e alcalinità del calcestruzzo
    La capacità di un calcestruzzo di fissare l’anidride carbonica (CO2) è direttamente correlabile con l'alcalinità presente nella sua pasta cementizia e quindi dipende linearmente dalla quantità di cemento utilizzato. I differenti tipi di cemento e la presenza o meno di aggiunte di tipo pozzolanico condizionano l’alcalinità della pasta di cemento. Nei cementi Portland, per esempio, circa il 64% del peso di cemento è costituito da CaOH2 mentre nei cementi d'altoforno (con il 70% di scoria) la percentuale di CaOH2 scende al 44%.
  • Cemento e storia
    Fra la fine del 700 e l’inizio dell’800, le ricerche degli scienziati francesi Lavoisier, Vicat e Le Chatelier e dei tecnici britannici Parker, Frost, e Aspdin, si scoprono i diversi ruoli giocati, da una parte dalla calce e, dall’altra dai silicati e alluminati. A seguito di queste ricerche, il contenuto di argilla fu aumentato da circa il 10% , presente nella marna naturale impiegata da Smeaton nella produzione della sua calce idraulica naturale, sino al 40% con miscele artificiali di calcare ed argilla da inviare al forno di cottura per ottenere prodotti che vanno dalla calce idraulica al cemento che prendono i nomi di: cemento di Parker o cemento romano nel 1796; cemento naturale messo a punto da Vicat nel 1818; cemento di Frost messo a punto nel 1811 cemento inglese, sviluppato anch’esso da Frost nel 1822, cemento Portland brevettato da Aspdin nel 1824, considerato ufficialmente l’inventore del cemento moderno.
  • Cemento fattori di resistenza
    I fattori che agiscono sulla resistenza iniziale e su quella finale di un cemento sono la composizione del clinker e la finezza di macinazione. Fattore importante di composizione è il rapporto tra il silicato tricalcico (C3S) e il silicato bicalcico (C2S): il primo si idrata più rapidamente, sviluppando una notevole quantità di calore, il secondo più lentamente. Perciò un clinker a maggior contenuto di C3S permette un rapido conseguimento di resistenza, mentre uno che contiene una sostanziale quantità di C2S sviluppa resistenza meno velocemente ma raggiunge resistenze finali altrettanto soddisfacenti. La finezza di macinazione significa maggiore superficie specifica e quindi maggiore velocità di idratazione: di conseguenza il fattore finezza influisce in particolare sullo sviluppo della resistenza iniziale. È generalmente desiderabile usare la quantità di cemento minima indispensabile per raggiungere la resistenza desiderata. Il criterio è valido, oltre che per evidenti motivi economici, soprattutto per limitare la quantità di calore liberata nel corso dell’idratazione e per controllare il ritiro e quindi la fessurazione indotta dal ritiro. Per una data resistenza, il contenuto ottimale di cemento è condizionato dalle caratteristiche della sabbia e dell’aggregato grosso. Tuttavia un eccesso di cemento può rendere necessaria una quantità d’acqua tale da portare ad un calo della resistenza finale. Riferimento punto 7.1 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Cemento finezza di macinazione
    Vedere “finezza di macinazione del cemento”.
  • Cemento in bioedilizia
    Se si escludono gli aspetti connessi con le emissioni ambientali (CO2) ed i consumi di combustibili non rinnovabili, il cemento, almeno nella forma originaria del brevetto di Aspdin, del secolo scorso, poteva essere considerato un prodotto basato su materiali naturali: il calcare argilloso, o miscele di calcari e marne argillose. L’attuale cemento commerciale è altra cosa : può contenere quantità significative (sino al 60%) di aggiuntivi di provenienza almeno sospetta: residui di combustione (ceneri volanti), scorie siderurgiche (loppe d’alto forno) polveri di emissione di processi per la produzione di acciai speciali (silica fume) e così via, nei quali, talune ricerche hanno individuato diossine, radioattività ecc. Il ricorso “consapevole” al cemento, ove necessario, deve quindi tenere conto di quanto è possibile trovare ed operare scelte in grado di ridurre il rischio. (cementi il più possibile non di miscela, il tipo Portland, per esempio, (siglato con la lettera “I”), cementi bianchi ecc.
  • Cemento plastico
    Termine gergale spesso utilizzato per definire un sistema cementizio caratterizzato da elevata e permanente deformabilità, generalmente costituito da una malta cementizia addizionata con specifici polimeri elasticizzanti. L’impermeabilizzante cementizio bicomponente, in dispersione acquosa, deformabile, a comportamento plasto-elastico, OSMOCEM FLEX, particolarmente indicato per l’impermeabilizzazione di terrazze e balconi, prima della posa della pavimentazione in piastrelle o mattonelle, rappresenta un classico esempio di cemento plastico, in questo caso, plasto-elastico.
  • Centina
    Armatura di sostegno dell'arco durante la costruzione; preposta ad evitare il verificarsi di cedimenti. Deve essere resistente ed indeformabile. Negli archi di luce non ingente, la centina può essere realizzata in legno, per luci di notevole ampiezza è opportuno dare alla centina una sopraelevazione variabile da 1/80 a 1/200 della luce per tenere conto del "calo" che si verifica al disarmo. Per archi di grande luce la centina può essere realizzata con elementi metallici
  • Ceppo (di Grè)
    Si estrae sulle rive settentrionali del Lago d'Iseo, da rocce quaternarie, affioranti esclusivamente in quest'area del territorio orobico. L'unicità di questa roccia è connessa con la sua origine geologica, dovuta all'accumulo alle falde del Monte Clemo di ingenti depositi di versante che con il passare del tempo si sono trasformati in roccia tenace e compatta. Classificabile, dal punto di vista petrografico come breccia dolomitica: l'aspetto tipico della roccia infatti è quello di clasti (detriti spigolosi) dolomitici e di colore variabile tra il grigio chiaro e il grigio scuro, saldati da un cemento calcareo grigio chiaro, con elevato coefficiente di imbibizione derivante dalla presenza di porosità macroscopiche che evitano ristagni di acqua meteorica e rendono il Ceppo di Grè scarsamente soggetto ai danni connessi con il gelo. La composizione mineralogica omogenea rende il Ceppo di Grè idoneo per numerose e differenti lavorazioni ed impieghi: dai tradizionali utilizzi strutturali come pietra da costruzione, ai rivestimenti tanto in esterno quanto in interno, agli elementi di arredo urbano e decorativi come cornici, balaustre, ecc. L'ottima lavorabilità del materiale si esprime anche nelle rifiniture: da forme e volumi squadrati, rettilinei dai contorni netti e dalle linee rigorosamente sobrie particolarmente amati dall'architettura moderna, ai giochi di pieni e vuoti dei rivestimenti bugnati, alla perfetta mimesi con altri materiali innovativi come vetro e metallo. Attualmente il Ceppo di Grè è l'unico tipo di ceppo ancora in coltivazione permanente nell’architettura lombarda, in interventi sia di recupero sia di restauro, di manufatti storici, particolarmente numerosi in Milano, Bergamo, Brescia e Mantova.
  • Ceramica
    Dal greco antico κέραμος, 'kéramos', che significa "argilla", "terra da vasaio") è un materiale inorganico, non metallico, molto duttile allo stato naturale, rigido dopo la fase di cottura. Con la ceramica si producono diversi oggetti, quali stoviglie, oggetti decorativi, materiali edili (mattoni e tegole), rivestimenti per muri e pavimenti di abitazioni. Specifiche ceramiche inoltre, trovano impiego nei rivestimenti ad alta resistenza al calore per il suo alto punto di fusione. Il colore del materiale ceramico varia a seconda degli ossidi cromofori contenuti nelle argille (ossidi di ferro, da giallo, arancio, rosso a bruno; ossidi di titanio, da bianco a giallo). Può venire smaltata e decorata. La ceramica è usualmente composta da diversi materiali: argille, feldspati, (di sodio, di potassio o entrambi), sabbia silicea, ossidi di ferro, allumina e quarzo. Una composizione così articolata de-termina la presenza di strutture molecolari appiattite dette fillosilicati che, in presenza di acqua, conferiscono all'argilla un grado di plasticità che ne rende la lavorazione più facile e vantaggiosa.
  • Cere naturali
    Miscele di esteri di acidi grassi con alcoli polivalenti alifatici, di natura animale, cera d’api, lanolina, o vegetale, carnauba, gommalacca, candelina, ed altre. Le cere naturali sono utilizzate per il trattamento superficiale di pavimenti in legno, cotto, ceramica, nonché per la preparazione di pitture naturali.
  • Chetoni
    Composti organici di formula generale R-CO-R', caratterizzati dalla presenza di un gruppo carbonile C=O il cui carbonio è direttamente legato a due gruppi R idrocarburici che possono essere sia alifatici che aromatici. I chetoni, fra i quali possono essere annoverati l’acetone, il metietilchetone e metilisobutilchetone, vengono usati industrialmente come solventi in vernici e collanti e nella produzione di materie plastiche. La tossicità di questi composti deve essere valutata singolarmente stante l’estrema variabilità che caratterizza ciascun prodotto rispetto agli altri.
  • Chiave di volta
    Detta anche serraglia o cuneo è l’elemento dell’arco (concio) posto alla sommità dell’arco o della volta. Se l’arco o la volta è costruita con struttura laterizia o a getto, e la chiave di volta non è un elemento ben definito, si intende con il termine chiave di volta, soltanto il punto centrale e più alto della volta.
  • Chiave, disposizione in
    Nella muratura di mattoni indica la disposizione dei mattoni stessi con il lato lungo normale alla fronte del muro. Anche elemento costruttivo di ferro che si dispone orizzontalmente secondo la corda di un arco, ancorandolo con le murature che lo fiancheggiano per contrastare le spinte dell’arco sui piedritti.
  • Chilogrammo
    Unità di misura fondamentale della massa, nel sistema SI, con simbolo “kg”, corrispondente alla massa del prototipo di platino-iridio, depositato a Sèvres, presso il Bureau International des Poids et Mesures.
  • Chiostro
    Cortile interno tipico dei monasteri, collegante la chiesa con i vari fabbricati monastici. Cinto da porticati è spesso a due piani, nell’interno del chiostro si trova di regola un pozzo, talora all’interno di un’edicola addossata ad un lato o al centro.
  • Cianoacrilati
    Composti chimici del gruppo nitrilico degli acrilati, derivati dal metilestere di acido cianoacrilico. Costituiscono la base degli adesivi istantanei in commercio. Si tratta di prodotti tossici e sensibilizzanti che devono essere rigorosamente contraddistinti da specifiche avvertenze di sicurezza sulle confezioni.
  • Cianuri
    Sali dell’acido cianidrico, estremamente tossici, ad azione rapidissima: pochi milligrammi rappresentano una dose letale per l’organismo umano ed animale.
  • Ciclo dei materiali
    Periodo temporale caratteristico comprendente tutta la vita di un materiale: dall’estrazione delle materie prime sino allo smaltimento o riciclaggio. Il ciclo dei materiali è molto più lungo della “vita”, normalmente definita nel lessico funzionale e tecnico, come il periodo di tempo intercorrente fra la messa in opera e la demolizione.
  • Ciclopico
    Nella terminologia storico archeologica è detto anche “pelàsgico”, struttura muraria composta di grandi blocchi collocati in opera senza regolarità. Le mura di Micene in Grecia ne sono un esempio. Nella moderna tecnologia edile sono detti “ciclopici” i calcestruzzi con aggregati di grande dimensione, spesso usati nelle dighe, ecc.
  • Classi del calcestruzzo riferite alla dimensione massima dell’aggregato
    La norma UNI EN 206-2006: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” recita: “Se il calcestruzzo è classificato in funzione della dimensione massima dell'aggregato, la classificazione farà riferimento alla dimensione nominale più elevata della frazione di aggregato più grossa (Dmax), dove D è la dimensione massima dello staccio con il quale la dimensione dell’aggregato è determinata secondo la EN 12620.
  • Classi di consistenza del calcestruzzo
    Le norme UNI EN 206 – 2006 e UNI 11104:2004, sulla base del risultato dell’abbassamento al cono di Abrams (slump test), individuano 5 classi di consistenza: S1 - consistenza umida: abbassamento (slump) da 10 a 40 mm; S2 - consistenza plastica: abbassamento (slump) da 50 a 90 mm; S3 - consistenza semifluida: abbassamento (slump) da 100 a 150 mm; S4 - consistenza fluida: abbassamento (slump) da 160 a 210 mm; S5 - consistenza superfluida: abbassamento (slump) ≥ 220 mm.
  • Classi di esposizione del calcestruzzo
    La norma UNI EN 206-2006: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” recita: “Il calcestruzzo esposto agli agenti ambientali, quali umidità, temperatura, ecc., si può degradare nella sua resistenza e nella sua durevolezza. Sono pertanto contemplate 6 classi di esposizione, all’interno delle quali sono previste sottoclassi secondo il livello di degrado. Assenza di rischio di corrosione dell'armatura : X0. Corrosione delle armature indotta da carbonatazione: XC1, XC2 - XC3 - XC4;. Corrosione delle armature indotta da cloruri esclusi quelli provenienti dall'acqua di mare: XD1 - XD2 - XD3. Corrosione delle armature indotta da cloruri presenti nell'acqua di mare: XS1 - XS2 - XS3. Attacco dei cicli di gelo/disgelo con o senza disgelanti: XF1 - XF2 - XF3 - XF4. Attacco chimico da parte di acque del terreno e acque fluenti: XA1 - XA2 - XA3. Per ogni sottoclasse di esposizione vengono specificati il rapporto acqua/cemento, il dosaggio minimo di cemento per metro cubo, la classe minima di resistenza.
  • Classi di resistenza del calcestruzzo
    Sulla base delle prove di resistenza a compressione la norma UNI EN 206-2006: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” contempla due differenti valori di resistenza caratteristica: Rck, misurata su provini cubici di lato mm 150 ed fck, misurata su provini cilindrici di diametro mm 150 e altezza mm 300. In base a questi due valori sono definite le seguenti classi di resistenza: C8/10, C12/15, C16/20, C20/25, C25/30, C28/35, C30/37, C32/40, C35/45, C40/50, C45/55, C50/60, C55/67, C60/75, C70/85, C80/95, C90/105, C100/120. Per ogni classe di resistenza, il primo dei valori rappresenta fck e il secondo Rck, ambedue espressi in N/mm2.
  • Classicismo
    Periodo centrale dell'arte rinascimentale, compreso fra la fine del XV secolo e il sacco di Roma (1527), dominato da un esclusivo interesse per l'arte antica e segnato dalle opere di artisti come Donato Bramante e Raffaello Sanzio.
  • Classico
    Stile architettonico comprendente le regole fondamentali dell'arte greca e romana. In Grecia, il periodo C., situato fra quello arcaico e quello ellenistico, si estende dalla metà del V alla fine del IV secolo a. C. ed è caratterizzato dalle opere di artisti come Fidia e Policleto.
  • Climatico, cambiamento
    La terra riceve tutta la sua energia dal sole. Parte di tale energia viene trattenuta all'interno dell'atmosfera terrestre dai gas serra che assorbono le radiazioni infrarosse, impedendo loro di disperdersi nuovamente nello spazio. Quindi l’effetto serra è un fenomeno naturale e fondamentale per mantenere la vita sulla terra. Mantiene la temperatura della nostra atmosfera intorno ai 15°C. Tuttavia, le attività dell’uomo stanno producendo quantità sempre maggiori di gas serra, principalmente provenienti dalla combustione di carburanti fossili, tra cui petrolio, gas e carbone. Con l’aumento della concentrazione dei gas serra, l’atmosfera trattiene sempre di più radiazioni infrarosse che causano il riscaldamento globale. Per questo motivo vengono emessi, allo stato, il doppio dei gas serra che possono essere assorbiti in modo naturale dagli oceani e dagli ecosistemi della terra. Ne consegue l'imperativo di ridurre le emissioni di gas serra, e pertanto ridurre il consumo di carburanti fossili.
  • Climi rigidi
    Nella dizione “climi rigidi” possono essere comprese tanto le condizioni climatiche montane o invernali delle latitudini temperate quanto le condizioni climatiche estreme, in prossimità delle latitudini artiche ed antartiche. Nelle latitudini artiche ed antartiche, dove le temperature sono “estreme” per definizione, le alternanze gelo/disgelo possono avere frequenze quasi stagionali. Nelle temperature temperate, al contrario, queste alternanze possono verificarsi più frequentemente.
  • Clinker (ceramico)
    Il clinker o klinker è un materiale laterizio ottenuto con la cottura delle materie prime a temperature molto e-levate: circa 1250 °C, tali da indurre quasi una vetrificazione del materiale che, come tale, lo rende particolarmente denso e resistente, anche dal punto di vista meccanico e gli conferisce una superficie estremamente dura e non igroscopica. La diversa finitura superficiale (grezza, semilucida o smaltata) permette di coniugare estetica e tecnologia.
  • Clinker di cemento Portland (K)
    La norma UNI EN 197-1 recita: Il clinker di cemento Portland si ottiene mediante sinterizzazione di una miscela definita di materie prime (farina cruda, pasta o melma) contenente elementi generalmente espressi come ossidi e modeste quantità di altri composti. La farina cruda, la pasta o la melma sono macinate finemente, miscelate intimamente e quindi omogenee. Il clinker di cemento Portland è un materiale idraulico che deve essere composto da almeno due terzi in massa di silicati di calcio (3CaO•SiO2 e 2CaO•SiO2. La parte rimanente è costituita da fasi di clinker contenenti alluminio, ferro e altri composti. Il rapporto in massa (CaO)/(SiO2) non deve essere minore di 2,0. Il tenore di ossido di magnesio (MgO) non deve superare il 5,0% in massa.
  • Clorazione
    Addizione di cloro o di cloroderivati all’acqua, per renderla potabile e/o per sanificarla come, per esempio, nelle piscine.
  • Cloro
    Elemento chimico gassoso, giallo verdastro, molto tossico, di odore soffocante, dotato di elevata reattività chimica, usato, come battericida nella depurazione delle acque e nella sanificazione delle piscine. Nei confronti dei manufatti edili rivestono particolarmente importanza aggressiva i derivati del cloro, come l’acido cloridrico ecc.
  • Cloroformio
    Vedere “tricloroetano” alla lettera T.
  • Cloroparaffine o paraffine clorurate
    Composti chimici ottenuti per clorazione di n-paraffine, con contenuti di cloro variabili fra il 10 ed il 72% e catene di carbonio di lunghezza compresa fra C10 e C38. In funzione della lunghezza delle catene e del contenuto di cloro si presentano sotto forma di liquidi incolori o giallastri o in forma solida vetrosa o cerosa. La caratteristica principale delle cloro paraffine è la resistenza ad un numero elevato di agenti chimici, alla luce ed a temperature sino a 200° C. Gli utilizzi delle cloro paraffine sono molteplici comprendendo l’impiego come plastificanti nelle materie plastiche (PVC), come plastificanti e leganti in rivestimenti e vernici, come agenti specializzati in mastici e sigillanti (polisolfuri) nonché come antifiamma nelle gomme sintetiche, materie plastiche e tessili. Le cloroparaffine, come tutti gli idrocarburi clorurati, sono stabili e si accumulano nella catena alimentare e possono provocare fenomeni di tossicità acuta e cronica.
  • Cloroprene
    Derivato clorurato del butadiene (vedere lettera B), o da acetilene e acido cloridrico (vedere lettera A). Il legame viene ottenuto per addizione di ossido di magnesio. Rappresenta la materia prima per la produzione delle gomme sintetiche (policloroprene, neoprene) e dei collanti. Ha effetti narcotizzanti, irrita la pelle e le mucose e, nelle esposizioni prolungate, può arrecare danni renali ed epatici. Deve quindi essere maneggiato con cautela.
  • Coalescenza
    In fisica è il fenomeno per cui le goccioline più piccole di un liquido disperse in un altro liquido non miscibile (per es. goccioline di olio in acqua) tendono a unirsi alle più grandi, fornendo quindi aggregati di maggiori dimensioni. La coalescenza, peraltro alla base dell’indurimento e dell’adesione di numerosi sistemi polimerici, si spiega in base al fatto che un sistema disperso tende ad assumere la configurazione cui compete la quantità minima di energia superficiale.
  • Cobalto
    Elemento chimico di numero atomico 27. con simbolo è Co. È chimicamente inerte; a temperatura ambiente risulta stabile nei confronti dell'aria e dell'acqua; viene lentamente attaccato dagli acidi cloridrico (HCl) e solforico (H2SO4). Trova applicazioni importanti nell’industria siderurgica, nella produzione di pigmenti. Il cobalto-60, radioattivo, trova inoltre impiego come sorgente di raggi gamma.
  • Cocciniglia
    Colorante carminio di origine animale. Si estrae dalle femmine essiccate dell’insetto emittero. Attualmente il tipo di produzione della cocciniglia non gode i favori degli animalisti poiché, per produrne 1 chilogrammo, sono necessari circa 140.000 insetti. Viene comunque usato come colorante per alimenti con la sigla E 120.
  • Cocciopesto
    Il “cocciopesto” o signino, nella tradizione di Vitruvio e Plinio, è un conglomerato costituito da calce mescolata a frammenti di terracotta, utilizzato in età romana soprattutto come impermeabilizzante per il rivestimento di vasche in muratura o di cisterne o come elemento decorativo, nei pavimenti. Era composto da frammenti di laterizi a pasta molle (tegole o mattoni) minutamente frantumati e malta fine a base di calce aerea. Si posava in diversi strati, caratterizzati da differenti granulometrie ed ogni strato doveva essere “battuto” e “bagnato” ripetutamente. Nella moderna tecnologia il “cocciopesto” è un reattivo pozzolanico naturale a base di mattoni e/o coppi opportunamente macinati, utilizzato generalmente negli intonaci e nei pavimenti decorativi e talvolta, in interventi particolari, quale “idraulicizzante” di malte ed intonaci. Il prodotto specifico Azichem, denominato LATERSANA, è soprattutto destinato alla realizzazione di intonaci e pavimenti decorativi e, per questo motivo, è caratterizzato da una pezzatura massima di mm 1,2. Utilizzando LATERSANA, fermi restando i limiti di pezzatura sopra accennati, possono essere confezionate malte al “cocciopesto”, variamente caratterizzate e caratterizzabili sia in termini cromatici che prestazionali. Consultare in proposito in www.azichem.com i documenti “Cocciopesto, un’antica innovazione” del Giugno 2014 e “Le polveri di Vitruvio” del Luglio 2015
  • Coefficiente di accumulo del calore o capacità termica volumica
    Indica quanta energia può accumulare un metro cubo di materiale sotto forma di calore. Tiene conto sia della densità che della capacità termica. Esistono infatti materiali caratterizzati da una buona capacità termica, ma da una scarsa massa e viceversa. A parità di trasmittanza, più il coefficiente di accumulo del calore è alto, meno le variazioni di temperatura esterna si ripercuotono all’interno dell’edificio. È importante quindi, soprattutto per la protezione contro il caldo, avere strutture con elevati valori di coefficiente di accumulo del calore. Il suo valore, comunemente trascurato nella progettazione convenzionale, è di grande influenza soprattutto in ordine al comfort termico estivo e di conseguenza ha importanti ripercussioni anche sul risparmio energetico.
  • Coefficiente di adduzione
    Grandezza della fisica termica che indica la quantità di calore che viene ceduta dall’aria ad una parete (o viceversa da una parete all’aria) nell’unità di tempo per unità di superficie, per ogni grado di differenza di temperatura e per gli insieme degli effetti di convezione e di irraggiamento. L’unità di misura è espressa in W/m2K. Nel calcolo termico si utilizzano due differenti coefficienti di adduzione: per il passaggio di calore dall'aria interna alla parete interna e per il passaggio di calore dalla parete esterna all’aria esterna, per la determinazione della trasmissione termica globale.
  • Coefficiente di conduttività termica
    relativamente ad uno strato omogeneo di materiale, può essere acquisito sperimentalmente attraverso la relazione del flusso termico (Q = t1 – t2 / RT ), misurando il flusso termico che passa, attraverso il materiale esaminato, sottoposto ad una determinata differenza di temperatura fra le due facce.
  • Coefficiente di resistenza al passaggio di vapore (mu)
    Stabilito quello dell'aria uguale a "1", esprime quanto la resistenza di un materiale al passaggio di vapore è superiore a quello dell'aria a parità di spessore e di temperatura. Per gli intonaci tale coefficiente è mediamente 15/35; per il calcestruzzo 70/150; nei pannelli di calcestruzzo alleggerito 5/10; nelle murature in mattoni 100; nel polistirolo espanso 20/50; nel polistirolo estruso 80/300; nei fogli di PVC (> 1mm) 20000/50000; nelle guaine bituminose 3000/5000; nei fogli di alluminio il valore è infinito.
  • Coefficienti stechiometrici
    In un’equazione chimica esprimono i rapporti tra le particelle e tra le moli delle sostanze coinvolte nella trasformazione. Vedere stechiometria, lettera S.
  • Coesione
    Ogni molecola esercita una determinata “attrazione” sulle molecole vicine. Questa attrazione è particolarmente “forte” fra molecole uguali: un pezzo d’acciaio non si sbriciola nemmeno se sottoposto a sollecitazioni fortissime, così come una goccia d’acqua può “pendere a lungo”, dal rubinetto, prima di cadere. Il fenomeno è definito con il termine “coesione”, dal latino co- (insieme) e haereo- (restare attaccato). Anche molecole di sostanze diverse si attraggono fra di loro: la vernice si attacca ai supporti, la calce, al mattone, e così via.
  • Coesività
    Proprietà del calcestruzzo fresco di resistere alla segregazione.
  • Coibenza
    Capacità di un corpo di essere cattivo conduttore di calore e di elettricità. Nella tecnologia edile la coibenza è una caratteristica rilevante nel contesto degli isolamenti termici.
  • Colabile consistenza
    Consistenza di un conglomerato che consente la messa in opera per versamento diretto. A titolo di esempio, la selezione di una malta da ripristino da utilizzare, in una specifica circostanza, deve essere informata anche alla consistenza d’uso. Nelle ricostruzioni prevedenti la costruzione di casserature temporanee dovranno essere previste malte a consistenza colabile mentre nelle ricostruzioni prevedenti l’applicazione a frattazzo o con intonacatrici, la consistenza dovrà essere di tipo tixotropico autosostentante. Vedere il documento “Malte da ripristino, selezione in funzione della consistenza applicativa” del Luglio 2014, in www.azichem.it
  • Colla di amido
    Colla naturale estratta da cereali (mais), utilizzata soprattutto per cartone ondulato, carta, carta da parati e nelle “pitture a colla”.
  • Colla di caseina
    Colla naturale prodotta per reazione della caseina (lettera C) in soluzioni caustiche. Impiegata, un tempo, in falegnameria e come legante per mastici e pitture, è stata soppiantata, in larga misura, dalle colle sintetiche.
  • Colla vinilica
    È uno dei collanti più utilizzati nel settore del legno e del mobile. È spesso nota anche sotto il nome commerciale di Vinavil o come colla bianca da falegname. È costituita da una dispersione di resine polivinilacetato (PVAc) in base acquosa pur esistendo anche collanti PVAc a base di solventi. Ha l'aspetto di un liquido bianco latte e un odore non particolarmente penetrante o fastidioso, caratteristico, leggermente acidulo. I limiti funzionali delle colle viniliche sono soprattutto di tipo termico. Per contro, sono considerate colle poco costose e non pericolose per l'uomo.
  • Collanti
    Definiti anche adesivi, sono sostanze capaci di far aderire, in maniera permanente, una superficie ad un'altra, anche composte da materiali diversi. Possono essere di origine naturale o sintetica e si distinguono, convenzionalmente, in collanti a dispersione ed a reazione (lettera C). Nella categoria sono particolarmente noti i collanti o adesivi istantanei, quelli epossidici e poliuretanici, ecc.
  • Collanti a dispersione
    Gli adesivi o collanti a dispersione (vedere dispersione colloidale lettera C), sono essenzialmente basati su dispersioni di resine sintetiche o naturali, in acqua o in solvente, che induriscono per coalescenza (lettera C). Le resine più utilizzate in questo tipo di collanti sono le resine acriliche e polivinilacetiche, più raramente le gomme stirene butadiene (SBR).
  • Collanti a reazione
    Adesivi o collanti che induriscono per reazione chimica dei loro componenti e, per questo motivo, sono quasi sempre proposti in confezioni che prevedono la separazione dei componenti da unire all’atto dell’impiego. Fra i collanti a reazione sono particolarmente diffusi gli: adesivi epossidici, poliuretanici, fenolici, ecc.
  • Collanti epossidici
    Noti anche come adesivi epossidici, sono collanti “a reazione”, in genere bicomponenti, formati da resine epossidiche, con addizioni di agenti termoplastici (per esempio poliammidi) e plastificanti, con specifici indurenti, in genere di tipo ammidico. In termini di efficienza e di impiego, i collanti epossidici vantano applicazioni che vanno dall’industria edile a quella aerospaziale. I protocolli Azichem contemplano adesivi strutturali per differenti applicazioni quali SYNTECH RGS, specifico per riprese di getto strutturali fra conglomerati induriti e nuovi conglomerati, SYNTECH IC 55, per incollaggi ed iniezioni consolidanti, ecc. Vedere la voce riprese di getto alla lettera R.
  • Collanti istantanei
    Collanti “a reazione” in genere basati su cianoacrilati regolati in termini di velocità di reazione, da acido fosforico e/o idrochinone, molto diffusi in commercio, da utilizzare con estrema cautela, nel pieno rispetto delle avvertenze di sicurezza.
  • Collanti melamminici
    Collanti “a reazione”, basati su resine melamminiche, largamente impiegati nella produzione di pannelli truciolati e legno lamellare. Possono emettere formaldeide.
  • Collanti naturali
    Collanti/adesivi, ottenuti da materie vegetali, quali la gomma arabica, la colla di amido, la colla di cellulosa, e da materie prime animali, quali la gommalacca, la colla di caseina, la colla di pesce, ecc.
  • Collanti poliesteri (UP)
    Noti anche come adesivi poliesteri, sono collanti “a reazione” in genere bicomponenti, largamente usati nella produzione di vetroresina e di rivestimenti antiacidi, formati da resine poliesteri insature, con addizioni di agenti specifici ed indurenti a base di ammine aromatiche e/o perossidi organici.
  • Collanti poliuretanici
    Noti anche come adesivi poliuretanici, sono collanti “a reazione”, possono essere “monocomponenti”, in grado di indurire per reazione con l’umidità, con formazione di ponti ureici e “bicomponenti” che induriscono per reazione di poliisocianati con polioli.
  • Collarino
    Elemento di raccordo in forma di cilindro schiacciato o di fascia, liscia o decorata, fra la sommità del fusto e il capitello dorico o tuscanico.
  • Colloidali dispersioni
    Vedere “dispersioni colloidali, lettera D.
  • Colloidi
    Sistemi dispersi di una fase in un’altra che danno origine a pseudo soluzioni. I colloidi rispetto alle soluzioni hanno la proprietà di non attraversare una membrana semipemeabile ed altre proprietà definite complessivamente “proprietà colloidali”. I colloidi, che interessano i Beni Culturali, sono la colla di pesce costituita da proteine animali disperse in acqua, la gomma lacca in alcol, i medium leganti a base di albume o tuorlo d’uovo, le resine acriliche in emulsione acquosa o in soluzioni di solvente organico, un pigmento disperso in acqua di calce, l’oro disperso in acqua o un sapone disperso in acqua. Lo stesso sapone disperso in alcol ha le proprietà di una soluzione, per cui è più opportuno parlare di stato colloidale piuttosto che sostanze colloidali in senso stretto. Lo stato colloidale deriva dalle interazioni tra i tre stati di aggregazioni principali quando uno di essi è in uno stato di suddivisione o di dispersione particolare compresi tra 0,001 e 1 micron, al disotto si rientra nelle soluzioni. Emerge, in questi casi, un'organizzazione delle relazioni solvente - fase dispersa tale da determinare nuove e specifiche proprietà che per l'importanza teorica e pratica ci hanno costretto a " definire" un'ulteriore stato, appunto " lo stato colloidale". Per lo studio delle tecniche artistiche e per la Conservazione e Restauro è di grande importanza in quanto molte tecniche artistiche e di conservazione utilizzano sistemi colloidali e la bontà dei risultati è spesso legata alla capacità di ottenere le migliori condizioni nel sistema colloidale. Le particelle colloidali non si depositano con apprezzabile velocità nel mezzo in cui sono disperse, non si possono filtrare e non si possono separare allo stato cristallino, ma allo stato amorfo. Quando un fascio di luce attraversa una soluzione colloidale, viene diffuso in modo caratteristico e tale che, osservandolo lateralmente, risulta ben visibile (effetto Tyndall).
  • Colofonia
    Residuo di distillazione della resina di conifere, costituita da acidi resinosi, dalle loro anidridi e dai loro pro-dotti di ossidazione, largamente utilizzata nei coloranti, nella carta, nei saponi e nelle vernici è detta anche “pece greca”. Il nome deriva dalla città di Colofone (in latino Colophonia) situata nell’Asia Minore.
  • Colonna
    Membro architettonico portante, composto da base, fusto e capitello. La sua parte inferiore è detta imoscapo e quella superiore sommoscapo. Il rigonfiamento a un terzo dell'altezza è chiamato entasi. Una colonna addossata ad una parete prende il nome di semicolonna e può avere una funzione semplicemente decorativa.
  • Coltello, muro a
    Detto anche coltellato o muro in foglio, è il muro di mattoni posati uno sull’altro nel senso dello spessore.
  • Comburente
    Sostanza che mantiene la combustione, per esempio, in ambiente ordinario, l’ ossigeno e l’ aria.
  • Combustibile
    Sostanza capace di bruciare in combinazione con l’ossigeno e di sviluppare energia termica; si distinguono combustibili solidi naturali, da solidi artificiali, da liquidi naturali, da liquidi artificiali, da gassosi naturali, da gassosi artificiali. La qualità della combustione è direttamente proporzionale alla migliore mescolanza con l’aria, che avviene benissimo con i gas.
  • Combustibile da rifiuti (CDR)
    Combustibile classificabile come Rdf di qualità normale, sulla base delle norme tecniche UNI 9903-1 e successive modifiche e integrazioni. E' prodotto dal recupero di rifiuti urbani speciali non pericolosi, mediante trattamenti finalizzati a garantire un potere calorifico adeguato al suo utilizzo, nonché a ridurre e controllare il rischio ambientale e sanitario.
  • Combustibili fossili
    Sono fonti non rinnovabili di energia, rappresentate dal carbone, dal petrolio e dal gas naturale.
  • Combustione
    Reazione tra un combustibile e un comburente con produzione di energia termica e luce: combustione del carbone, del legno, della benzina. La combustione definita “lenta” è quella che si verifica senza sviluppo di calore e di luce, mentre la combustione spontanea è rappresentata dall’autocombustione.
  • Compatibilità storico materica
    La valutazione della compatibilità tra i moderni prodotti per il restauro e gli antichi materiali da costruzione, con particolare riferimento agli edifici ed alle murature storiche, nel contesto dei problemi connessi con gli interventi di recupero sia strutturale che funzionale, in genere piuttosto complessi, deve essere effettuata già in fase di progetto e programmazione, alla luce , delle più recenti conoscenze tecnologiche e nel rispetto della concezione architettonica e strutturale degli antichi costruttori. L'analisi deve essere integrata anche dalle valutazioni inerenti le condizioni di deterioramento progressivo che l'ambiente esterno induce o può avere indotto (vibrazioni da traffico o cantieri nelle adiacenze), delle condizioni di esposizione, dell’aggravarsi dell'inquinamento atmosferico, dei fenomeni naturali eventualmente intervenuti, quali micro e macro sismi o movimenti di falda, della presenza dei sali solfatici (così diffusi nelle antiche murature soprattutto per l'impiego in passato di leganti a base di gesso), nonché del progressivo incremento delle sollecitazioni.
  • Compattazione del calcestruzzo
    Azione dinamica applicata al calcestruzzo nel corso della messa in opera, finalizzata a minimizzare il contenuto d’aria intrappolata.
  • Compluvio
    Linea o punto dove confluiscono le acque piovane raccolte dalle falde sia inclinate a tetto, sia piane (vedere displuvio). Nell’antica casa romana con tale termine si indicava l’apertura quadrata o rettangolare, praticata nel tetto dell’atrio, dalla quale l’acqua piovana cadeva nella vasca sottostante, detta impluvio.
  • Componenti di una soluzione
    Una soluzione è formata da un solvente che è la sostanza presente in quantità maggiore, capace di sciogliere e da un soluto (o soluti) la sostanza (o le sostanze) presente in minor quantità che si sciolgono. Per esempio, nelle soluzioni acquose il solvente è l'acqua e il soluto qualsiasi sostanza idrosolubile: zucchero, sale, alcool, CO2, ecc. Vedere “Soluzioni” lettera S.
  • Composito, ordine
    Ordine architettonico elaborato dai romani unendo gli elementi e le proporzioni più belle dell'ordine ionico e di quello corinzio. L'altezza delle colonne corrisponde a dieci diametri o moduli.
  • Composizione granulometrica degli aggregati (curva)
    La curva granulometrica degli aggregati per calcestruzzo (UNI EN 12620), definita dalla norma UNI EN 933, rappresenta la distribuzione delle percentuali P in peso di aggregato passante in funzione del diametro d dei fori del vaglio. È in genere possibile definire, in funzione della destinazione del getto e del procedimento di posa in opera, fusi preferenziali entro cui è opportuno sia compresa la curva granulometrica. Nell’analisi granulometrica è di particolare importanza la determinazione della percentuale di passante a mm 0,063 mm ((luce dell’ultimo setaccio), poiché, nel caso di superamento di tale parametro, rispetto al valore previsto sulla base della natura dell’aggregato, è necessario effettuare prove specifiche per accertare l’effettiva idoneità della curva ipotizzata.
  • Compost
    Detto anche terricciato o composta, è il risultato della decomposizione e dell'umificazione di un misto di materie organiche (come ad esempio residui di potatura, scarti di cucina, letame, liquame o i rifiuti del giardinaggio come foglie ed erba) da parte di macro e microrganismi in condizioni particolari. È un prodotto ottenuto dal compostaggio della frazione organica dei rifiuti urbani, nel rispetto di apposite norme tecniche finalizzate a definirne contenuti e usi compatibili con la tutela ambientale e sanitaria.
  • Composti chimici
    Sostanze che possono essere scomposte in altre sostanze. Ogni composto è costituito da due o più elementi ed a ciascuno è associata una formula.
  • Composti ionici
    Sostanze costituite da ioni: conducono la corrente elettrica allo stato liquido ma non allo stato solido.
  • Concentrato
    Insieme equilibrato di agenti specifici, additivi e, in taluni casi leganti e fibre, di peso definito, studiati e preparati per confezionare agevolmente conglomerati cementizi finalizzati, quali calcestruzzi, betoncini e malte, ecc., con caratteristiche predefinite.
  • Concentrazione di una soluzione
    Caratteristica fondamentale delle soluzioni indicante il rapporto tra la quantità di soluto e la quantità di soluzione (o di solvente). Può essere espressa come “concentrazione di massa su volume (Cm/V) indicante la massa di soluto disciolto in una unità di volume di soluzione; “concentrazione molare o molarità” che esprime la quantità di soluto (espressa in moli) disciolto in 1 litro di soluzione (mol/L); “concentrazione in parti per milione” (Cppm) esprimente le parti di soluto presenti in un milione di parti di soluzione; concentrazione in percentuale in massa (C%m/m) indicante la massa di soluto disciolto in 100 unità di massa di soluzione; concentrazione in percentuale in volume (C % V/V) indicante il volume di soluto disciolto in 100 unità di volume di soluzione.
  • Concio
    Blocco di pietra lavorato per essere messo in opera. Secondo il suo utilizzo il concio può prendere nomi diversi: cuneo negli archi, tamburo o rocchio nelle colonne, bozza o bugna nelle strutture rustiche (elementi sporgenti nel faccia a vista). Anche i monoliti in cui sono suddivisi i grandi getti di calcestruzzo.
  • Concrezione
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi", rappresentata da un deposito di dimensioni limitate, di forma tendenzialmente isometrica. Talora può assumere forma stalattitica o stalagmitica, con eventuale inglobamento di microrganismi. Il deposito può formarsi sia per apporto di calcio disciolto in acque dure, sia per ricristallizzazione in superficie di carbonato di calcio del substrato.
  • Condensa
    Acqua allo stato liquido che si deposita su una superficie perché non può più rimanere nell’aria allo stato di vapore, per un abbassamento di temperatura e conseguente saturazione. Per questo motivo si manifesta, all’interno di un ambiente, sulle superfici più fredde (vetrate, infissi metallici, ponti termici, ecc.).
  • Conduttività termica (lambda)
    Definita anche come “coefficiente di conduzione”, rappresenta l’energia che per conduzione attraversa nell’unità di tempo lo spessore unitario del materiale per una differenza unitaria di t. Definisce univocamente l’attitudine di un materiale omogeneo e isotropo, a trasmettere il calore quando lo scambio avviene solo per conduzione. È una funzione dello stato fisico del materiale, della temperatura, della densità, della posa in opera, convenzionalmente espressa con (W/m°C). Nel contesto delle proprietà termofisiche la grandezza misurabile che caratterizza la prestazione di un materiale in ordine all’isolamento termico è la conduttività termica (inversamente correlabile con la capacità di isolamento). Per impieghi specifici è sempre necessario fare riferimento alla norma UNI 10351.
  • Conduzione
    Il trasferimento di calore per “conduzione” avviene tra corpi che sono a contatto, o tra parti di uno stesso corpo che si trovano a temperature diverse, in coerenza con il principio zero della termodinamica per il quale, il calore passa spontaneamente dal corpo più caldo a quello freddo fino a che entrambi non hanno raggiunto la stessa temperatura. Esso è causato dal trasferimento di energia cinetica da una molecola a quella adiacente che possiede una velocità di vibrazione minore. Poiché la velocità di vibrazione delle particelle è direttamente proporzionale alla temperatura, il corpo caldo cede energia a quello freddo, aumentandone la temperatura, finché non è raggiunto l’equilibrio termico. Prendiamo ad esempio, due corpi a temperature diverse. Una volta posti in contatto, per conduzione il calore fluisce dal corpo più caldo a quello più freddo, finché non viene raggiunta una temperatura d’equilibrio.
  • Conglomerato
    Unione coesiva di elementi eterogenei: in geologia il termine indica rocce sedimentarie clastiche o rocce detritiche che derivano da sedimenti i cui elementi costituenti a loro volta derivano principalmente dall'accumulo di frammenti litici di altre rocce alterate trasportati in genere da agenti esogeni diversi (corsi fluviali, correnti marine, venti, ecc.)., nella tecnologia edile i conglomerati sono soprattutto i sistemi cementizi rappresentati da un legante, aggregati ed acqua, quali i calcestruzzi, i betoncini, le malte, ecc.
  • Cono di Abrams
    Dispositivo e metodo di prova preposto a misurare la consistenza di un calcestruzzo fresco, coesivo e confezionato con aggregati aventi dimensione massima non maggiore di 40 mm. La prova che viene eseguita, sia in cantiere che in laboratorio, utilizzando il cono di Abrams prende il nome di slump test o prova di abbassamento al cono ed è una valutazione della deformazione che un impasto subisce per effetto del proprio peso, quando viene privato del recipiente che lo sostiene. Secondo le norme UNI EN 206 – 2006 e UNI 11104:2004 in base al risultato dello slump test, si individuano 5 classi di consistenza: S1 - consistenza umida: abbassamento (slump) da 10 a 40 mm; S2 - consistenza plastica: abbassamento (slump) da 50 a 90 mm; S3 - consistenza semifluida: abbassamento (slump) da 100 a 150 mm; S4 - consistenza fluida: abbassamento (slump) da 160 a 210 mm; S5 - consistenza superfluida: abbassamento (slump) ≥ 220 mm.
  • Consistenza (del calcestruzzo)
    Proprietà del calcestruzzo fresco connessa con la facilità di messa in opera e di compattazione, può essere espressa in termini di cedimento al cono, di spandimento, ecc. La consistenza, come la lavorabilità, è il risultato dell'interazione di più proprietà reologiche e, di conseguenza, non è suscettibile di definizione quantitativa ma soltanto di valutazione relativa, sulla base del comportamento dell’impasto fresco a determinate modalità di prova. Nessuno dei metodi di prova, usualmente proposti o in uso per la misura della consistenza è pienamente soddisfacente e le proprietà del calcestruzzo fresco che vengono prese ad indice della sua lavorabilità sono diverse da metodo a metodo. In generale la massima sensibilità di ciascun metodo riguarda campi differenti di lavorabilità e, a seconda del tipo di opera e delle condizioni di getto, va scelto il metodo più appropriato di controllo del grado di consistenza. I metodi di misura della consistenza più largamente adottati sono l'abbassamento del cono di Abrams (UNI 9418), la prova Vébé (UNI 9419), l'indice di compattabilità (UNI 9420), la misura dello spandimento (UNI 8020 - metodo B). Riferimento: punto 4.1 - Linee guida sul cls strutturale ATECAP.
  • Consistenza del calcestruzzo
    La consistenza indica la lavorabilità del calcestruzzo fresco ed è un indice delle proprietà e del comporta-mento del calcestruzzo nell'intervallo di tempo tra la produzione e la compattazione dell'impasto nella cassa-forma. La lavorabilità del calcestruzzo esprime la sua attitudine a essere trasportato, gettato e compattato in modo da eliminare sacche d’aria nelle superfici di contatto con le armature e con le casseforme. Per determinare la classe di consistenza, così come contemplato dalla norma UNI EN 206-2006: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità” si impiegano prove di diverso tipo eseguite su calcestruzzo prelevato dopo lo scarico dalla betoniera di almeno 0,3 metri cubi. Tra le diverse prove previste, in Italia si ricorre usualmente alla “misura mediante abbassamento al cono di Abrams” EN 12350-2 e ”misura dello spandimento” EN 12350-3.
  • Consolidamento
    Il significato pratico del termine può essere essenzializzato con “rendere solido o più solido, rendere stabile, rinforzare, ecc.” Il programma di fornitura AZICHEM contempla numerosi prodotti consolidanti per opere edili differenziati per l’azione specifica, fra i quali si segnalano CONSILEX ST, consolidante trasparente penetrante, per pietre naturali, elementi ornamentali lapidei, intonaci minerali ecc., a base di esteri etilici dell'acido silicico, CONSILEX IDROCON, Speciale soluzione bilanciata di esteri dell’acido silicico, silani e silossani, in solvente, caratterizzata da elevata capacità di penetrazione nei supporti silicici e dall’efficace duplice azione di consolidamento e idrorepellenza. CONSILEX SAN HG, soluzione minerale reattiva ad alte prestazioni, incolore, per rialcalinizzare e consolidare preliminarmente le superfici di conglomerato da ripristinare. Vedere il documento “Consolidamento dei materiali edili” dell’Aprile 2015, in www.azichem.com
  • Consolidamento del materiale a livello di micropori e microfessure
    Il consolidamento “materico“ può essere definito come l’insieme di uno o più trattamenti superficiali successivi del supporto, con prodotti impregnanti, liquidi, trasparenti, incolori o colorati, atti a penetrare nelle porosità del supporto con lo scopo di conservarne le caratteristiche originarie e/o modificarne le caratteristiche determinate dal tempo, con sistemi non costituiti da una pellicola superficiale.
  • Consolidamento scopo del
    Migliorare la coesione tra i componenti del materiale da consolidare, l’adesione tra le parti deteriorate e quelle ancora sane e, di conseguenza, la resistenza del materiale agli sforzi meccanici. Lo scopo accennato viene raggiunto facendo riaderire le parti decoese, fino al livello cristallino.
  • Consolidamento strutturale
    Consolidamento di una struttura muraria o della struttura di un elemento scultoreo per garantirne la stabilità. Generalmente si ottiene iniettando nella struttura un prodotto con caratteristiche leganti o adesive, per esempio boiacche cementizie specializzate, adesivi polimerici, ecc., o inserendo elementi metallici o lignei, sulla base di precisi indirizzi di tipo progettuale.
  • Consolidamento superficiale (consolidamento del materiale)
    Consolidamento di un elemento materico realizzato applicando un prodotto opportuno attraverso la superficie esterna del materiale, con tecniche idonee a farlo penetrare in profondità, in coerenza con le indicazioni normative.
  • Consolidare
    In termini prettamente teorici consolidare equivale a rendere un materiale e/o un manufatto solido o più solido, renderlo stabile, rinforzarlo. (vedere le modalità ed il significato nelle glosse della lettera C)
  • Contaminazione radioattiva
    Presenza di una sostanza radioattiva in alimenti, materiali, superfici, ambienti di vita o di lavoro o in un organismo umano.
  • Contenuto di energia primaria (CEP)
    Rappresenta la quantità di energia impiegata per la produzione, la lavorazione ed i relativi trasporti di un materiale, inclusa l’energia necessaria per l’estrazione delle materie prime. Il CEP, stante l’assenza di metodi di calcolo standardizzati, ha, allo stato, carattere indicativo e deve essere considerato come dato di riferimento.
  • Contraffisso
    Trave della capriata collocata fra metà circa del puntone e l’estremità inferiore del monaco. In genere trave di un’incavallatura (centina) che ne riduce la luce libera di inflessione, e ne consente l’applicazione di carichi concentrati.
  • Contrafforte
    Elemento strutturale detto anche sperone, costituisce il rinforzo sul fronte esterno od interno di una struttura muraria per aumentare la resistenza all’azione di forze orizzontali (spinte) che la sottoporrebbero, in mancanza del contrafforte, al pericolo di ribaltamento. Nella costruzione di cupole il contrafforte è preposto ad opporre resistenza alla spinta del volto specialmente sulla linea di imposta. Nell'architettura gotica il contrafforte ha particolare valenza compositiva e stilistica, sotto forma di pilone collegato, mediante arco rampante, alla struttura di sostegno della volta.
  • Controsoffitto
    Struttura di tipo leggero, appesa all’intradosso del solaio (soffitto) mediante sospensioni che formano la struttura di sostegno (legno o metallo) completata da una schermatura di vario genere che può essere continua o chiusa, realizzata in opera con intonaco disteso su rete metallica, oppure discontinua, costituita da elementi amovibili in legno, gesso, materiali metallici (a superficie compatta, o a griglia, o a doghe, ecc.). Il controsoffitto può assolvere funzioni di isolamento termoacustico, mascheramento di travature ed impianti in genere, e, frequentemente, di alloggiamento dei corpi illuminanti.
  • Controspinta (pressione idrostatica negativa)
    Nella tecnologia delle impermeabilizzazioni edili, la controspinta, definita anche come “spinta idrostatica negativa” è la condizione che si verifica quando il liquido (fluido) esercita una pressione in corrispondenza dell’interfaccia di adesione di un rivestimento, volta a distaccare il rivestimento stesso dal supporto. In questo caso la prestazione più importante del rivestimento è rappresentata dalla sua aderenza al supporto. Vedere anche le voci “spinta idrostatica negativa e spinta idrostatica positiva (lettera S) e “pressione idrostatica” lettera P. I prodotti della serie OSMOCEM di Azichem, ed in particolare OSMOCEM N, OSMOCEM D ed OSMOCEM MR, sono idonei per resistere anche in condizioni di controspinta.
  • Controtelaio
    Struttura a cui viene fissato il telaio di porte da interni, che in genere non è in vista ed è ancorato direttamente al tramezzo in muratura.
  • Controventatura
    Presidio strutturale, in genere di acciaio, composto da aste che hanno il compito di irrigidire la struttura stessa, rendendola atta a resistere a sforzi agenti secondo una giacitura orizzontale (per esempio l’azione del vento).
  • Conversa
    Elemento metallico (lamiera di ferro zincato, di zinco, di piombo) o in PVC utilizzato per raccogliere l’acqua nei compluvi ed assicurare l’impermeabilità in punti peculiari come attraversamenti di comignoli, intersezioni con muri, ecc.
  • Convezione
    Il trasferimento di calore per “convezione” avviene quando uno dei due corpi interessati dallo scambio termico è un fluido, e la trasmissione del calore può essere associata ad un trasferimento di materia. In un fluido a temperatura non uniforme, per effetto combinato di un campo di temperatura e di velocità, si determina una distribuzione dei valori di densità variabile da punto a punto, conseguenza dei fenomeni di dilatazione termica. In questi casi le forze gravitazionali provocano continui movimenti delle particelle del fluido, con conseguente miscelazione, favorendo pertanto la trasmissione del calore dalle particelle più calde a quelle più fredde. Questo fenomeno prende il nome di convezione naturale. Quando invece i movimenti delle particelle del fluido sono imposti essenzialmente da cause meccaniche (una pompa, nel caso di circolazione dell’acqua, o semplicemente l’azione del vento), il fenomeno prende il nome di convezione forzata. Ad esempio si ha convezione quando tra due corpi circola un fluido intermedio (detto fluido termovettore), che si riscalda per conduzione a contatto con il corpo caldo, e poi cede il calore quando viene a contatto con il corpo freddo. In entrambi i casi, la quantità di calore scambiata è proporzionale alla differenza di temperatura.
  • Coppo
    Tegola in terracotta, curva, leggermente conica, utilizzata per coperture di tetti. Generalmente i coppi, con lunghezza convenzionale fra i 30 ed i 40 centimetri, vengono disposti a file alternate con la concavità verso l’alto e verso il basso.
  • Copriferro
    Nel calcestruzzo armato è la distanza minima tra la superficie del ferro di armatura (inclusi staffe, collegamenti e rinforzi superficiali se presenti) e la superficie esterna del calcestruzzo. Il termine “copriferro” è ordinariamente utilizzato anche per indicare la quantità di calcestruzzo che ricopre le armature sia la distanza tra il bordo teso della sezione e il baricentro delle armature resistenti nel calcolo delle sezioni in cemento armato, secondo la teoria e tecnica delle costruzioni. Per questo motivo, per evitare equivoci, la quantità di calcestruzzo che ricopre le armature viene talvolta indicata con il termine ricoprimento. Per la scelta dello spessore minimo di copriferro il riferimento è la classe di esposizione del calcestruzzo. Per le opere le cui classi di esposizione richiedono un calcestruzzo di resistenza caratteristica minima variabile nell’intervallo 37 ÷ 40 N/mm2, si raccomanda un copriferro minimo di 30 mm; per le opere le cui classi di esposizione richiedono un calcestruzzo dì resistenza minima > 40 N/mm2, lo spessore minimo raccomandato è di 40 mm. Per assicurare i valori minimi indicati, il costruttore deve adottare un copriferro nominale maggiore di almeno 5 mm del valore minimo prescritto. Riferimento punto 7.1 - Linee guida sul calcestruzzo strutturale ATECAP.
  • Coprigiunto
    Nelle costruzioni civili è l’elemento (per esempio un profilato metallico), utilizzato a copertura dei giunti di dilatazione. Ove il coprigiunto è preposto a consentire i movimenti strutturali dell’edificio viene definito Coprigiunto tecnico di dilatazione ed è in genere costituito da una struttura portante in alluminio, son inserti in gomma sintetica.
  • Cordolo
    Elemento di calcestruzzo semplice o debolmente armato, ad andamento orizzontale, inserito in una muratura in corrispondenza del piano di imposta dei solai, per ripartire i carichi verticali provenienti da altri elementi strutturali (solai, scale, ecc.).
  • Cordolo
    Elemento costruttivo (in inglese bond-beam o spreader-beam) parte di un moderno edificio in muratura, situato in corrispondenza di ogni piano, costruito lungo il perimetro dei solai per fare da tramite tra il solaio e la muratura sottostante e soprastante. Il cordolo ha la funzione di distribuire i carichi delle murature soprastanti, ma anche di cucire tra loro le murature, in modo che non si aprano sotto l'effetto di determinate sollecitazioni, come ad esempio quelle generate da un sisma.
  • Corinzio, ordine
    Ordine architettonico elaborato dall'architetto greco Callimaco, caratterizzato da un capitello a forma di campana rovesciata, o càlato, decorata da foglie di acanto e caulicoli.
  • Cornice
    Elemento della trabeazione costituito da più modanature e diviso, in genere, da una cimasa o sopracornice e da una sottocornice. La cornice dorica può presentare i mutuli, mentre quella ionica e corinzia sono decora-te da dentelli. La cornice è anche la parte superiore della base di un piedistallo, così come può essere il contorno o profilo di una finestra e di una porta.
  • Cornicione
    Coronamento, quasi sempre sporgente, dell’edificio. Nell’architettura contemporanea il cornicione è praticamente scomparso o ha assunto forme schematiche di semplice gronda piana in aggetto.
  • Corona
    Cornice superiore del gocciolatoio avente una incavatura interna, o canalatura, per impedire all'acqua piovana di defluire lungo le pareti.
  • Corrasione
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi" comportante l’asportazione di materiale dovuta all'azione meccanica di particelle solide trasportate dal vento.
  • Corrosione
    La corrosione è un processo chimico in cui i materiali costituiti prevalentemente da ferro metallico tendono per loro natura a combinarsi con l'acqua e l'ossigeno per trasformarsi (attraverso una reazione denominata di ossido-riduzione) in ossidi di ferro, cioè in ruggine. La reazione è caratterizzata da un progressivo aumento di volume dei prodotti di ossidazione rispetto ai volumi originari con l’innesco di significativi stati tensionali in grado, per esempio, di prevalere sulle resistenze del calcestruzzo Le conseguenze degenerative sono facilmente immaginabili. Sempre nel calcestruzzo il processo di “carbonatazione” e l’aggressione da “cloruri” rappresentano “parametri di innesco, regolati, in termini normativi, da UNI 8981-1: “Durabilità delle opere di calcestruzzo: definizione ed elenco delle azioni aggressive” e UNI EN 206-1: “Calcestruzzo, specificazione, prestazione, produzione e conformità ”. Per quanto attiene i cloruri, che come è noto perforano il film protettivo di passivazione delle armature d’acciaio, vale la pena di considerare che anche la semplice differenza della loro concentrazione, determinata dalla disomogeneità del calcestruzzo o da altre cause, comporta la formazione di “macrocelle di corrosione”. La corrosione, attivata dall’abbassamento del pH, per l'azione dell'anidride carbonica che provoca la carbonatazione della pasta cementizia ed il conseguente abbassamento del pH o l’eliminazione diretta del film passivante di protezione passivante, da parte dei cloruri, innesca significativi processi di decadimento qualitativo e prestazionale. La progressione degli effetti degenerativi indotti dalla corrosione è un processo veloce: il passaggio da strutture apparentemente integre a strutture significativamente degradate può essere repentino.
  • Corrosione (lapidei)
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi", sempre implicante l'evolversi di un processo chimico. In biologia: è dovuta a metaboliti acidi, organici e inorganici. Non deve essere confusa con la corrosione tipica dei metalli, descritta nella voce "Corrosione metallica".
  • Cortina
    Rivestimento di murature, portanti o di tamponamento, formato da materiale in laterizio a faccia vista. Gli elementi costituenti, che vengono comunemente chiamati “mattoncini”, sono mattoni pieni e stretti che, posteriormente, possono avere scanalature per facilitare l'aggrappo della malta.
  • Cracking (manifestazioni fessurative, lesioni)
    Il concetto di “cracking” sottintende il fenomeno della generazione di fessure nelle strutture di calcestruzzo. Per il vocabolario Treccani “il termine fessura , dal latino fĭssura, indica una fenditura o spaccatura, stretta e più sviluppata nel senso della lunghezza. La Raccomandazione Normal 1/88, CNR – ICR definisce la “fessurazione e/o fratturazione” come la “Degradazione che si manifesta con la formazione di soluzioni di continuità nel materiale che può implicare lo spostamento reciproco delle parti. (vedere i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Crazing (screpolature diffuse)
    Il termine “crazing” può essere tradotto come la comparsa di screpolature diffuse, con distribuzi-ne casuale (random), in genere sottili e poco profonde (>/= mm 3). Le screpolature descritte disegnano aree esagonali di dimensione compresa fra 30 – 40 millimetri. Più raramente possono definire aree comprese fra 8 e 12 millimetri. Il momento di “formazione” delle screpolature è in genere riconducibile, anche in termini di causa, alla fase plastica, di primo indurimento. La “visibilità” delle screpolature, talvolta non immediata diventa vistosa quando la superficie è bagnata. (vedere i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Crettatura degli intonaci
    Incorrettezza che si può verificare negli intonaci, generalmente legata a un eccesso di legante e/o di acqua d'impasto e/o a mancata o insufficiente protezione e stagionatura umida. Gli intonaci che si fessurano con il caratteristico andamento a tela di ragno.
  • Cristallizzazione e ricristallizzazione dei sali
    Gli eventi degenerativi connessi con la presenza salina nelle murature sono complessi e comprendono aggressioni sia di tipo chimico che di tipo fisico. Fra le aggressioni di tipo fisico un ruolo rilevante è rappresentato dai fenomeni che si attivano quando, in conseguenza dell’evaporazione dell’acqua, si creano le condizioni termodinamiche per la nucleazione e la crescita di cristalli. Le conseguenze dei fenomeni accennati possono interessare sia i monumenti di interesse storico-artistico che le comuni costruzioni. Il degrado che accompagna il fenomeno della cristallizzazione è spesso di notevole entità. Il ripetersi di cicli di assorbimento (delle soluzioni) ed evaporazione (del solvente acqua), così come i cicli di cristallizzazione e dissoluzione dei cristalli per ingresso di acqua, contribuiscono ad aumentare progressivamente la quantità di sale all’interno del materiale con la possibile creazione di zone di accumulo preferenziale. Il deterioramento del materiale parte generalmente dalla superficie e comincia con fenomeni di distacco superficiale nel caso di pietre o mattoni, o con lo sfarinamento nel caso delle malte, per proseguire poi con manifestazioni sempre più pericolose.
  • Cross-Hole
    Prova sismica eseguita realizzando due o più fori (di solito a pochi metri di distanza) in cui si installa una sorgente di impulsi verticali e uno o più ricevitori (geofoni). Note le distanze che le onde percorrono e misurati i tempi di primo arrivo e/o le ampiezze delle onde elastiche, si possono calcolare le velocità delle onde sismiche e possono essere determinati i parametri elastici della roccia/terreno. A seconda del metodo applicato, si ottiene o un valore medio integrale per la zona studiata, o una tomografia sismica del terreno.
  • Crosta
    Forma di degradazione contemplata nella Raccomandazione Normal 1/88 (CNR ICR) “Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei,abaco dei degradi" rappresentata da prodotti di trasformazione superficiale del materiale, visivamente distinguibile dalle parti sottostanti per le caratteristiche morfologiche e, spesso, per il colore. La natura chimica e mineralogica e le caratteristiche fisiche sono, in tutto o in parte, diverse da quelle del materiale da cui deriva e dal quale può staccarsi. In biologia: degradazione indotta da alghe e licheni in particolari fasi del loro sviluppo. Può presentarsi più o meno dura e spessa.
  • Croste nere
    Depositi più o meno coerenti e aderenti al supporto, con tendenza a concentrarsi nelle zone più riparate dalla pioggia battente e dal dilavamento. Possono presentare forme e spessori diversi che comprendono le semplici stratificazioni di polveri, sino alle incrostazioni omogenee, di spessore talvolta centimetrico, fortemente ancorate al supporto (pietre ed intonaci). Non debbono essere scambiate con le “patine naturali” che, in taluni casi possono contribuire alla protezione delle superfici, poiché sono estremamente dannose per l’integrità dei manufatti. Con il tempo, infatti, le croste nere tendono ad indurirsi, ad aumentare il proprio volume, diventando, contemporaneamente, meno porose. Ne conseguono importanti tensioni meccaniche superficiali, in conflitto con le superfici originarie del manufatto, in grado di provocare fratture, fessurazioni e l’inevitabile caduta della crosta, accompagnata da parti più o meno consistenti delle superfici sottostanti. Per le modalità di “pulizia” delle croste nere vedere il documento “Pulizia delle superfici lapidee” del Luglio 2015, in www.azichem.com
  • Croste nere composizione
    La composizione delle croste nere è caratterizzata dal particelle carboniose e da composti bituminosi e ferrosi (che danno il colore scuro), accompagnati da pollini, spore fungine e, soprattutto da solfato di calcio, in misura proporzionale all’età della crosta. In atmosfera marina possono anche rilevarsi cristalli di sodio degli aerosol trasportati dai venti spiranti dal mare. Il solfato di calcio (vedere lettera S, solfato di calcio) è certa-mente l’ingrediente più pericoloso poiché deriva dal gesso, formatosi direttamente sulle superfici per reazione fra il carbonato di calcio e l’acido solforico presente negli ambienti inquinati, è un sale reattivo, solubile in acqua che partecipa direttamente ai processi di dissoluzione, cristallizzazione e degrado.
  • Cubica, curva granulometrica
    Vedere “Curva granulometrica cubica”. Lettera C.
  • Curing
    Azione od agente esterno utilizzato per proteggere il calcestruzzo durante la maturazione.
  • Curling
    Viene comunemente definito “curling” l’imbarcamento (distorsione in forma curva verso l’alto o verso il basso) di lastre in calcestruzzo. Il curling, che può manifestarsi più o meno precocemente, de-termina il sollevamento dei bordi, spesso in corrispondenza degli angoli. Generalmente la causa dell’innalzamento e/o dell’inarcamento ai bordi, di una lastra in calcestruzzo, è riconducibile a con-trazioni della parte superiore della lastra, rispetto alla parte sottostante, determinati da differenze di umidità e/o di temperatura. In particolare, la cessione di umidità concentrata all'estradosso comporta importanti differenze nell'entità del ritiro igroscopico con conseguenti tensioni interne in grado di generare la deformazione. (vedere i documenti “Calcestruzzo, i difetti più frequenti” di Edoardo Mocco in www.azichem.com).
  • Curva granulometrica Cubica
    Per progettare e confezionare un conglomerato di qualità risultano fondamentali le caratteristiche degli aggregati e la loro composizione granulometria. Fra i sistemi grafici e matematici di uso comune, per determinare il corretto assortimento granulometrico del conglomerato si richiama il metodo CUBICO, riferita alla miscela di inerti più’ cemento ed e’ espressa dalla seguente equazione: 1/3 p = ( d / D ) ove p e’ la dimensione dell’inerte più’ grosso (diametro massimo), sempre espresso in mm, con la sola eccezione che la percentuale in peso totale dei grani comprende anche il cemento e D e’ la dimensione dell’inerte più’ grosso (diametro massimo), sempre espresso in mm. E’ usata quasi esclusivamente per calcestruzzi per dighe.
  • Curva granulometrica di Bolomey
    Per progettare e confezionare un conglomerato di qualità risultano fondamentali le caratteristiche degli aggregati e la loro composizione granulometria. Fra i sistemi grafici e matematici di uso comune, per determinare il corretto assortimento granulometrico del conglomerato si richiama il metodo di Bolomey, riferita alla miscela inerti più’ cemento ed e’ espressa dalla seguente equazione: ½ p = A + ( 100 - A ) * ( d / D ) dove p e’ la percentuale in peso totale dei grani (compreso il cemento) passante attraverso il vaglio di diametro d, espresso in mm; D e’ il diametro massimo espresso in mm; A e’ un Coefficiente dipendente dalla consistenza che si vuole ottenere nel calcestruzzo e dal tipo di inerte adoperato.
  • Curva granulometrica di Fuller
    Per progettare e confezionare un conglomerato di qualità risultano fondamentali le caratteristiche degli aggregati e la loro composizione granulometria. Fra i sistemi grafici e matematici di uso comune, per determinare il corretto assortimento granulometrico del conglomerato si richiama il metodo di FULLER, riferita alla miscela di soli aggregati, espressa dalla relazione ½ p = (d/D), Dove p e’ la percentuale in peso totale di inerte passante attraverso il vaglio di diametro d , espresso in mm, e D e’ la dimensione dell’inerte più’ grosso (diametro massimo), sempre espresso in mm. I calcestruzzi progettati secondo tale curva offrono elevate prestazioni di resistenza, derivanti dalla elevata compattezza raggiungibile, e sono praticamente impiegati nella produzione di calcestruzzi preconfezionati non pompabili. Spesso si incontrano problemi di lavorabilità.